ὑπομονή

IMG_5659Marina di Minturno
13 ottobre 2016
XXXIII domenica del Tempo Ordinario

 

Non lo faccio di solito, ma stasera è necessario!
Parlare di cose difficili, colte… ma è importante per comprendere il Vangelo stasera
Perché l’ultima frase che abbiamo ascoltato
“Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”
Non è stata tradotta con attenzione…
E ci fa capire una cosa, indubbiamente, ma ci fa perdere la bellezza dell’annuncio di Gesù!

Il termine usato da san Luca è ὑπομονή… un termine greco particolare
Che non indica quello che noi intendiamo con “perseveranza”, ma è ricco di significati
Noi con “perseveranza” capiamo che dobbiamo continuare a fare quello che abbiamo scelto di fare
Di andare avanti con una certa rassegnazione… e in parte è vero!
Ma il termine indica piuttosto la pazienza, il saper sopportare con serenità…

È composto da due parti… la prima è una preposizione, ὑπο, e vuol dire “sotto”
La seconda è una forma verbale del verbo μένω, che indicare restare, rimanere
È lo stesso verbo che troviamo nel Vangelo di san Giovanni quando leggiamo “Chi rimane in me”
Così ὑπομονή indica “rimanere sotto”, “restare sotto”…
Sotto che cosa?
Tutto quello che il Signore ha presentato come avversioni, persecuzioni, contrarietà

Che cosa ci salva, allora? Che cosa salva la nostra vita?
La capacità di andare avanti nonostante le avversità che la vita ci porta
Nonostante le sofferenze che il Vangelo ci procura
Nonostante i terremoti, le persecuzioni, l’odio degli altri, l’indifferenza di chi dovrebbe amarci
Ci sono mille cose che nella storia mettono alla prova la nostra fede
Noi siamo salvi se “restiamo sotto”… se, con l’umiltà, non ci lasciamo abbattere
Ma restiamo nei sotterranei della storia, della vita
Lì dove agisce lo Spirito Santo, la forza di Dio, il futuro della Chiesa e della storia!

Molti, in questi tempi così strani, di cambiamento, di svolta – che potremmo dire epocale –
Molti possono farsi sviare… possono perdere la fede, o la speranza, o l’amore per Dio
Noi, invece, accogliamo l’invito di Gesù!
“Restiamo”… “resistiamo”… non al di sopra come degli angeli
Ma sotto, come il Figlio di Dio, che ha preso su di se tutte le nostre sofferenze
E si è fatto umile… obbediente… paziente… fino alla Croce

Anche noi… se vogliamo trovare la via della salvezza… seguiamolo
E troveremo la vita in abbondanza anche in mezzo alle prove della storia
Chi persevera nell’umiltà, infatti, trova la pace nel restare – lì sotto ogni cosa – con il Signore!

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per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
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al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.