Archivio di agosto 2007

Un’inno tratto dalle Confessioni

La sera del 28 agosto 2007 lo abbiamo pregato nella chiesa di san Tommaso!
Signore Dio mio,†
presta ascolto alla mia
preghiera:
la tua misericordia esaudisca il mio desiderio,
che non arde per me solo,
ma vuole anche servire
alla mia carità per i fratelli.
Lascia che ti offra in
sacrificio
il servizio del mio
pensiero e della mia parola
e prestami la materia
della mia offerta a te.
Sono misero e povero,
tu ricco per tutti coloro
che ti invocano,
tu senza affanni,
che ti affanni per noi.
Signore, guarda e abbi
pietà.
Signore Dio mio, luce dei
ciechi e virtù dei deboli,
volgi la tua attenzione
sulla mia anima
e ascolta chi grida
dall’abisso.
Tuo è il giorno e tua la
notte,
al tuo cenno trasvolano gli
istanti.
Ecco, la tua voce è la mia
gioia,
la tua voce una voluttà
superiore a tutte le altre.
Dammi ciò che amo.
Perché io amo, e tu mi hai
dato di amare.
Non abbandonare i tuoi
doni,
non trascurare la tua erba
assetata.
Ti confesserò quanto
scoprirò nei tuoi libri.
Voglio contemplare le meraviglie della tua legge fin
dall’inizio,
quando creasti il cielo e
la terra,
e fino al regno eterno con
te nella tua santa città.
dalle Confessioni 11, 2, 3
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Vita di preghiera
Senza l’aiuto della grazia e senza l’unione con il Cristo nulla è possibile. È scritto, infatti, nel libro dei salmi: “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode”. E il Signore della vita disse ai suoi discepoli: “Senza di me non potete far nulla”
  • Mt 18,19-20
    19 In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». […]
Quid novi
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I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.