Archivio di marzo 2009

il Papa racconta san Bonifacio!

che dire? è emozionante che nella scorsa udienza generale del mercoledì il Papa abbia parlato di san Bonifacio… ecco la sua catechesi!
Cari fratelli e sorelle,
oggi ci soffermiamo su un grande missionario dell’VIII secolo, che ha diffuso il cristianesimo nell’Europa centrale, proprio anche nella mia patria: san Bonifacio, passato alla storia come l’«apostolo dei Germani». Possediamo non poche notizie sulla sua vita grazie alla diligenza dei suoi biografi: nacque da una famiglia anglosassone nel Wessex attorno al 675 e fu battezzato col nome di Winfrido. Entrò molto giovane in monastero, attratto dall’ideale monastico. Possedendo notevoli capacità intellettuali, sembrava avviato ad una tranquilla e brillante carriera di studioso: divenne insegnante di grammatica latina, scrisse alcuni trattati, compose anche varie poesie in latino. Ordinato sacerdote all’età di circa trent’anni, si sentì chiamato all’apostolato tra i pagani del continente. La Gran Bretagna, sua terra, evangelizzata appena cent’anni prima dai Benedettini guidati da sant’Agostino, mostrava una fede così solida e una carità così ardente da inviare missionari nell’Europa centrale per annunziarvi il Vangelo. Nel 716 Winfrido con alcuni compagni si recò in Frisia (l’odierna Olanda), ma si scontrò con l’opposizione del capo locale e il tentativo di evangelizzazione fallì. Tornato in patria, non si perse d’animo, e due anni dopo si recò a Roma per parlare col Papa Gregorio II ed averne direttive. Il Papa, secondo il racconto di un biografo, lo accolse «col viso sorridente e lo sguardo pieno di dolcezza», e nei giorni seguenti tenne con lui «colloqui importanti» (Willibaldo, Vita S. Bonifatii, ed. Levison, pp. 13-14) e infine, dopo avergli imposto il nuovo nome di Bonifacio, gli affidò con lettere ufficiali la missione di predicare il Vangelo fra i popoli della Germania.
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Vita di preghiera
Un giorno della settimana è dedicato alla vita solitaria: in quel giorno la preghiera liturgica è vissuta in comune soltanto in alcuni momenti decisi dalla comunità.
  • Salmo 69/68, 1-19
    1 Al maestro del coro. Su «I gigli». Di Davide.2 Salvami, o Dio:l’acqua mi giunge alla gola.3 Affondo in un abisso di fango,non ho nessun sostegno;sono caduto in acque profondee la corrente mi travolge.4 Sono sfinito dal gridare,la mia gola è riarsa;i miei occhi si consumanonell’attesa del mio Dio.5 Sono più numerosi dei capelli del mio capoquelli che mi odi […]

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.