amare gratis

Ci si interroga spesso, oggi, su come fare per annunciare il Vangelo.
O, forse più correttamente, trasmettere alle nuove generazioni quello che abbiamo ricevuto
dal Signore Risorto e della forza dello Spirito Santo.
Ma forse abbiamo dimenticato l’indicazione più chiara che il Signore ci ha lasciato
e che abbiamo appena ascoltato:
“Se avete amore gli uni verso gli altri: da questo tutti capiranno che siete miei discepoli”.
Ora questo è bello… che non la fede, non la carità, nemmeno la speranza del cielo.
Ma la comunione tra noi, l’amore tra di noi!
Questo dice di Gesù, della nostra “appartenenza” al Risorto!

Siamo contenti in questi giorni di avere con noi questa bella comunità, la Fraternità della speranza,
e Stefano, che l’ha cominciata, ha conosciuto bene frère Roger di Taizé
che ha “coniato” una bellissima espressione per dire questo: parabola di comunione.
Anche noi vogliamo essere così: una parabola, cioè una parola che fa intuire il Regno di Dio…
Ma è una parola che non è fatta di parole, ma di amore, di comunione.
E che invita alla comunione vera ed autentica che è quella con Dio.

Però viene da chiederci… perché è l’amore reciproco che parla del Regno di Dio?
Possiamo trovare molte risposte. Ne dico solo alcune.
La prima che mi viene è che l’amore reciproco è un amore umile e povero.
Non è come la carità, l’elemosina. Che si basa sul fatto che hai tanto e lo dai a chi non ce l’ha.
Essere filantropi è una bella cosa, ma è da ricchi, da possidenti.
Dio, invece, si è fatto povero.
La comunione è un amore che dona gratuitamente e allo stesso livello.
Non c’è chi ha e chi non ha. C’è un dono reciproco.
E si nutre di gratuità. Di “non devo fare, ma lo faccio perché l’altro sia pieno di gioia”.

E così possiamo capire un secondo motivo per cui la comunione ci illustra il Regno di Dio.
Succede che annuncia l’amore non dandolo come fosse una cosa,
ma coinvolgendo in esso, integrando in esso.
La Chiesa è una comunità in cui entri non per interesse,
non ci stai neanche per merito o per la tua intraprendenza…
la Chiesa è un luogo dove stai perché ne sei accolto.
E, in realtà la vita stessa di Dio funziona così.
Dio è una comunità di amore che man mano accoglie nella sua casa.
Dio è una comunione che vuole tutti abbracciare.

Perciò amarsi è il modo più efficace di annunciare il Vangelo e il Regno di Dio.
E offrire questa comunione di amore vissuto è il vero evangelizzare!
Così infatti chiese Gesù ai suoi:
andare a due a due (Mc 6,7; Lc 10,1)… piccole parabole di comunione
che annunziassero l’amore vero e straordinario di Dio
della Trinità che ama l’uomo e lo invita alla comunione con sé.

Così oggi ci raduna il Signore e si dona gratuitamente a noi!
E ci invita a essere tutti noi, delle parabole di comunione!
Noi, famiglie, o comunità di vita…
possiamo vivere dell’amore che Egli ci offre
e diventarne dispensatori, annunciatori.
L’annuncio del Vangelo e della salvezza parte da questo dono
e non ha bisogno che ce lo dica il Papa o il vescovo o qualche autorità ecclesiastica!
Qui c’è Gesù che ci dona il suo amore e ci invita a fare di questa comunione
un dono in cui accogliere tutti, in cui far entrare ogni persona!

Da questo amore tutti riconosceranno il nuovo cielo e la nuova terra
che il Signore sta costruendo in mezzo alle rovine del male e del peccato!

Valledacqua, 19 maggio 2019
V domenica di Pasqua
At 14,21-27   Sal 144   Ap 21,1-5   Gv 13,31-35

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Un Commento a “amare gratis”

  • Giuliano Gessi says:

    Grazie… penso proprio che il mondo abbia bisogno di questo, di trovare luoghi in cui la fraternità, l’amore e l’amicizia siano incontrabili e possano curare tutte le ferite e riaprire la speranza alla costruzione del bene comune.

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dalla Regola di vita
Abito
Per il resto, l’abbigliamento è sobrio e di colore scuro. Il capitolo avrà cura di determinare alcune linee di condotta comune a riguardo.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.