Aprile 2014

Cristo è risorto!!!!
è veramente risorto!!!

con questo straordinario saluto eccoci a raccontarvi la bella Pasqua che abbiamo vissuto quest’anno. Serena. Piena di gioia e di pace: Il triduo pasquale ci ha profondamente rinnovati e ora cerchiamo di gustare la bellezza della vita nuova del Crocifisso Risorto.

il Mercoledì Santo abbiamo fatto un piccolo giorno di deserto prima di approdare alla Messa Crismale nella chiesa di san Paolo a Gaeta. Siamo andati nel profondo della terra, a Pastena, a visitare le grotte. Poi abbiamo fatto tappa all’eremo di sant’Onofrio dove abbiamo mangiato un po’ di pane. E quindi siamo passati al santuario della Madonna della Civita per salutare la Vergine. Infine abbiamo fatto due passi a Gaeta. Un piccolo giorno di preparazione al Triduo e di distensione.

Con noi al Triduo c’è stato anche il nostro amico di Napoli, Andrea! L’Agnello che si è immolato e che vincitore trionfa sulla morte e sul peccato ha mostrato il suo volto pieno di pace e di gloria!

Bradi Barth - resurrezione

Bradi Barth – resurrezione

Il giorno di Pasqua, poi, abbiamo riassaporato la carne e i latticini! e così anche il corpo ha esultato per la gloria del Signore Risorto. Ed è vero che bisogna scendere con il Signore nelle profondità della nostra morte, del proprio peccato. Bisogna proprio umiliarsi davanti a Lui! solo così possiamo scoprire la grandezza della Redenzione e assaporare una gioia vera, fresca, autentica: quella che viene da Gesù Risorto!

vi salutiamo con il saluto di Serafino di Sarov: Gioia mia, Cristo è risorto!

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dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
Missionaria perché si dona alla Chiesa e al mondo al servizio dell’incontro del Vangelo con le persone e le culture di ogni tempo e di ogni luogo. In modo speciale essa esercita questa missione attraverso il lavoro dei suoi membri, l’attenzione contemplativa al mondo in cui vive, i rapporti di amicizia personali e comunitari e attraverso l’attuazione dell’invito del Concilio Vaticano Secondo nel Decreto Ad Gentes al n. 18: “Poiché la vita contemplativa interessa la presenza ecclesiale nella sua forma più piena, è necessario che essa sia costituita dappertutto nelle giovani Chiese”.

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.