Battersi il petto

30_cezrok_C_nz-720x479Marina di Minturno
23 ottobre 2016
XXX domenica del Tempo Ordinario


L’“intima presunzione di essere giusti”! Quanti oggi… hanno questo intima presunzione!
Con una differenza con i farisei: loro sembra che fossero davvero “irreprensibili quanto alla Legge”
Come ci testimonia il più illustre di loro, san Paolo
Mentre molti oggi hanno qualche “scheletro nell’armadio” pronto a spuntare fuori…
Questa intima presunzione è il vero ostacolo alla nostra vita più autentica!
L’esito della parabola è chiaro: il fariseo non è “giustificato”, cioè non partecipa della santità di Dio
Mentre lo è il pubblicano: è partecipe della vita di Dio e può essere finalmente un uomo vero!

Ora dobbiamo chiederci chi erano i farisei e chi erano i pubblicani?
Perché se non comprendiamo bene questo neanche possiamo comprendere
Come Gesù sia straordinariamente dirompente non solo ai suoi tempi ma anche per noi… sempre!
I farisei erano non solo quelli che detenevano il potere culturale e religioso
Erano quelli che erano ammirati e stimati da tutta l’opinione pubblica dell’epoca!
Erano persone correttissime, affabili, magari un po’ inarrivabili, ma dei veri modelli…
E lo comprendiamo anche dalla parabola: il fariseo non ruba, è religioso, non tradisce la moglie.
Digiuna due volte alla settimana e paga le tasse… insomma è un libro aperto!
Coerente, rispettoso, giusto: il suo agire è correttissimo! Ma anche il suo cuore…
Tutto fa risalire a Dio: non dice che è merito suo, no! Ma ringrazia Dio per questo!
“Non sono come gli altri… neanche come questo pubblicano!”
E chi erano i pubblicani? Questo anche è importante capire…
I pubblicani erano quelli che prendevano le tasse per conto dei romani e potevano farci la “cresta”
Così erano ricchissimi e potentissimi, ma anche molto odiati…
Erano gente arricchita alle spalle degli altri ma non potevi dirgli niente perché erano amici del potere!
Non sbaglieremmo di molto se pensassimo ai camorristi, a quelli collusi con poteri forti
A persone che tutti sanno che rubano, che hanno una vita ambigua, ma che nessuno osa affrontare…

Il parlare di Gesù, allora … ma anche il suo comportamento!… era davvero destabilizzante!
Perché, come sappiamo, non si mette dalla parte dei farisei, ma dei pubblicani!
Va a pranzo da loro con amicizia, mentre dai farisei ci va ma facendo sempre qualche “ramanzina”
E poi in questa parabola fa capire perfettamente che i farisei rischiano di non essere giusti!
Eppure si comportano bene!!!
Papa Francesco ha messo in guardia da un modo di pensare alla salvezza che ha definito “pelagiana”
Pelagio era un prete dei primi secoli che riteneva che la salvezza consistesse nell’agire dell’uomo
Non quello che Dio fa, ma le opere dell’uomo, che deve obbedire ai comandamenti,
Queste opera, questo “fare” ci salva, ci giustifica, ci rende santi!
Ma Gesù ci ha insegnato che non è così… e il Papa, come Gesù, ha ribadito
Che anche se tu osservi i comandamenti, se tu vai sempre a Messa e fai tante novene
Non per questo sei salvato… anzi, questo modo di vivere la fede ti allontana dalla salvezza di Gesù

La salvezza, invece, è accogliere la forza dello Spirito Santo che ci fa riconoscere peccatori
E ci dona di affidarci alla misericordia di Dio!
La salvezza non è essere coerenti, non consiste in cose da fare o da non fare
La salvezza dell’uomo sta nello stare con verità davanti al Creatore e affidarsi a Lui…
Da qui, poi, come oggi nella seconda lettura ci testimonia il gran fariseo convertito, san Paolo,
Nasce anche una vera giustizia, la possibilità di conservare la fede e di vivere alla sua luce

Quest’annuncio è davvero sconvolgente oggi così pieni come siamo di messaggi
Che ci invitano alla coerenza, a non essere ipocriti, alla giustizia ecc. ecc.
E Gesù, invece, preferisce chi si batte il petto anche se è incoerente
Mentre non vede salvezza in chi è coerente, ma non accoglie Dio nella sua vita…
Non gli interessano le opere, ma il cuore dell’uomo!

Gli interessa il nostro cuore… se sappiamo accogliere con vera umiltà il suo dono di amore per noi!
Gli interessa il cuore di ogni uomo e ci invia a dire ad ogni persona
Che se ha il coraggio di pregare e di riconoscersi peccatore davanti a Dio
Allora trova la via per la santità, trova la salvezza e la vita!

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I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.