carne

Il segreto di questa festa e la sua ragione ultima è tutta in una parola
che, a pensarci bene, dev’essere costata tanto a san Giovanni!
La parola è “carne”…
San Paolo ha scritto tanto e predicato molto
di come bisogna lasciare la carne con i suoi desideri e seguire lo Spirito.
Così san Giovanni nel dire che il Verbo si è fatto carne
deve aver avuto coraggio e anche una certa audacia nel farlo!
Ma tutto è qui! In questa piccola parola…
Che dobbiamo intendere bene…
perché san Giovanni lo sa che può essere frainteso quello che vuol dire!

Nel capitolo VI del suo Vangelo, dopo aver annunciato che bisogna “mangiare la carne e bere il sangue”
dice la “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla” (Gv 6,63)
C’è, infatti, una carne che è intrisa di peccato e ingiustizia
che è quella di cui facciamo esperienza, quella che incontriamo ogni giorno
e che ci fa rassegnare al fatto che l’uomo è sempre uguale e non cambia mai.
E l’alternativa può sembrare quello di negare la carne, la storia, la vita, l’uomo.
Questo è un percorso che ancora oggi è fortemente presente
sia nella società che nella Chiesa.
Alcune forme di ecologismo esasperato che vedono la risoluzione dei problemi della natura
nell’eliminazione dell’uomo, causa di tutti gli inquinamenti e della distruzione, ad esempio
oppure pensiamo a tutti gli spiritualismi nella ricerca di Dio
che cercano l’estraniazione dalla “carne” dalla “materia” per vivere di uno spirito puro.

Il mistero del Natale ci indica che la strada è quella che Dio ci apre.
La via è quella di una carne che viene offerta all’umanità.
Non la carne di un uomo qualsiasi per quanto bravo e buono.
Ma è la sapienza stessa del Padre, la logica che sorregge ogni cosa
che diventa carne, che diventa “spazio santo”
Carne non abitata dal peccato e dalla morte
ma carne ripiena dello Spirito, carne che vince la morte e il peccato.

Perciò è davvero incomprensibile come ancora oggi nelle Chiese o tra i cristiani
si accettino immagini della natività in cui Gesù è un povero qualunque,
magari qualche immigrato o un povero bambino che piange e dev’essere consolato.
Ed è anche poco rispettoso della nostra fede che persone usino per fini politici la natività
come segno di pura tradizione folkloristica o come affermazione di pensieri politici.
O che addirittura sia eliminata la “carne” di Gesù bambino e sostituito con un inesistente “Babbo Natale”
Il Presepe è un segno mirabile, come ci insegna il Papa, proprio perché
ci rende visibile la carne benedetta in cui la nostra carne può trovare salvezza!
“A quanti l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12)

La salvezza è tutta qui: nell’accogliere proprio quella carne
che nella mangiatoia di Betlemme è offerta a tutti
che sulla croce del Calvario è offerta a tutti
che alla destra del Padre è offerta a tutti.

Accogliamo anche noi questa carne che per noi è benedizione
e mettiamo da parte la carne che si corrompe dietro le passioni che ingannano (Ef 4,22)!
Apriamo il cuore e contempliamo lo splendore divino che oggi il bambino di Betlemme ci offre
che il pane e il fatto, diventati la carne di Gesù, ci fanno vedere!
E affascinati da questa luce
lasciamoci convertire, evangelizzare, trasformare
perché la nostra carne sia sempre più simile a quella di Gesù
e possiamo essere abitati dal suo Spirito di pace e di misericordiosa tenerezza!

Valledacqua, 25 dicembre 2019
Natale di nostro Signore, Gesù Cristo
IIs 52,7-10 Sal 97 Eb 1,1-6 Gv 1,1-18

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dalla Regola di vita
Vita di preghiera
Questi momenti comuni di preghiera personale sono chiaramente distinti dalla liturgia per la forma e il tempo ad essi dedicati in modo che se ne comprenda immediatamente la diversa importanza.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
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che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.