Archivi per la categoria ‘Vitae Sanctorum’

San Bonifacio

Molti mi chiedono: chi è san Bonifacio?
Ecco un breve profilo biografico…
Nato a Crediton nel Devonshire (Inghilterra sud-occidentale) nel 680; morto a Dokkum in Frisia nel 754. Bonifacio, battezzato con il nome di Wilfrid o Wynfrith, decise di diventare monaco all’età di cinque anni, dopo avere ascoltato i racconti di monaci in visita a casa sua. Iniziò a sette anni la sua educazione, prima alla scuola di un monastero presso Exeter, e quindi all’abbazia benedettina di Nursling (Hampshire) presso Winchester. Qui studiò sotto l’abate Winbert, divenne monaco e quindi direttore e insegnante della scuola. Scrisse la prima grammatica latina prodotta in Inghilterra.
Wilfrid fu ordinato prete a 30 anni, e nonostante i suoi successi nell’insegnamento e nella predicazione, volle raggiungere San Willibrord come missionario in Frisia. Ottenuto un riluttante consenso dal suo abate Winbert, partì con due confratelli. Il suo primo viaggio missionario nella primavera del 716 fallì per la rivolta di Radbod, e in autunno fece ritorno in Inghilterra. I monaci di Nursling cercarono di farlo rimanere eleggendolo abate alla morte di Winbert, ma egli rifiutò sentendosi chiamato alla missione. Nel 718, andò a Roma, dove il papa San Gregorio II lo inviò a predicare ai pagani in Germania, cambiando il nome di Wilfrid in Bonifacio (15 maggio 719: il nome è quello del martire la cui festa cadeva il giorno precedente).
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Un’inno tratto dalle Confessioni

La sera del 28 agosto 2007 lo abbiamo pregato nella chiesa di san Tommaso!
Signore Dio mio,†
presta ascolto alla mia
preghiera:
la tua misericordia esaudisca il mio desiderio,
che non arde per me solo,
ma vuole anche servire
alla mia carità per i fratelli.
Lascia che ti offra in
sacrificio
il servizio del mio
pensiero e della mia parola
e prestami la materia
della mia offerta a te.
Sono misero e povero,
tu ricco per tutti coloro
che ti invocano,
tu senza affanni,
che ti affanni per noi.
Signore, guarda e abbi
pietà.
Signore Dio mio, luce dei
ciechi e virtù dei deboli,
volgi la tua attenzione
sulla mia anima
e ascolta chi grida
dall’abisso.
Tuo è il giorno e tua la
notte,
al tuo cenno trasvolano gli
istanti.
Ecco, la tua voce è la mia
gioia,
la tua voce una voluttà
superiore a tutte le altre.
Dammi ciò che amo.
Perché io amo, e tu mi hai
dato di amare.
Non abbandonare i tuoi
doni,
non trascurare la tua erba
assetata.
Ti confesserò quanto
scoprirò nei tuoi libri.
Voglio contemplare le meraviglie della tua legge fin
dall’inizio,
quando creasti il cielo e
la terra,
e fino al regno eterno con
te nella tua santa città.
dalle Confessioni 11, 2, 3
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Vita di preghiera
Questi momenti comuni di preghiera personale sono chiaramente distinti dalla liturgia per la forma e il tempo ad essi dedicati in modo che se ne comprenda immediatamente la diversa importanza.
  • Mt 18,19-20
    19 In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». […]
Quid novi
  • Nessun evento

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.