cenere

Al centro di questa celebrazione c’è un segno sacro che è unico:
si usa soltanto in questa occasione e poi basta.
Non è cole l’acqua, il pane, il vino o anche le candele o l’olio che sono usati in diversi momenti della liturgia.
Le ceneri sono un segno che accompagna soltanto questo giorno
in cui siamo invitati a salire. Salire con il Signore verso la sua Pasqua.
Che cosa significano le ceneri?

Per comprenderlo possiamo pensare anzitutto alla loro origine.
Nascono dal fuoco. Meglio, dal fatto che qualcosa è stato bruciato e si è consumato.
Bruci qualcosa. E quello che rimane è la cenere.
La liturgia ci indica questo con una delle frasi che accompagnano l’imposizione delle ceneri:
“Ricòrdati che sei polvere, e in polvere tornerai.
La polvere, le ceneri, indicano l’origine e l’esito della nostra vita terrena.
Ma, in qualche modo, sbaglieremmo se pensassimo soltanto alla caducità.
Proprio il segno delle ceneri (e non della polvere) ci permette di comprendere
che la nostra vita terrena nasce e trova la sua pienezza, il suo compimento,
in un fuoco che brucia e che consuma ogni cosa.
Potremmo dire che noi nasciamo dall’azione dello Spirito Santo
che come fuoco che consuma ogni cosa, ci ha dato forma e vita.
E possiamo altrettanto dire che il nostro destino è quello di lasciarci consumare dallo Spirito Santo.
Veniamo dallo Spirito Santo e dallo Spirito Santo saremo dissolti.
Se viviamo di questo Spirito Santo noi ci scopriamo viventi!
Ogni altro inizio, ogni altro destino ci illude e ci fa vivere da alienati, da sognatori utopici.
Vivere nel fuoco dello Spirito Santo ci dona di scoprire noi stessi
e, in definitiva, vivere la vita nel fuoco dello Spirito Santo ci permette di essere veri, autentici.
Così la Quaresima è questo cammino che ci fa lasciare una vita
vissuta nell’illusione di essere qualcosa su questa terra
per trasformala in una vita consumata dall’obbedienza allo Spirito Santo,
vissuta come una continua esposizione alle radiazioni della Pentecoste!

L’altra formula che può accompagnare l’imposizione delle ceneri
ci permette di scoprire un altro significato di questo segno:
“Convertitevi, e credete al Vangelo”.
Qui ci aiutano i possibili usi che possiamo fare della cenere.
Che sono essenzialmente due – ormai perduti –: lavare e concimare.
Quando si andava a lavare al fiume ci si portava la cenere per rendere le vesti pulite.
E così per rendere fertile il terreno e per liberarlo dalle lumache si usava la cenere.
Dalla cenere nasce il pulito, il candore. Dalla cenere nasce la vita.
Dal nostro lasciarci bruciare dallo Spirito Santo,
attraverso il fuoco della penitenza e della fedeltà alla sua opera,
la nostra vita è convertita, è purificata, è nutrita, è liberata dal male.

Ora dobbiamo scoprire una parola che sembra diventata una parolaccia nella Chiesa di oggi:
penitenza, vita penitenziale.
La penitenza è questo sottrarsi all’illusione di realizzarsi, avere uno scopo, vivere per qualcosa…
e disporsi a vivere sotto il fuoco dello Spirito Santo, che consuma, sì, ma dona la vita!
Il cristiano o vive una vita penitente oppure non sta seguendo Gesù Cristo.
Non possiamo identificare la penitenza con quella sorta di macerazione
fisica, e talvolta psicologica, che è presente nella nostra mente quando pensiamo alla penitenza.
Ma dobbiamo pensare ai sacrifici che fa un ragazzo per avere un fisico in forma
dobbiamo pensare a come siamo circondati da una illusione continua che ci rende non cenere, ma ruggine.
E possiamo allora scoprire che essere penitenti è la via che ci permette di liberarci da noi stessi
e di accogliere il fuoco divorante dello Spirito Santo in noi.
Che ci brucia fino a che diventiamo cenere. Che ci purifica fino ad essere perfetti come il Padre.

Lasciamo che le ceneri, quest’oggi, ci aiutino a diventare persone penitenti
e ci permettano di lasciarci abitare dallo Spirito Santo, purificatore e datore di vita!

Valledacqua, 6 marzo 2019
Mercoledì delle Ceneri
Gl 2,12-18; Sal.50; 2 Cor 5,20-6,2; Mt 6,1-6.16-18

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I monaci hanno fatto l'Europa,
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La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
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verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.