dare un nome a Dio

A qualche giorno dalla vigilia del Natale
ecco che a guidarci c’è una figura straordinaria: san Giuseppe!
Che riceve dall’angelo una chiamata davvero speciale… quella di dare un nome a Dio!
“lo chiamerai Gesù”: la Madonna da alla luce il Figlio di Dio
ma dargli un nome, questo spetta a Giuseppe!
È vero che il nome lo riceve e non lo pensa lui, ma quello che è importante
soprattutto mettendoci nei panni di una persona dei tempi in cui scrive l’evangelista
l’importante è che sia san Giuseppe a dare a lui un nome!

Possiamo ammirare in questo la straordinaria umiltà di Dio
che si lascia “nominare” da un uomo…
dare un nome, nella Bibbia, non è semplicemente andare all’anagrafe
dare un nome significa definire una persona, indicarne il destino, sapere chi è!
Capiamo bene allora come è straordinario che Dio – il Dio con noi, l’Emmanuele –
lasci che sia un uomo a dargli un nome!

Ma ancora più significativo, per noi, è proprio il nome che san Giuseppe dà al Signore:
Gesù! Il Figlio della Vergine è Dio che salva!
E l’evangelista specifica che questa salvezza riguarda tutto il popolo
ed è una salvezza dai peccati.
Molti vorrebbero ridurre questa salvezza ad una semplice “conoscenza”
il Papa ha spesso indicato uno dei rischi della vita cristiana di oggi
come una nuova forma di “gnosticismo”
gli gnostici antichi dicevano che la salvezza era portata dal Verbo
ed era una conoscenza offerta ad alcuni eletti, privilegiati
che, conoscendo la via per salvarsi, potevano farlo mentre gli altri sarebbero finiti nella loro ignoranza

Così molti oggi pensano che la salvezza sia una sorta di conoscenza superiore
offerta da chi sa leggere la Bibbia o sa conoscere la teologia o sa meditare profondamente
e capisce che il peccato non esiste, che Dio è buono e misericordioso
mentre il popolino si accontenta di una fede popolare, devozionale,
segnata dalla condanna, dalla paura e dalla sudditanza alla classe sacerdotale.
Ora, invece, Gesù non viene ad aprire le porte di una conoscenza speciale
ma dona al popolo – a tutti, quindi – una salvezza dal male antico, che è, appunto, il peccato.
Gesù viene proprio perché l’umanità intera scopra la salvezza dal peccato
nell’amicizia e nella comunione con Lui.
San Paolo, come abbiamo ascoltato, parla di questa “obbedienza della fede”
che è donata a tutti i popoli.

Gesù è l’antidoto ad ogni tendenza “gnostica” per dirla con papa Francesco
proprio perché ci dona in Lui di non essere schiavi del diavolo
ma ci permette di essere capaci di poter essere salvi dai peccati
e partecipi della santità che Egli possiede totalmente!

Ecco chi è Colui che stiamo per accogliere!
È questa salvezza fatta uomo!
Il Salvatore come spesso diciamo!
Viene per salvarci dai peccati!
Viene per liberarci dal male che opprime l’umanità e la nostra vita!
Viene per tutto il popolo e per tutti i popoli!

Con gioia andiamo incontro a Colui che tra qualche giorno
ci farà conoscere il suo volto
ci porterà la sua salvezza!

Valledacqua, 22 dicembre 2019
IV domenica di Avvento
Is 7,10-14 Sal 23 Rm 1,1-7 Mt 1,18-24

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Vita di preghiera
A volte, a discrezione della comunità, anche alcuni momenti di preghiera personale possono essere vissuti insieme. Anche in questo caso, tuttavia, ogni membro trova il tempo di significativi momenti di preghiera solitaria.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.