de paupertate Ecclesiae

3_teresa_calcuttauno dei grandi temi del pontificato di papa Francesco è la riscoperta di una categoria “conciliare” che in qualche modo sembrava essere messa da parte o poco considerata: la povertà della Chiesa… (ma raffaella potrebbe farci scoprire perle del magistero di Benedetto XVI al riguardo)

con uno slogan che il Papa ha usato nell’incontro con i giornalisti all’indomani della sua elezione:

una Chiesa povera e per i poveri

l’ubriacatura mediale – perfino di insigni testate cattoliche – che ha preso il mondo dell’informazione con il nuovo pontefice (e sarebbe bello analizzare la creazione del personaggio a partire dal gesto di rinuncia di Benedetto XVI, attraverso la presentazione dei cardinali orchi e il prodigio, quasi miracolistico, dell’elezione del Papa poverello ed umile con relativa agiografia seguente) questa ubriacatura sembra aver trovato in papa Bergoglio una sorta di materializzazione di un immaginario ecclesiastico/religioso che “finalmente” porti la Chiesa alla primeva stagione dei tempi apostolici quando Gesù non aveva una papamobile e san Pietro non aveva una banca (dicunt ipsum Franciscum dixisse)…

lasciatemi, allora, contrariamente – o forse paradossalmente fedele – al tono degli articoli di queste pagine, fare qualche riflessione a voce alta su questo tema della Chiesa povera e per i poveri…

nell’immaginario di cui sopra questa povertà è lo spogliamento della Chiesa di tutte le sue (sovra??)strutture: banche, stato vaticano, mezzi, assetto gerarchico… un ritorno al punto zero… una Chiesa stracciona e miserimma! lascio ad altri più capaci di me dimostrare come questa sia una vera e propria “eresia”…

quanto ai poveri, poi, e cioè tutti quei diseredati sono, anche qui, descritti in un immaginario ormai comunissimo, come poveribambiniaffamatidell’africa, poverigayperseguitati, poveridivorziatiescludidallacomunione, prostituteepubblicanichevipasserannoavanti, donneprivatedeldirittodiabortire, donnevittimedifemminicidio, caniabbandonati ecc.ecc.

una Chiesa che, privata di tutto, si perda in questo mondo di persone abiette e rigettate dai cattivi del mondo…

io penso che il Papa – che oltre ad essere persona di fede è anche intelligente – abbia in mente ben altro quando parla sia di Chiesa povera e sia quando parla di poveri, ma non è questo il punto…

il punto è: chi può desiderare una Chiesa così? quale reale credente può davvero voler vedere la Chiesa defraudata e, quindi, costretta a essere serva di ogni potere forte che la sostenga e le dica quali sono i poveri tra cui perdersi?

non è questo, piuttosto, un sogno erotico del diavolo? vedere finalmente la Chiesa di Cristo mendicare non il Pane del cielo, ma la benevolenza di qualche potente regnante per poter vivere ed esistere, per avere un qualche diritto di cittadinanza tra gli uomini…

Chiesa povera, in tale accezione (che potremmo dire blasfema), è chiesa asservibile e strumentalizzabile ai propri desideri: una vera e propria manna del “nemico dell’umana natura”

checché se ne voglia dire lo IOR, o qualunque cosa del genere, assicura alla Chiesa di essere libera dalla dipendenza finanziaria da qualunque altro potentato; una struttura forte di gestione mondiale le assicura un ruolo significativo lì dove si parla dei destini dei popoli (e dei poveri, quelli veri); essere uno Stato sovrano le assicura di poter non doversi ingraziare questo o quel potente… una Chiesa povera è una Chiesa che vive tutto questo con libertà e con franchezza evangelica e che può servire i poveri – quelli veri – dando loro la voce che altri non gli danno, la dignità che è stata loro tolta…

chi oggi offre una voce ai bambini privati della vita nel grembo delle madri che vogliono o sono costrette ad abortire? chi narra dei popoli che vivono situazioni permanenti di conflitto e di guerra aperta? chi è accanto a intere popolazioni private di dignità e di risorse umane? chi fa questo oggi se non la Chiesa… non perché è “povera”, ma perché ha quei mezzi – quelli sì minimi e poveri rispetto a quelli che hanno i grandi potenti del mondo! – che le permettono di essere come un albero dove molti possono ripararsi…

ai poveri è annunciato il Vangelo (Mt 11,5)

ai poveri è annunciato il Vangelo (Mt 11,5)

la povertà che la Chiesa sogna non è quella disumana e schiavizzante del diavolo, ma quella di una libertà totale dalla corruzione generata dal peccato dei suoi membri che le permette di rispondere alla sua missione… è la povertà che le permette di usare dei beni di questa terra nella prospettiva del Regno dei cieli… perfino una banca, un carcere, un tribunale, una rete diplomatica e altre strutture di potere

d’altra parte povertà non fa rima con miseria, ma piuttosto con libertà

e poveri non è una categoria sociologica, ma teologale (sicut Franciscus Pater Patrum docet): la “carne di Cristo” nella storia… una categoria non individuabile se non con lo sguardo della fede

e, a me, pare che questo sia anche quello che abbiano sempre desiderato i Papi, almeno da Pio IX in poi…

Chiesa povera e per i poveri è, allora, una Chiesa che è talmente libera da poter parlare senza dover tacere ed è talmente evangelica da servire i poveri veri, quelli di cui nessuno riesce a parlare…

una Chiesa finalmente non appesantita da legami ideologici o di altro genere, ma capace di donare all’umanità di oggi il Vangelo… che – ipse Evangelium dixit – è il vero tesoro che i poveri di ogni epoca attendono

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I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.