Destinati alla gloria!

2524690511Marina di Minturno
21 febbraio 2016
II domenica di Quaresima

Gesù trasfigurato! Che cosa vuol dire? Che cosa significa?
Il termine usato dai Vangeli è “metamorfosi”, un cambiamento di aspetto, una mutazione del corpo
Molti vorrebbero togliere l’importanza del corpo nella vita dell’uomo
Pensare che il corpo sia un’appendice dell’anima che però ne è prigioniera
O semplicemente l’involucro dove viviamo la nostra vita sulla terra
La morte, così, sarebbe finalmente la liberazione dalle schiavitù del nostro corpo
O entrare nel grande nulla
– come senza saggezza insegnava il grande studioso che è morto in questi giorni a Milano –
E finire in una banale cenere da conservare magari a casa o da disperdere ai quattro venti
Ma Gesù, invece, è risorto proprio con il suo corpo!
Non si è liberato del suo corpo crocifisso e martoriato, ma lo conserva nella sua gloria!
Com’è distante la sapienza di Dio dall’orgogliosa saccenza dei grandi del mondo!
I saggi anziani di Israele insegnavano che l’uomo moriva con il suo corpo
I sapienti greci insegnavano che l’anima era prigioniera del corpo e la morte la liberasse
Gesù, invece, ci rivela che il nostro corpo, questa nostra carne, parteciperà della gloria!

Sarà “trasfigurata”, sarà risorta…
Che grandezza! A quale grande destino noi, uomini, siamo chiamati!
Qualcuno potrebbe pensare che questo valga soltanto per il Signore Gesù che era Dio
E la trasfigurazione ci anticipa la magnifica sorte del Figlio dell’uomo!
Ma abbiamo ascoltato san Paolo che ci rivela che anche noi saremo trasfigurati!
“Trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso” (Fil 3,21)
Quello che Egli è ora, nella gloria del Padre, lo saremo anche noi!
È un annuncio straordinario, potente, grande…
Che, però, richiede che noi cambiamo vita, che noi ci convertiamo…

Perché? Vi chiederete? Se comunque saremo glorificati… a che serve convertirsi?
Le ragioni sono due…
La prima è che, a dispetto di quello che persino qualche prete sconsiderato insegna, l’inferno esiste!
La possibilità del rifiuto orgoglioso o vile della grazia di Dio, della sua misericordia
È, ahimè, possibile, reale, a nostra portata di mano! Oggi ce lo insegna san Paolo:
“La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio.
“Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.” (Fil 3,19)
La nostra risurrezione, infatti, ci insegna il Vangelo di san Giovanni (5,28-29), può essere per la nostra condanna
Non si tratterà di diventare un anima vagante, un fantasma disperato
Ma si tratterà di vivere un’esistenza eterna senza gioia, senza felicità, senza pace
E non basterà, come si fa a scuola, dire “Ma io ci ho messo la buona volontà!”
E il 5 passa a 6… purtroppo l’accusa del diavolo sarà pesante e triste
E il nostro cuore può essere preso dall’angoscia, dalla paura o dall’orgoglio
E possiamo rifiutare l’amore misericordioso di Dio che vuole salvarci…
Abbiamo sentito di san Pietro che davanti alla manifestazione di Gesù nella Trasfigurazione
Invece di accoglierlo, di amarlo, di vivere nel silenzio adorante
Deve dire qualcosa e dice una sciocchezza, una cosa insulsa che lo esclude dalla bellezza della visione!
Per cui dobbiamo convertirci perché la risurrezione della nostra carne
Non significhi, per noi, fallimento, condanna, ma, invece, entrare nella gioia del nostro Signore!

Ma c’è anche un’altra ragione! Quella di vivere bene sulla terra!
La nostra vita, sia che crediamo, sia che non crediamo è sempre fatta di gioia e di dolore
Di soddisfazioni e di delusioni, di speranza viva e di scoraggiamento
Nessuna ricchezza può assicurarci nulla e metterci al riparo dal male, dal dolore, dal soffrire…
Ma posso vivere una vita che ha un significato, un senso
Una vita in cui persino il soffrire e l’assurdo ha un valore e una utilità
Oppure una vita disperata che è come vagare nel mondo e nella storia in attesa che finisca!
Sempre il grande studioso che è morto in questi giorni a Milano
Ha insegnato che l’unica cosa che si può fare nella vita è cercare di morire
Convincendosi che ogni persona – dai più bravi a quelli che ci sono accanto – sono degli imbecilli
Almeno, dice lui, “saresti in quel momento – quello della morte, cioè –
“Felice, sollevato, soddisfatto di abbandonare questa valle di” imbecilli
Altrimenti se tutto andasse bene o ci fosse qualche cosa di bello nel mondo
“Il pensiero che, mentre tutte queste cose meravigliose accadono, tu te ne vai, sarebbe insopportabile”
Per cui uno deve passare tutta la vita a scoprire che sono tutti imbecilli…
E, ci chiediamo, vale la pena vivere così? Trastullandosi in questo modo?
Non sarebbe meglio morire subito? Senza queste inutili pene?
Noi invece crediamo che tutto riposa in questo destino di gloria a cui siamo chiamati
E, voi vedete, nella nostra chiesa, come in tante chiese, c’è molto “oro”
Questo non è vero, ma è solo una pittura di oro
Ma l’oro non è un simbolo di ricchezza, di ricercatezza! Questo lo pensano gli ignoranti…
L’oro è, invece, il segno di questo splendore del destino eterno della risurrezione cui siamo chiamati!
Così che noi, nella nostra chiesa, facciamo questo cammino
Entriamo con i nostri pesi, le nostre gioie e ci dirigiamo verso lo splendore dell’oro
Viviamo avendo davanti il nostro futuro, il nostro destino!
E possiamo, allora, vivere con forza e persino con gioia persino i dolori, le contrarietà della vita
Noi, cristiani, siamo persone di speranza in ogni situazione
Non perché siamo ottimisti di natura o per scelta filosofica
Ma perché sappiamo che la trasfigurazione è il destino donato da Dio a ogni uomo!

Vale la pena, allora, accogliere la luce di Gesù trasfigurato
Ma vale la pena convertirsi giorno dopo giorno per poter vivere di speranza
Per poter dirigerci decisamente, con Gesù, sulla strada dell’esodo
Dalle pene e dalle gioie che passano di questo tempo
Alla bellezza del nostro destino di gloria!

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dalla Regola di vita
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Anche durante l’anno, lavoro permettendo, può esserci questa esigenza di vita ritirata. La comunità valuta di volta in volta se è il caso di viverla e ne stabilisce con chi è interessato le modalità.

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.