Dietro le quinte della storia

Cana-part-anfore-Rupnik-basilica-del-Rosario-a-LourdesMarina di Minturno,
17 gennaio 2016
Seconda settimana del tempo ordinario

Abbiamo ascoltato nel Vangelo questa frase: “lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua”
Che cosa sanno? Sanno da dove hanno preso l’acqua che si è trasformata in vino
Ed è molto bello guardare l’episodio del Vangelo da questo punto di vista, quello dei servitori
Perché, alla fine, sono loro quelli che davvero si possono accorgere del “miracolo”, del “segno”
Che Gesù ha compiuto sotto l’indicazione della Madonna!
Se ci pensiamo attentamente è proprio così…
Tutti sono alla festa e vedono solo portare del vino a colui che dirige il banchetto
E poi sentono la sua lode agli sposi che, magari, pensano all’iniziativa di qualche parente
Nessuno ha il “sentore” di un miracolo, di un segno
Gli unici sono i servitori e chi stava accanto al Signore Gesù

E, alla fine, succede proprio così nella vita, nella realtà!
Ci sono come due livelli delle cose: quello che vediamo, che sperimentiamo tutti
E poi c’è quello dove opera Dio, la sua provvidenza, la sua onnipotenza!
Nella storia noi vediamo ciò che accade, ciò che succede e lo interpretiamo in un qualche modo
Come in questo caso, colui che dirige il banchetto da una sua interpretazione del vino buono
Così ognuno di noi davanti a quello che accade giorno dopo giorno
Sia nella nostra vita personale, sia nella cronaca locale o mondiale
Possiamo dare un’interpretazione che ci faccia capire che cosa è successo
È quello che potremmo chiamare il senso “naturale” delle cose, degli avvenimenti
Non possiamo non accorgerci di come oggi siamo preda di tanti modi di vedere
Che vogliono ridurre tutto a pura interpretazione arbitraria
Succede una cosa e ognuno dice la sua; in maniera così martellante
Al punto che non interessa più quello che è successo, ma quello che dicono gli altri
Succedono cose, vengono comunicati fatti, ma noi siamo attenti ai commenti, alle impressioni
Oggi il Vangelo, indirettamente, ci invita a trovare la via di una interpretazione vera delle cose
A una lettura che sia coerente con quello che è successo, che sia rispettosa di quello che accade
E non che cerca di piegare ogni cosa al proprio interesse o al proprio punto di vista!
È una questione di pura onestà intellettuale, di correttezza umana davanti alla nostra vita
Questo ha forte conseguenze anche nella nostra vita spirituale:
Se ho fatto qualcosa di male non posso far finta di aver fatto del bene
Così se ho fatto del bene devo poter dire di averlo fatto anche se alcuni – magari tanti – pensano di no
Potremmo fare tanti esempi di questa “corruzione” della verità e della realtà

Ma oltre a questo livello delle cose che succedono, noi sappiamo che c’è dell’altro
Proprio come i servitori, noi cristiani siamo spettatori di quello che c’è dietro le quinte
Della storia, degli avvenimenti, delle cose che succedono
Sappiamo bene che Dio opera sempre per il bene della nostra vita, dell’umanità
Dio in ogni cosa colma la vita dell’uomo non solo del vino mediocre che cerchiamo di bere
Ma desidera donare il vino buono, il vino autentico che rende tutto più festoso e gioioso
Questo noi lo chiamiamo “provvidenza”, Dio, cioè, provvede a ogni cosa

Così di ogni avvenimento, di ogni cosa che ci accade possiamo scoprire sempre due aspetti
Da un lato c’è la sua corretta lettura nell’ordine delle cose naturali, umane
Dall’altro c’è il “dietro le quinte” della Provvidenza

E, in effetti, nella storia i cristiani hanno saputo essere sempre maestri di scienza
Ma anche maestri nell’annuncio della volontà piena di salvezza di Dio
Che ogni cosa rivolge per il bene dei suoi figli
Quando Alessandro Manzoni termina i Promessi Sposi scrive il “sugo di tutta la storia”; ed è questo:
“che i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione;
“ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani;
“e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce,
“e li rende utili per una vita migliore”
Persino i guai, le cose cattive, cioè! Persino quelle che “vengono” per nostra colpa
Dio li cambia e li rende utili ad una vita migliore!

Ma questo è impossibile “vederlo” senza fiducia, senza abbandono in Dio
O, potremmo dire noi in base al Vangelo, senza essere servitori e discepoli del Signore Gesù
Solo quando noi siamo servitori suoi e discepoli possiamo scoprire i suoi miracoli!
Possiamo, cioè, sapere che quello che ad altri può apparire una coincidenza, una bella cosa
Può essere, invece, un intervento pieno di Misericordia di Dio!
La fede ci permette di scoprire quello che davvero regge il mondo e che è l’amore del Signore!
Così che il cristiano in nessuna situazione dispera, ma in tutto sa trovare la traccia di Dio
Persino nelle cose che possono sembrare senza via di uscita, noi credenti sappiamo che Dio agisce!

Così accade per quello che celebriamo nei sacramenti, come qui nella Messa!
All’esterno si vede una cosa, ma se uno ha la fede e la vive con pienezza, con amore
Sa bene che questo non è un rito, una preghiera, una liturgia cristiana
– cose tutte vere e reali! –
Ma sa che qui Gesù stesso si dona a noi offrendo la sua vita per la nostra salvezza!
Chi non ha la fede vede quello che si può registrare con gli strumenti umani o persino elettronici
Ma chi ha la fede vede la verità che c’è dietro: Dio ama e si fa presente!
Chi non ha la fede vede un prete che gli è simpatico o antipatico
Gente che sa partecipare o no; una Messa che gli piace o non gli piace
Ma chi ha fede sa scoprire in ogni celebrazione della Messa il dono della Provvidenza di Dio
Gesù che dona il suo corpo e il suo sangue per noi!

Accogliamo il Suo dono
Come i servitori del Vangelo lasciamoci colmare della meraviglia di questo miracolo!
Come gli apostoli del Signore lasciamoci abbagliare dalla sua gloria e crediamo pienamente in Lui!

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dalla Regola di vita
Accoglienza e formazione dei nuovi membri
Per l’ammissione alla pronunzia dei voti si evidenziano poche caratteristiche essenziali:
1. un esplicito desiderio della pratica dei consigli evangelici
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.