dire il Vangelo oggi

Valledacqua, 27 gennaio 2019
III domenica del Tempo Ordinario
Ne 8,2-4.5-6.8-10; Sal 18; 1 Cor 12,12-31; Lc 1,1-4; 4,14-21.

Forse, un po’ come Luca, anche noi, in questi tempi così particolari,
dobbiamo assumere un compito, una missione specifica:
raccogliere i dati della fede, farne una sintesi autentica e sincera,
per poter dare solidità agli insegnamenti che molti hanno ricevuto
ma a cui non credono più!

La comunità di san Luca era una comunità che stava affievolendosi nella fede,
probabilmente, dopo l’entusiasmo iniziale, erano cominciati i dubbi, le incertezze…
Comunque sia, san Luca avverte
che Teofilo non apprezza più gli insegnamenti che ha ricevuto,
non gli dà la giusta importanza, non li considera più come essenziali!
Come non pensare alle tante persone che vivono accanto a noi
e che pensano che la fede sia una cosa da non seguire fino in fondo!
Quanti pensano che alla fine una religione vale l’altra e che chissà se non sia meglio qualcos’altro!

Di fronte a questo molti vogliono una Chiesa diversa, non quella di prima
una Chiesa più vicina alle esigenze dell’uomo di oggi…
addirittura il Concilio viene scomodato per dire che bisogna cambiare e essere aggiornati!
Ma questa non è una logica evangelica.
Questa è la logica del mercato: adeguarsi al pubblico, soddisfare il cliente.
Il Vangelo, oggi, ci mostra la soluzione del Vangelo in due modi diversi.

Il primo è quello che fa san Luca davanti alla situazione di Teofilo:
non va alla ricerca delle sue richieste, delle sue perplessità.
Ma, piuttosto, raccoglie tutto e lo espone in modo ordinato e chiaro.
In una parola, offre a Teofilo, e a noi tutti, una esposizione completa e piena della fede
senza tralasciar nulla, senza filtrare con l’ansia del successo e del riconoscimento festante.
È quello che in realtà, cercano le giovani generazioni:
sapere qual è il tesoro che si nasconde nel Vangelo, nella Scrittura, nella vita della Chiesa.
Lo vediamo con i giovani attorno al Papa in questi giorni.
Lo abbiamo sperimentato noi con i giovani seminaristi.
C’è una sete che abita i giovani di oggi: sapere che cosa insegna la tradizione della Chiesa,
che cosa consegna la fede cristiana ad una persona che vuole la vera vita!

Il secondo è quell’annuncio che Gesù fa dopo aver letto la profezia di Isaia:
“Oggi… si è compiuta questa Scrittura”.
Con Lui c’è un oggi che è il riflesso dell’eternità nella storia degli uomini.
C’è una stabilità possibile davanti al cambiare continuo delle cose e delle situazioni:
c’è l’oggi del Vangelo, della Pasqua, dell’Alleanza.
C’è lo Spirito Santo che resta e che in ogni luogo e in ogni tempo dona a tutti l’unico Vangelo.

Così la Parola di Dio ci fa vedere chiaramente la strategia da mettere in atto per evangelizzare:
consegnare tutto il Vangelo con pienezza e con fiducia a chi lo cerca.
Non si tratta di addolcire, non si tratta di strumentalizzare.
All’uomo di oggi non importa la forma del Vangelo, il modo in cui viene donato.
Ai tanti Teofilo di oggi serve che questo Vangelo sia pieno, completo.
Sia, cioè, pieno di quell’“oggi” che solo lo Spirito Santo garantisce a noi.
Sia, cioè, colmo di quell’attualità che lo rende sempre nuovo e affascinante per ogni generazione!

Accostiamoci con fiducia a questo altare:
qui, per noi, oggi la Parola si fa carne
qui, per noi, oggi, la Parola ci compie nel pane e nel vino
qui, oggi, la Parola ci rende una cosa sola,
il corpo vivente del Signore Gesù che annuncia, che consola, che salva!

Oggi, qui, per noi
perché attraverso di noi il mondo creda
e trovi la via della vera pace e della vita che non finisce più.

 

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dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
Per comunità si intende il singolo gruppo di persone che vive in uno stesso luogo. Per fraternità si intende l’insieme di tutte le comunità che vivono una legittima diversità ma che si riconoscono in queste norme comuni.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.