(dis)like

Valledacqua, 3 febbraio 2019
IV domenica del Tempo Ordinario
Ger 1, 4-5. 17-19; Sal 70; 1 Cor 12,31 – 13,13; Lc 4, 21-30

La Parola di Dio ci mette costantemente in guardia da un difetto tutto nostro,
di noi, contemporanei, di noi che siamo in questi tempi:
quello di pensare che alla fine l’uomo non può che accogliere il Vangelo.
Alla fine in qualche modo la parola di Gesù è forte, potente, capace.
E – corollario insidioso – il problema è nostro, della Chiesa
che deve essere diversa, più efficace, molto più incisiva nella società…
e via dicendo!

San Luca non doveva essere molto d’accordo con questa idea.
Neanche san Paolo, il suo maestro!
“Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità,
“sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
“E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza,
“se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
“E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo, per averne vanto,
“ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.”
l’abbiamo sentito oggi!

In altro modo san Luca oggi all’inizio dell’azione apostolica di Gesù
non pone un enorme successo, ma un clamoroso fallimento!
Tutto sembra andare per il verso giusto.
Gesù annuncia la salvezza, in modo chiaro, bello, adatto a quell’uditorio
(diremmo oggi che è un saggio e consumato comunicatore!)
ma ad un certo punto le cose cominciano ad andare male…
I primi sospetti, le recriminazioni e poi Gesù che non è per nulla accomodante.
Anzi rincara la dose con una coda del discorso che è sferzante e per nulla dialogante!
Finché tutto si risolve con una condanna totale del Signore.

In questi nostri tempi, in cui tutto è misurato a “likes” e a consensi
questa Parola ci interpella:
siamo cristiani che cercano il consenso degli altri o quello del Signore?
Siamo una Chiesa che vuole essere ammirata o fedele alla sua missione?
Desideriamo che si riempiano le nostre chiese, le nostre comunità
o che il Vangelo sia amato e accolto dalle persone?

Nulla di male a desiderare una Chiesa viva e piena, per carità!
Ma perché lo desideriamo?
Per mantenere le nostre strutture, i nostri beni?
per avere maggiore forza e consolazione?
O perché vogliamo che la salvezza – la salvezza delle anime – sia un dono per molti?

E il Vangelo di oggi, come la finale degli Atti
termina in un modo sconvolgente e straordinario!
Il Signore prosegue il suo cammino
L’annuncio evangelico va avanti.
Nonostante le opposizioni, i fallimenti, le persecuzioni
Dio continua ad offrire la possibilità della comunione con Lui a tutti.
Anzi… il rifiuto del popolo di Israele ha aperto le porte all’annuncio agli altri popoli!
la persecuzione della Chiesa ha condotto alla diffusione del Vangelo fino ai confini della terra!

Rendiamo grazie a Dio che sa usare anche le opposizioni al Vangelo come strumento di salvezza!
Rendiamo grazie a Dio che ci invita non ad avere vantaggi dalla fede, ma a servire il Regno!

Serviamo il Signore così come ci si offre a noi.
Ma con il desiderio di vivere accanto a Lui, nel suo Regno!
Come il ladrone che sulla Croce si affida al Signore fallito e morente.

Anche noi, qui, doniamoci a Colui che viene accanto a noi
per donarci la sua vita che non ha fine!

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Abitazione e stile di vita
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per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.