Dopo dieci giorni…

A mente più “fredda” ecco un piccolo bilancio del nostro viaggio in Tanzania.


Per parole chiave.

Bellezza: un tempo ricco, cioè di grazia, di quelle cose che rendono la vita un piacere… una cosa bella, senza dubbio… senza dire della natura, delle persone, degli animali, delle bellezze incontrate e viste!

Fede: ci ha colpito la vitalità delle suore e dei cristiani che abbiamo incontrato… non una vitalità costruita e artefatta (come quelli che da noi vogliono scimmiottare gli africani con bonghi e battimano)… una vitalità sincera, che parte dal cuore e che è straordinariamente ascetica… insomma lì si prega sul serio, si lavora sul serio, si crede sul serio ma con una gioia serena…

Povertà: secondo il nostro standard lì la gente è povera e non ha i mezzi e le possibilità che noi abbiamo… tuttavia le ricchezze sono molte ma forse manca quella essenziale: la cultura… uno standard culturale che permetta di mettere in opera le risorse della terra e delle persone… ed è bello che la Chiesa sia in prima linea nell’offrire spazi, tempi e luoghi per permettere a molti – specie a quelli che hanno meno possibilità – di acquisire un livello culturale più alto… sperando che non si inneschi il perverso meccanismo avvenuto da noi per cui ricchezza culturale diventa sinonimo di perdita di spessore umano e di fede…

Carisma: il carisma della vita religiosa risplende con una chiarezza molto bella! Non per nulla le suore hanno tante vocazioni! E anche il nostro… la Tanzania, nonostante una discreta presenza di comunità monastiche (soprattutto nel sud del paese), sembra non conoscere la vita contemplativa… abbiamo incontrato diversi ragazzi che hanno pregato volentieri con noi (nonostante la lingua!!!) e sarebbero interessati a conoscere meglio una forma di vita come la nostra… prodigio dell’Africa? desiderio di riscatto sociale? importanza di una fede viva? gusto della novità? Non si può dire: c’è il fatto e questo parlerà

E poi c’è l’amicizia con tante persone, la preghiera che ci ha fatto “andare in alto”, i piccoli sogni e le cose lasciate… un bel tempo in cui il Signore ci ha confermato e ci ha invitato ad una fedeltà più radicale al nostro piccolo e semplice ideale…

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5 Commenti a “Dopo dieci giorni…”

  • bernardo scrive:

    E’unesperienza di vita edi fede dovremmo adottarlo tutti senza paura e rimorsi ad aiutare la gente di tutto il mondo e di tutte le razze grazie don francesco e daniel perlavostra testimonianza profonda.

  • frfrancesco scrive:

    grazie a te, bernardo, per il tuo commento!

  • francesco scrive:

    non sono mai stato là, ma anche a me quando vado lontano, colpisce la vitalità della fede di quelle genti comparata con gli scimmiottamenti che alcuni ne fanno qui e con la tiepidezza di chi quando gli chiedi, per esempio, perchè non va a messa non te lo sa neanche dire.

  • Stefano scrive:

    Caro Don Francesco,sono contento che il vostro sia stato un autentico itinerario spirituale che vi ha permesso di considerare gli aspetti più essenziali della fede e della vita religiosa! Non conosco i luoghi che avete visitato ma comprendo dalla tua testimonianza come sia possibile, nella bellezza incontaminata e selvaggia dei paesaggi, come pure nella genuinità delle persone, essere testimoni di una “ricchezza spirituale” che può combattere la povertà materiale. Noi che viviamo nell’opulenza abbiamo tanto da riflettere su questo!
    Che il Signore ci aiuti ad apprezzare quanto abbiamo e a vivere una fede essenziale e autentica lontana da ogni tipo di eccesso!
    Grazie per la vostra bella testimonianza e che Dio vi benedica!!!

    P.S. Appena riesco passo per ascoltare particolari più dettagliati e profondi che vorrete condividere con me!
    VVB, Stefano

  • frfrancesco scrive:

    cari francesco e stefano, grazie dei vostri commenti… ci vediamo presto per potervi raccontare di persona molto di più!
    🙂

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dalla Regola di vita
Vita di povertà
Le offerte che la comunità riceve sono destinate principalmente per la liturgia, l’attenzione ai poveri e le iniziative. Esse sono contabilizzate a parte e la comunità mantiene nella propria gestione economica soltanto la decima parte di esse.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.