… e san Giovanni Battista evangelizzava

Marina di Minturno,
13 dicembre 2015
III domenica di Avvento

Ecco: torna san Giovanni Battista a guidarci verso l’incontro con Gesù
Abbiamo sentito quella che san Luca definisce l’“evangelizzazione” di san Giovanni Battista
E noi, abituati come siamo alla retorica della comunicazione,
Ci sembra non proprio un modello di evangelizzazione!
San Giovanni parla di “fuoco”, di fuoco inestinguibile…
Parla di un giudizio: il frumento sarà raccolto, ma la paglia bruciata
Ci sembra, cioè, di sentire le antiche prediche sull’inferno e le sue fiamme!
Eppure, ci assicura san Luca, così “Giovanni evangelizzava il popolo”

Quale “buona notizia” potrà mai esserci in questo severo giudicare di Dio?
Quale Vangelo c’è in Gesù che viene e battezza con Spirito Santo e fuoco
Dove questo fuoco è un fuoco che divora, che non finisce mai?

È che abbiamo, forse, dimenticato che il primo passo della conversione
Consiste proprio nel temere Dio per la sua severità, per la sua “giustizia”
Tanto che sant’Alfonso Maria de’ Liguori – qualcuno recentemente l’ha ricordato – mette in guardia
Da una “misericordia” mielosa e senza che consideri le esigenze di verità e di riparazione:

“Dice S. Agostino che in due modi il demonio inganna gli uomini: Desperando, et sperando.
“Dopo che il peccatore ha peccato, lo tenta a disperarsi col terrore della divina giustizia;
“ma prima di peccare, l’anima al peccato colla speranza della divina misericordia.
“Perciò il santo avverte ad ognuno: Post peccatum spera misericordiam; ante peccatum pertimesce iustitiam.
“Sì, perché non merita misericordia chi si serve della misericordia di Dio per offenderlo.
“La misericordia si usa con chi teme Dio, non con chi si avvale di quella per non temerlo. …
“Chi offende Dio colla speranza del perdono, irrisor est non poenitens, dice S. Agostino.
“… dice S. Paolo che Dio non si fa burlare: Deus non irridetur (Galat. 6. 7).
“Sarebbe un burlare Dio seguire ad offenderlo, sempre che si vuole, e poi andare al paradiso…
“La rete con cui il demonio strascina all’inferno quasi tutti quei cristiani che si dannano,
“È quest’inganno, col quale loro dice: Peccate liberamente, perché con tutt’i peccati vi salverete.
“Ma Dio maledice chi pecca colla speranza del perdono…”

E anche sant’Alfonso era un grande evangelizzatore del suo tempo!
Eppure i toni sono uguali! La chiave di comprensione di quello che ci appare una sorta di paradosso
Sta proprio nel modo diverso in cui agisce il diavolo nella nostra vita:
Se abbiamo peccato vuol farci disperare che Dio ci salvi!
E così ci presenta la misericordia di Dio come impossibile, come inutile
E ci spinge alla disperazione e alla rassegnazione del peccato
Quando, cioè, diciamo: “sono fatto così! Sono peccatore!”

Ma c’è anche l’inganno prima che noi pecchiamo!
Come ha spiegato bene sant’Alfonso, quando pecchiamo pensando che Dio è buono
Che, vabbè, poi mi confesso…
Fare così è come prendere in giro Dio e la sua misericordia!
E spesso noi facciamo proprio così!

E meno male che Dio viene con la sua pala, con il ventilabro
E separa in noi i pensieri che ci donano di essere forti nella fede
Da quelli che ci rendono deboli e schiavi del male!
Qui c’è un grande annuncio evangelico:
Dio toglie dal tuo cuore ammalato dal peccato
La paglia del peccato e della superficialità spirituale
E mantiene il grano buono della Parola seminata in te
Del bene che ti conduce verso di Lui
Lascia, allora, che il divino Agricoltore
Venga nell’aia del tuo cuore
Lascia che Gesù con il suo Spirito Santo
Tolga la paglia e la bruci nel fuoco
E mantenga il grano buono che la sua grazia ha maturato in te!

Lascia che in te qualcosa si perda e muoia
Perché cresca in te l’opera del Signore

Gesù, vieni
Giudica il nostro cuore
Fallo risplendere della luce del tuo Spirito d’amore!
Brucia senza pietà ogni attaccamento
Ogni male, ogni tentazione
Fa che in noi resti solo il grano del tuo amore
E questo grano… fa’ che germogli per la vita eterna in noi!

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dalla Regola di vita
Vita di castità
Secondo il comandamento della Genesi che invita l’uomo e la donna a lasciare il padre e la madre, rivivendo l’invito fatto ad Abramo di lasciare tutto per andare dove Dio indicherà e seguendo l’esempio dei monaci missionari e di san Bonifacio, in particolare, ogni membro della fraternità sceglie di lasciare la propria famiglia d’origine, rinuncia liberamente al matrimonio e accoglie i fratelli e le sorelle della fraternità come la famiglia che il Signore gli (le) dona.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.