…e tu? che fede hai?

C’è un aspetto della fede che molte persone oggi proprio non riescono ad accettare
quello di una totale e incondizionata fedeltà a Dio.
Quello, cioè, di cui oggi ci ha parlato il Vangelo.
Essere servi inutili non ha nulla a che vedere con quella falsa umiltà
con cui possiamo riempirci la bocca quando diciamo di essere umili
o che tutto poggia sulle nostre spalle, ma Dio mi da la forza e cose del genere
Avere fede è una cosa così radicale che, piuttosto, ci disturba.

Tanto che, come dice il Papa, ed è bello ricordarlo
molti credenti oggi vorrebbero vivere una fede soltanto intellettuale
cioè una fede che è solo pensata, ragionata, studiata.
Per capirci, è la fede che giudica anche l’insegnamento del Papa
che non può dire qualcosa contro il pensiero unico e dominante
e che invece è buono quando è vicino alle cose che bisogna pensare e dire.
Questa fede è così alta ed eterea, disincarnata, nonostante le parole che dice,
poi non può raggiungere realmente la vita
non può giungere a quello che noi viviamo,
ma resta in un limbo alto e irraggiungibile
dove ogni tanto possiamo rifugiarci
magari bello e suggestivo come Valledacqua!
È il rischio che Francesco chiama “gnostico”.

Poi ci sono quelli che vogliono una fede che sia potente, efficace!
Che doni delle certezze, delle sicurezze.
Prego e Dio fa quello che voglio. Prego e tutto va bene.
Prego e dentro di me tutto diventa pacifico e bello.
È la fede di chi cerca in Dio figure che magari gli sono mancate
un padre, un figlio, una realizzazione.
E allora cerca ora la tradizione; ora la tenerezza; ora qualcosa di concreto da realizzare.
Ma la Chiesa non risponde mai a questi bisogni.
Ma solo luoghi magari belli e suggestivi come Valledacqua!
Anche qui non è una fede autentica, da servi inutili.
È una fede di convenienza, che cerca i grandi numeri o forti emozioni.
Il papa la chiama una fede pelagiana.

Ma non è questo che possiamo chiedere alla Chiesa e alla fede che essa ci dona.
La fede che il Popolo santo di Dio ci offre è quella di chi sa contare su Dio.
Semplicemente.
Banalmente.
Che ascolta e fa’. Che sente una parola e la realizza.
Abbiamo festeggiato san Francesco ed è bello ricordare che al suo tempo
c’erano tanti, molto più radicali di lui.
Molti erano più profetici e capaci di san Francesco.
Come diversi storici hanno sottolineato la sua capacità è stata quella di restare fedele
sia al Vangelo che alla Chiesa istituzionale che, all’epoca, era molto più corrotta di oggi.
Leggeva una cosa nel Vangelo e la faceva. Ascoltava la voce del Vescovo e del Papa e obbediva loro.
Era una fede da servo inutile. Era la fede grande come un granello di senape.

Gesù, donaci di crescere non in una fede nostra.
Gesù, donaci di ascoltare te con rigore e autenticità
Gesù, donaci di agire per servire unicamente Te.
Gesù, donaci di non cercare qualche progetto personale o una emozione interiore.
Gesù, donaci di essere come Te,
servi inutili del Regno del Padre tuo in ogni azione della nostra vita!

Valledacqua, 6 ottobre 2019
XXVII domenica del tempo ordinario
Ab 1,2-3;2,2-4   Sal 94   2Tm 1,6-8.13-14   Lc 17,5-10

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dalla Regola di vita
Accoglienza e formazione dei nuovi membri
Per l’ammissione alla pronunzia dei voti si evidenziano poche caratteristiche essenziali:
1. un esplicito desiderio della pratica dei consigli evangelici
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.