ecologia cristiana

Aidan Hart, Transfiguration

Gesù è uomo. Gesù è Dio. E queste due cose stanno insieme nella sua persona.
E queste cose insieme ci permettono di essere salvati!
Così ci insegna la Chiesa che nel corso dei secoli ha saputo guardare al mistero di Gesù
e a scoprire chi sia questa persona che nel cuore della storia umana è venuta a rischiararla.
Oggi molti vorrebbero togliere al Signore Gesù la sua divinità.
Pensano che sia imbarazzante, un retaggio mitico “medievale”, “antico”.
E invece…

Senza la divinità del Signore noi saremmo immersi nel peccato, nelle tenebre dell’errore.
Saremmo prigionieri di qualche potere forte o di noi stessi.
Ce lo dice la seconda lettura che descrive bene come l’umanità
che mette da parte il Signore e la sua opera di salvezza – simboleggiata dalla croce –
non diventa libera ed emancipata, ma schiava di miseri desideri e di indicibili voglie.
“il ventre è il loro dio.
Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi
e non pensano che alle cose della terra”
come abbiamo ascoltato.
Ora questo nostro mondo non può essere amato davvero se non c’è la prospettiva del cielo.
La nostra umanità senza Dio diventa inutile, dannosa, senza speranza.
Le derive più estreme dell’ecologismo teorizzano un mondo in cui finalmente l’uomo sia eliminato
e la madre terra possa non essere più violata e distrutta: il problema è l’uomo.

Così è importante scoprire che la divinità del Signore ci salva.
La trasfigurazione ci indica proprio questo mistero grande che ci è donato:
la gloria di un uomo che è Dio e che compie la nostra salvezza con il suo “esodo” verso il Padre.
E in questo esodo Egli ci conduce con sé, apre per noi la strada verso la patria vera
che è il cuore della Trinità dove siamo chiamati a vivere
non più nel tempo, ma nell’eternità
non più schiavi del corpo, ma nella libertà di un corpo glorificato
non più da servi, ma da figli ad immagine del Figlio amato.

Come percorrere questa strada? Come andare verso questa meta?
C’è una sola strada: seguire Gesù, Dio che si è fatto uomo per noi.
Mentre la divinità del Signore ci dona di poter desiderare le cose del cielo, la nostra patria,
la sua umanità è la via perché possiamo camminare nella vita dietro di Lui
e vivere il nostro esodo che trasfigura il nostro corpo e con noi la creazione intera.
La salvezza che Gesù ci dona, infatti, non è solo per noi
ma, attraverso di noi, coinvolge ogni cosa creata, ogni creatura e ogni essere.
L’uomo, quando si dirige verso lo splendore della divinità del Signore Gesù,
non è il distruttore della natura, ma è il suo compimento, la sua salvezza!
Tanto che, come ci insegna san Paolo,
la creazione “è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio…
la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione
per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio” (Rm 8,19.21)

Così lasciamoci attrarre dallo splendore della gloria di Dio,
dalla luce dello Spirito che risplende sul volto di Gesù.
E seguendolo sulla via della sua Pasqua
lasciamo che Egli ci liberi dal peccato che ci sfigura
e ci doni di essere rinnovato col suo Spirito che si trasfigura.

Qui… ora… in questo pane, nel vino benedetto
riconosciamo la gloria del Figlio amato che ci invita alla comunione con Lui
che ci invita ad uscire con Lui dall’Egitto spirituale di questo mondo
per giungere nella terra promessa della vita divina a cui ci invita!

Valledacqua, 17 marzo 2019
II domenica di quaresima
Gn 15,5-12.17-18; Sal 26; Fil 3,17-4,1; Lc 9,28-36

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I monaci hanno fatto l'Europa,
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La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.