Figlio di Dio

Eric Armusik
Gesù tentato nel deserto

“Se tu sei Figlio di Dio”… così il diavolo tenta Gesù!
C’è una tentazione che riguarda il bisogno della fame, certo…
Ma la tentazione più radicale non è quella:
è quella che riguarda chi è Gesù!
E, in definitiva anche per noi, le tentazioni non riguardano soltanto alcune occasioni di peccato
riguardano la nostra identità di uomini, di donne, di cristiani!

Gesù è Figlio di Dio: e san Luca ha cercato di presentarlo così nel suo Vangelo.
Prima nel racconto del Battesimo al Giordano (Lc 3,22) e poi con la sua genealogia
che arriva fino ad Adamo “figlio di Adamo, figlio di Dio!” (Lc 3,38) termina l’elenco dei patriarchi.
Ed ecco che il diavolo lo tenta così: “Sei davvero Figlio di Dio? Dimostralo!”
Che cosa vuol dire essere “figlio di Dio”?
Il diavolo vuol far intendere che significhi cercare di usare ogni cosa per soddisfare se stessi.
Voglio raggiungere un obiettivo, sono uno che ha dei superpoteri e li uso.
Gesù, invece, non lo intende così. Ma presenta un altro modo di essere “Figlio di Dio”
che è quello dell’obbedienza alla volontà del Padre suo!
Non obbedisce al bisogno impellente della fame, né tantomeno al diavolo.
Gesù è il Figlio di Dio perfetto perché resta totalmente nella volontà del Padre suo (Gv 4,31-34).
Adamo ed Eva hanno abbandonato questa volontà e hanno perduto tutto (Gn 3).
Gesù, invece, resta in questa volontà e conquista la salvezza per sé e per tutta l’eredità di Adamo.

Anche nella seconda tentazione succede la stessa cosa.
C’è qualcosa che solletica l’umanità del Signore: il desiderio del successo e del potere.
Ma la tentazione è più radicale: chi adori? Chi servi? A chi rendi culto?
Oggi molti pensano di essere “atei” e di non avere padroni da servire.
Ma, in realtà, sono molti i signori di questo mondo e tante le cose a cui si rende culto!
Dalle cose, alle persone fino a veri e propri fanatismi che portano a gesti estremi!
Soltanto se si serve Dio – e il Dio vero, autentico – puoi essere davvero libero.
Il popolo di Dio, uscito dall’Egitto, nel deserto, rende culto ad un vitello (Es 32,1-6).
Lo sposo della Chiesa, invece, uscito dal deserto, serve unicamente il Padre suo
e indica al popolo della Nuova Alleanza il vero culto in Spirito e verità (Gv 4,23-24)!

Anche nella terza tentazione c’è un livello immediato della tentazione,
che è quello di affrontare i pericoli e le cose sentendosi figlio di Dio, di nuovo!
ma ce n’è uno più profondo e interiore che riguarda la persona di Gesù
– e di riflesso, anche la nostra -.
Essere figli di Dio, per il diavolo, è fare di questo una sorta di garanzia, di lasciapassare
che superi le leggi della natura e della storia!
Per Gesù essere figli è vivere nel timore del Padre
o, per dire come insegna san Paolo (Fil 2,6),
non ha pensato che il suo essere uguale a Dio fosse un vantaggio, un diritto acquisito.
Essere figli è restare piccoli per confidare nel Padre e non per sfidarlo.
Giacobbe ha rubato la primogenitura ad Esaù che l’ha ceduta per un piatto di lenticchie (Gn 25,19-34);
il primogenito di molti fratelli (Rm8,29), invece, insegna loro come amare Dio
e senza gelosia li invita nella dimora del Padre suo dove prepara loro un posto (Gv 14,2-3).

Ecco, dunque, che Gesù mentre vince il diavolo, il tentatore, ci rivela chi è!
E, soprattutto, ci fa scoprire come possiamo vivere da autentici figli di Dio
vincendo le conseguenze del peccato originale in noi
e seguendo la via del Vangelo che Egli ci spalanca davanti!

Accogliamo Colui che oggi ci dona la sua vittoria sul male e sul peccato!
Accogliamo il Figlio di Dio che oggi si dona a noi
perché nel deserto del mondo e di questa quaresima
possiamo imitarlo e possiamo vincere ogni tentazione
con la sua parola, con il suo esempio, con la forza di questo pane che Egli ci dona!

Valledacqua, 10 marzo 2019
I domenica di quaresima
Dt 26,4-10; Sal 90; Rm 10,8-13; Lc 4,1-13.

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dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
Monastica perché è una vita battesimale vissuta con radicalità attraverso la professione dei consigli evangelici. Ha come priorità la liturgia, l’ascolto della Parola di Dio e la pratica della vita fraterna in cui ciascun membro trova la propria stabilità, il proprio cammino di evangelizzazione e la propria donazione al Padre. Secondo le parole di san Nilo, fondatore del cenobio di Grottaferrata, “il monaco è un angelo: la sua opera è misericordia, pace e sacrificio di lode”. In queste parole ogni membro riconosce il cuore e il fine della sua vocazione monastica.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.