Gesù risorto è la nostra pace

TOMMASO 9Firenze, Badia fiorentina
3 aprile 2016
II Domenica di Pasqua

Otto giorni fa… successe che Gesù, risorto, vivo! Ecco che apparve…
Eppure questi giorni sono un solo giorno! Sono il giorno nuovo della salvezza
Ogni volta che noi ci ritroviamo qui, nel cenacolo per far memoria di Lui
Ogni volta che siamo riuniti nel suo nome perché cristiani
– fosse anche per la paura di esserlo come succede, purtroppo,
a molti credenti in diverse parti del mondo! –
Allora Egli c’è, è presente… “dove due o tre sono riuniti nel mio nome”

Io direi che dovremmo imparare a benedire questa presenza costante, fedele del Risorto!
Non dovremmo mai darla per scontata solo perché Egli è fedele alla sua parola
Non è un diritto nostro che Egli ci sia, non è un evento naturale
Ma è sempre una “grazia”, un dono gratuito e trasformante di amore!

Tu e tua moglie siete uniti nel suo nome: Egli è lì tra di voi!
Tu e il tuo fratello; Tu e la tua sorella vivete insieme per amor suo: Egli è lì tra di voi!
Vogliono convincerci che sono più grandi le diffidenze, gli odi, i sospetti, i rancori
Vogliono dirci che nella vita comune non può esserci fedeltà e pace
Che alla fine bisogna imparare a sopportarsi!
E, invece, no! Nella vita comune vissuta in nome di Gesù Cristo
C’è Lui che mantiene insieme, c’è Lui che costruisce l’unità e “smussa gli angoli”
Penso che il Papa abbia pensato a questo quando ha voluto incontrare
Quelli che egli chiama i suoi fratelli, Bartolomeo e Kirill, quelli più famosi…
Ci sono tante differenze, tante questioni che dividono: ma Gesù risorto costruisce l’unità
Se noi ci incontriamo perché siamo suoi, allora Egli ci raduna nel suo amore
Diventa la nostra pace… “Lui che di due ha fatto una cosa sola,
“abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne…
“Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini.
“Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.” (Ef 2,14.17-18)

Così, infatti, dice appena vede gli Apostoli: “Pace a voi” quelli che sono lì, vicini
Ma anche pace ai lontani, a Tommaso che non c’è; a Paolo che ancora non è credente
Persino a noi che ascoltiamo queste sue parole oggi, qui …
La pace, così, per noi cristiani è il bene massimo, perché è il bene costruito da Gesù risorto!
Così che san Benedetto e i suoi discepoli ne hanno fatto il segno proprio della loro vita
“Pax” si trova scritto nell’ingresso di Montecassino e di tanti monasteri benedettini
Non certo quella pace che è “buone maniere” che servono a tenersi ben a distanza!
Ma questa pace che Gesù risorto dona e che, magari, qualche volta porta al confronto sincero
Che chiede la correzione reciproca e donare e ricevere perdono
La pace che nasce dal cuore stesso di Gesù, cioè, e che Egli costruisce nella sua Chiesa.

Dopo il dono della pace c’è però una cosa bellissima e straordinaria
Uno dei “come” che in san Giovanni dicono cose grandi e importanti, fondamentali
“Come il Padre ha mandato me…” e come l’ha mandato?
Che ne sappiamo noi di come il Padre abbia mandato il Figlio?
E qui, allora, il Vangelo ci rivela il segreto della missione del Figlio – e della nostra missione! –
Soffia… “Ricevete lo Spirito Santo”
Eh sì! È proprio così che il Padre invia il Figlio: ricolmandolo di Spirito Santo!
E Gesù, allora, condivide con noi qualcosa di molto personale, di molto intimo
Ci introduce nel mistero stesso dell’amore tra Lui e il Padre
Ci fa entrare nel cuore della vita della Trinità!
Che è come abitata da questo impetuoso e sottile che è il soffio dello Spirito Santo…
Da questo soffio vitale noi siamo nati… e di questo soffio noi viviamo!
Non solo come Chiesa di Gesù, ma proprio come uomini, come creature
Noi nasciamo da questo gesto eterno del Padre che alita il suo Spirito d’amore sul Figlio
E lo invia, e lo manda, e in Lui crea ogni cosa che esiste…

Ma al “come” Gesù aggiunge un “così anch’io mando voi!”
Egli ripete nel tempo il gesto eterno compiuto dal Padre su di Lui!
Egli ci rende partecipi della creazione nuova nel suo nome
E nel battesimo noi siamo reci partecipi della missione di Gesù…
Su di noi viene soffiato lo Spirito Santo…
Sulla croce Gesù risponde all’amore del Padre e dona lo Spirito: una volta per tutte!
Ma ecco, qui, nel cenacolo, Egli ripete quel gesto di missione e lo offre a noi

E qual è l’effetto di questo dono, l’azione che ci dona di compiere?
È la pace, la riconciliazione… il perdono dei peccati!
Certamente questa frase di Gesù, “A coloro a cui perdonerete ecc. ecc.”,
Si riferisce anche al dono sacramentale dato agli Apostoli per la confessione
Ma è un dono offerto a tutti i credenti… a tutti noi come battezzati
Che, poi, nient’altro è che l’amore per i nemici, la riconciliazione con loro…
“Se tuo fratello ha peccato contro di te…”
Perdonare i peccati per conto del Signore è compito di chi ha questo compito nella Chiesa
Ma perdonare a quelli che “peccano” contro di noi, perdonare a chi ci fa del male
Ecco, questo è quello che ci contraddistingue come discepoli del Signore!
Fare della pace che riceviamo dal Risorto lo stile della nostra vita
Nell’offerta del perdono che suscita percorsi di vita nuova e spezza il cerchio della vendetta
Nell’attesa del perdono che può far breccia nel cuore delle coscienze più indurite
Nel vivere come Gesù ha vissuto: dando la vita per noi peccatori!

Ed ecco, dunque che siamo partecipi del grande gioco della salvezza:
Dio ci fa partecipi della sua vita perché noi possiamo contagiare il mondo intero
Con la forza del suo Spirito, con la forza della pace che viene da Lui
Con l’unità che nasce dalla sua presenza viva nel cuore del mondo!

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dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
La fraternità riconosce in san Bonifacio, vescovo e martire, apostolo della Germania, un riferimento perenne da approfondire e cui sempre ritornare per scoprire le radici della propria chiamata. In modo particolare egli è un punto di riferimento:
Per il desiderio di peregrinare pro amore Dei e il suo ardore missionario
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.