grazia

Una delle cose che ci dividono dalle Chiese dell’Oriente cristiano
è proprio un piccolo particolare della visione della Trinità.
Noi la risolviamo con il fatto che sono cose “teoriche”, che non riguardano la nostra vita,
che alla fine è importante volersi bene più che pensare la stessa cosa.
Molti, specialmente tra i monaci dell’oriente, non la vedono così
e questa questione è una cosa centrale, essenziale…
Che cosa possiamo ricavarne?
Dobbiamo scoprire che la verità su Dio – e, di conseguenza su tutto ciò che esiste – è importante!
Può sembrarci inutile, talvolta anche divisiva, ma è qualcosa che riguarda la nostra vita.
Può sembrarci strano, ma è profondamente diverso credere nella Trinità
o credere nel Dio dei musulmani.  O in un mondo divino come nell’induismo.
Diverso è fare di questo una contrapposizione inconciliabile e, addirittura, che conduce all’odio.
Ma dobbiamo capire bene che professare la nostra fede
– anzi cantarla, come facciamo nella liturgia –
è importante, prezioso. Non solo “praticarla”, ma anche dirla con le parole e le nostre scelte.

E che cosa ci dice la nostra visione di Dio, come Trinità?
Dal Vangelo ricaviamo con chiarezza che c’è una verità cui siamo diretti.
Non una verità che abbiamo già – e che sarebbe impossibile avere nel tempo –
ma c’è una verità tutta intera che risiede nelle “cose future” (che devono accadere).
Lo Spirito Santo ci introduce in questa pienezza di vita che è la vita della Trinità.
Dalla prima lettura, però, impariamo che c’è un luogo da cui proveniamo.
C’è una sapienza che ci precede e che precede, in realtà, ogni cosa.
Una sapienza che ha guidato la creazione e gioca con essa.
la Trinità è l’origine di tutto ciò che esiste e di tutto quanto vive.

Così, noi crediamo e professiamo che la Trinità è la nostra patria!
Cioè è il luogo da cui proveniamo, ma anche il luogo dove desideriamo tornare.
La vita della Trinità è il grembo che ci ha generati, ma anche il fine della nostra esistenza.
È, insieme, origine e destino di tutto quello che esiste.
Così la nostra vita, come la vita del mondo, non è abbandonata a sé stessa,
ma vive di questo mistero che la guida e la dirige.
Persino nelle “tribolazioni”, come ci insegna san Paolo.

Questo stare nel cuore della vita di Dio Trinità, la Bibbia la chiama “grazia”.
Una parola che ci sembra senza gran significato, ma che era una parola importante
per i primi cristiani, perché esprimeva la vita di Dio donata a noi, battezzati.
La “grazia” è, proprio vivere tutto immersi nella vita trinitaria di Dio.
Così possiamo capire che non è indifferente crederlo o non crederlo.
E possiamo anche intuire come sia importante ogni piccolo particolare di questo credere.
Perché ne deriva una vita autentica o una vita vissuta nella falsità, nell’inganno e nell’errore!

Così oggi affidiamoci alla Trinità che ci introduce nella sua vita attraverso il sacrificio dell’altare.
Proprio il nostro altare rimanda ad una famosa raffigurazione della Trinità, quella di Andreij Rublev.
In quell’opera le tre persone divine, raffigurate dai tre angeli che apparvero ad Abramo,
lasciano aperto lo spazio davanti a loro in forma di calice in cui c’è raffigurato un agnello immolato.
Questo nostro altare ha la stessa forma di quello spazio e al centro c’è l’Agnello di Dio!
È un invito costante a restare nella vita della Trinità.
È una proposta sempre presente a vivere della “grazia” che ci è donata in questo mistero.
Apriamo il nostro cuore ad accoglierla.
E cantiamo la nostra fede in Dio che è Trinità che ama l’uomo e lo invita alla piena comunione con sé!

Valledacqua, 16 giugno 2019
Domenica della Santissima Trinità
Pr 8,22-31   Sal 8   Rm 5,1-5   Gv 16,12-15

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dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
Monastica perché è una vita battesimale vissuta con radicalità attraverso la professione dei consigli evangelici. Ha come priorità la liturgia, l’ascolto della Parola di Dio e la pratica della vita fraterna in cui ciascun membro trova la propria stabilità, il proprio cammino di evangelizzazione e la propria donazione al Padre. Secondo le parole di san Nilo, fondatore del cenobio di Grottaferrata, “il monaco è un angelo: la sua opera è misericordia, pace e sacrificio di lode”. In queste parole ogni membro riconosce il cuore e il fine della sua vocazione monastica.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.