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    Vita di povertà
    La vita di povertà non è un’opzione ideologica, ma è attuazione del comando del Signore al ricco del Vangelo: “Va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri”. Essa nasce dalla condivisione dei doni ricevuti dal Signore ed è il presupposto di ogni autentica sequela.
    • Salmo 69/68, 1-19
      1 Al maestro del coro. Su «I gigli». Di Davide.2 Salvami, o Dio:l’acqua mi giunge alla gola.3 Affondo in un abisso di fango,non ho nessun sostegno;sono caduto in acque profondee la corrente mi travolge.4 Sono sfinito dal gridare,la mia gola è riarsa;i miei occhi si consumanonell’attesa del mio Dio.5 Sono più numerosi dei capelli del mio capoquelli che mi odi […]

    I monaci hanno fatto l'Europa,
    ma non l'hanno fatta consapevolmente.
    La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
    un'avventura interiore,
    il cui unico movente è la sete.
    La sete d'assoluto.
    La sete di un altro mondo,
    di verità e di bellezza,
    che la liturgia alimenta,
    al punto da orientare lo sguardo
    verso le cose eterne;
    al punto da fare del monaco
    un uomo teso con tutto il suo essere
    verso la realtà che non passa.
    Prima di essere delle accademie di scienza
    e dei crocevia della civiltà,
    i monasteri sono delle dita silenziose
    puntate verso il cielo,
    il richiamo ostinato, non negoziabile,
    che esiste un altro mondo,
    di cui questo non è che l'immagine,
    che lo annuncia e lo prefigura.