I primi e gli ultimi

Church-Pew-with-WorshippersMarina di Minturno
21 agosto 2016
XXI domenica del Tempo Ordinario

Chi sono gli ultimi? E chi sono i primi?
Facile descrivere i “primi”: sono quelli a cui rivolge Gesù nel Vangelo
E di cui ci da una descrizione molto dettagliata
Proviamo a descrivere i “primi”

Sono persone che cercano di entrare, che si impegnano, che ce la mettono tutta!
Sì, sì… proprio come siamo abituati a sentir dire
Ormai anche in Chiesa, negli ambienti ecclesiali, ma anche fuori!
“Occorre impegnarsi” “Bisogna mettercela tutta per realizzare i propri sogni”
Il Papa, a proposito, ha parlato di pelagianesimo…
Fai una novena, ti impegni e tutto ti sarà dato!
Bussano, chiedono, pretendono!
“I divorziati devono avere la Comunione!” “Perché gli omosessuali non possono sposarsi?”
E così via…

Persone che cercano di entrare, che vogliono entrare
Ma una porta già c’è ed è aperta!
È la porta della Croce del Signore; è la porta della fede; è la porta della Chiesa
Ma i primi vogliono entrare da un’altra parte, perché questa porta non l’accettano
Non la vogliono, evidentemente!

E poi il Vangelo ci spiega meglio:
Sono persone che accampano titoli, meriti, privilegi!
“Abbiamo mangiato e bevuto alla tua presenza!”
“Tu hai insegnato nelle nostre piazze!”
Qui, in queste parole, c’è tutta una retorica simil spirituale dei nostri tempi!
Dio che si fa vicino a noi, Dio che è uno di noi; Dio, uno che la pensa come noi!
Dinanzi alla presenza di Dio non si mangia e beve, ma si adora e si resta in silenzioso stupore!
Nelle nostre piazze non dobbiamo dare concessioni a Dio, ma dobbiamo annunciarlo!

Il fatto che Dio si faccia accanto a noi non ci autorizza a far finta che non sia Dio!
Anzi, dovrebbe confondere il nostro cuore!
Mentre… ecco Dio è uno di noi! E allora possiamo chiacchierare in Chiesa
Addirittura prendercela col prete che non ci fa fare salotto qui nella casa del Signore!
Possiamo anche fare una preghieruccia, magari una Messa, prima di una sfilata di intimo
I primi… sono i padroni di Dio, sono quelli che pensano di averlo in pugno!

E quante volte siamo noi così!
Siamo i primi, quelli che già sanno tutto, che hanno Dio in tasca
E veniamo a Messa così… con questa superbia, con questa alterigia… magari questa noia!
Dobbiamo stare un’altra volta a sentire queste storie, ma perché la Chiesa non si rinnova?
Perché non fa anche il nostro prete come quei preti simpatici
Che ballano, suonano la chitarra e tirano calci al pallone?
Almeno così… c’è qualcosa di diverso e non la solita noia della Messa!
Ragionamenti da “primi”, da “cristiani viziati”

Gli ultimi, invece…
Gli ultimi non hanno niente di cui vantarsi davanti a Dio
Stanno in Chiesa ogni volta con lo stupore di un bambino che scopre un mondo nuovo!
Ogni volta… non una volta sola…
Gli ultimi sono di quelli che siedono alla mensa di Dio e non quelli che vogliono mangiare e bere
Gli ultimi sono quelli che non hanno piazze in cui far insegnare Dio
Hanno solo un piccolo cuore buio dove far risplendere la luce dello Spirito Santo

E oggi, siamo noi, che siamo primi… per un motivo o per un altro
Siamo chiamati a farci ultimi
A rinascere nello Spirito Santo per lasciare che i nostri occhi siano colmi di meraviglia
Davanti al mistero che oggi si compie qui davanti a noi!
Dio si fa carne per noi… Dio si dona a noi e ci invita alla sua festa!
Se siamo rimasti primi rimarremo scandalizzati dalla ovvietà di questo evento
Se ci siamo lasciati convertire questa Messa sarà l’inizio di una vita nuova
Anzi… ogni Messa, ogni visita in Chiesa, sarà un momento di silenzioso stupore
Davanti alla grandezza e alla maestà di Dio!

E tu, allora, oggi…
Ti lasci convertire?
Vuoi passare dall’essere primo, a farti l’ultimo di tutti?

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dalla Regola di vita
Vita di lavoro
All’uomo è affidato il compito grande e sublime di custodire il giardino bello e grande della creazione. Il Figlio dell’uomo, il Signore Gesù, non si è sottratto a questo impegno durante tutta la sua vita lavorando e servendo ora nella bottega di Giuseppe, ora nell’annuncio del Vangelo. Chi vuole vivere una vita di sequela e imitazione del Cristo non può, dunque, che donare se stesso nell’attività lavorativa con competenza e professionalità, sull’esempio degli apostoli, specialmente dell’apostolo Paolo.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.