il Papa “rinuncia” e alza il tiro…

inutile dirlo: è stato spiazzante!
l’annuncio dato oggi, 11 febbraio 2013, davanti ai “signori cardinali” della rinuncia del nostro Santo Padre Benedetto XVI al ministero petrino, a norma del canone 332 §2 del CIC, è stato un evento storico e dalle conseguenze straordinarie…

più che Celestino V, a me viene in mente Giovanni XXIII ai primi vespri di san Paolo il 25 gennaio 1959 che come un fulmine a ciel sereno annunciò candidamente l’indizione di un Concilio Ecumenico

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a me pare di cogliere tanti elementi significativi che ci permettono di comprendere l’evento che è accaduto e che mi spingono a guardare a questo atto del Romano Pontefice come uno dei più alti del suo pontificato, pari, forse, soltanto alla forza profetica del Summorum Pontificum

la scintilla mi si è accesa leggendo la strumentalizzazione delle parole del cardinale Dziwisz… il Papa avrebbe fatto un “gran rifiuto”? il Papa starebbe fuggendo di fronte ai lupi, di cui parlò nella sua splendida omelia all’inizio del suo ministero? il Papa starebbe rinunciando alla Croce? getta la spugna? è scoraggiato e deluso?

ho riletto allora il testo della rinuncia di papa Benedetto XVI e mi è parso chiaro che cosa ha in mente il Papa: un esercizio potremmo dire più alto del suo ministero a vantaggio della Chiesa. ha detto: Bene conscius sum hoc munus secundum suam essentiam spiritualem non solum agendo et loquendo exsequi debere, sed non minus patiendo et orando e cioè: “so bene che questo ministero, per la sua natura spirituale, dev’essere esercitato non solo agendo e parlando, ma non di meno anche soffrendo e pregando”.

e la preghiera me l’ha confermato: c’è un modo di vivere il ministero petrino che è quello dell’esercizio del munus con atti e parole. Per questo però occorre forza nel corpo e nello spirito. Ma c’è un altro modo di viverlo: quello della preghiera e della sofferenza. E di fronte alle grandi sfide della Chiesa, dell’evangelizzazione… oso pensare anche davanti alle grandi fratture che si percepiscono Benedetto scopre, nel proprio intimo, che non è più il tempo della forza di annuncio, della grandezza dei gesti – di cui i suoi quasi otto anni sono stati pienissimi! -; il Papa, ora scopre che si tratta di alzare il tiro… occorre salire al piano superiore dove il servizio alla Chiesa è l’offerta della propria vita a Dio nella sofferenza e nella preghiera…

così Benedetto non fugge davanti ai lupi, non rinuncia alla croce, non getta la spugna, ma entra in un modo nuovo di vivere il ministero petrino… un modo che egli sceglie in modo pieno e consapevole, un modo che ricalcando i passi di chi nella Chiesa fa della propria vita un’offerta continua a Dio, come i monaci e le monache, indica anche una strada…

davanti alle grandi questioni della fede, in questo momento della storia dove sembrano esserci più luci che ombre, in questa ora in cui la Chiesa è chiamata ad una fedeltà eroica al deposito della fede e, insieme, ad un rinnovato annuncio dell’evangelo, non possiamo che accogliere l’estremo invito di un Papa che sarà ricordato come un vero Padre della Chiesa: “offri la tua vita nella preghiera e nella sofferenza”!

ritengo che in questo atto del Papa sia rinchiusa una vera chiamata dello Spirito ad una lotta spirituale che richiederà alla Chiesa non solo il vigore fisico e interiore delle parole e delle azioni,  ma anche il coinvolgimento personale in un opera di conversione, di lode e di intercessione che è il proprio della vita monastica… il nuovo Papa potrà contare sulla presenza nascosta di un Papa “emerito” che resta a pregare e a offrire la propria esistenza per il bene della Chiesa… l’azione della Chiesa ha bisogno – oggi come non è mai accaduto nella storia della sua esistenza storica – di uomini e donne che la sostengono con la propria preghiera, la propria sofferenza, la propria vita offerta nel nascondimento e nell’umiltà

Benedetto XVI apre la via… noi proveremo a seguirlo?

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3 Commenti a “il Papa “rinuncia” e alza il tiro…”

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I monaci hanno fatto l'Europa,
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La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
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La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.