più giovane del peccato

Valledacqua, 8 dicembre 2018
Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38

Camminiamo verso il Signore che viene
ma, mentre andiamo, ecco che oggi facciamo una sosta
o, forse meglio, una tappa importante nel cammino
fermandoci a scoprire un mistero cristiano
che ancora oggi divide i credenti e le Chiese:
la Concezione immacolata della Madonna

Per le comunità della Riforma è una sorta di bestemmia!
Per le Chiese dell’Oriente è una opinione teologica discutibile!
Per noi è una cosa essenziale alla fede
e non solo perché l’ha proclamato il beato Pio IX
ma, semmai, lui l’ha fatto perché è una cosa che ha a che fare con la fede

Che cosa vuol dire questo mistero?
Che fin dalla sua creazione, la Vergine Maria, non ha conosciuto il peccato.
Non solo perché è stata “brava” e non ha mai peccato in vita sua,
ma perché è stata preservata da quella inclinazione al male
che è una comune eredità del genere umano e che noi chiamiamo “peccato originale”

Un famoso romanzo francese, Journal d’un curé de campagne di Georges Bernanos,
descrive la Vergine Maria come la più “giovane del peccato”
perché con lei compare di nuovo nel mondo quello sguardo infantile e puro
che permette di vedere ogni cosa con autenticità e verità
come lo sguardo dell’uomo così come l’ha creato e pensato Dio
prima che il peccato lo corrompesse e lo deformasse…

Il peccato rende il nostro sguardo opaco, offuscato, vecchio

Noi nasciamo con questo “difetto” che rischia di accentuarsi con tempo
a causa della nostra partecipazione a questa corruzione
fino a renderci schiavi e prigionieri di noi stessi, delle nostre convinzioni

La realtà invece di vederla con chiarezza, noi la vediamo come al buio
Siamo come dei ciechi che cercano di costruirsi una rappresentazione del mondo
e poi pensiamo che tutto vada come pensiamo noi!

Invece la Vergine Maria non ha mai conosciuto questa oscurità
ed è, così, la nuova Eva!
Perché come lei, prima del peccato, può vedere il mondo davvero,
senza ombre, senza oscurità, senza il velo del peccato che le offusca gli occhi

Ma… come mai la Vergine Maria ha avuto questo “privilegio”?
E perché è così essenziale alla fede?

Dice il beato Pio IX che è stato in previsione dei meriti della Croce del Signore Gesù
cioè, perché è stata fatta partecipe della salvezza del Signore
fin dagli inizi della sua esistenza:
è tutta piena di grazia!
La Pasqua del Signore già operava in lei,
nella piccola donna di Nazareth!
Se non fosse stato così penseremmo che l’amore di Dio possa avere dei limiti,
possa essere vinto dal tempo, dallo spazio, da qualcosa

E invece, l’amore di Dio non ha confini
e come ha potuto liberare la Vergine Maria dal peccato originale
così può fare qualunque cosa anche in noi…

Ma c’è anche un altro motivo oltre a quello indicato dal papa Pio IX:
come il creato è la culla creata da Dio per ospitare l’uomo
così la Vergine Maria è la culla voluta dal Padre per accogliere il Figlio fatto carne

Ed entrambi i motivi ci riguardano,
perché anche noi siamo partecipi di questo mistero che è proprio della Madonna
ma che riguarda ogni credente!

Infatti anche noi, nella rinascita del Battesimo e nella purificazione della Confessione,
siamo fatti “immacolati”, liberi dal peccato e dal peccato originale…
Diventiamo partecipi del mistero dell’Immacolata!
Grazie alla forza dirompete della Pasqua e per poter essere capaci di accogliere Cristo in noi!

E, proprio come la Beata Vergine Maria, possiamo credere che “nulla è impossibile a Dio”
possiamo dire anche noi – con verità e con forza –
Sono tuo servo, sono tua serva, Signore
Si realizzi in me la Tua Parola!

Oggi questa festa, mentre ci fa alzare lo sguardo verso la Madonna,
ci invita ad una vita nuova!
A scoprire che col battesimo anche noi siamo più giovani e più scaltri del peccato:
basta crederci e vivere con questa fede!
Ci invita anche a sperimentare che nella confessione
– quando ci confessiamo davvero, pentendoci dei nostri peccati –
ci viene donato un cuore nuovo, uno spirito nuovo:
siamo partecipi dell’immacolata concezione della Vergine

E, per tornare al nostro Bernanos, possiamo sentire su di noi
lo sguardo infantile e materno della Vergine Maria;
Ti rendi conto che cosa siamo noi per lei: noi, la razza umana?
Oh, naturalmente, aborre il peccato,
ma in fin dei conti gliene manca ogni esperienza,
quell’esperienza che non è mancata ai santi più grandi,
allo stesso santo di Assisi, per quanto serafico fosse.
Lo sguardo della Vergine è il solo veramente infantile,
il solo vero sguardo di bambino che mai si sia posato sulla nostra vergogna e la nostra miseria.
Sì, figliolo, per pregarla bene bisogna sentire su se stessi questo sguardo
che non è affatto quello dell’indulgenza
– perché l’indulgenza si accompagna sempre a qualche amara esperienza –
ma della tenera compassione, della sorpresa dolorosa,
di non si sa quale altro sentimento inconcepibile, inesprimibile,
che la fa più giovane del peccato, più giovane della razza da cui è uscita
e, benché madre attraverso la grazia, Madre delle grazie,
ne fa la più giovane del genere umano.

Volgi su di noi il tuo sguardo di compassione, o Vergine Maria!
Perché siamo guariti dai nostri peccati e dai nostri mali
Guardaci con il tuo sguardo d’amore
che ci fa sentire l’amore della Trinità
e ci fa assaporare la forza della salvezza
che viene dalla Croce del Signore
e in noi ricostruisce la forza di amare come Lui ci ama!

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Vita di comunione ecclesiale
La fraternità e ogni sua comunità appartiene alla Chiesa pellegrinante sulla terra, in pieno legame di fede, di obbedienza e di giurisdizione con il Romano Pontefice che la presiede.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.