inabissamento

l’inabissamento indica la sparizione
dato che tutto ciò che finisce nell’abisso
scompare

Gregorio di Nissa, In inscriptione Salmorum, II, XIII

BenedettoXVIleaveNel pensare al termine del ministero petrino di Benedetto XVI, nell’ascoltare le straordinarie parole che egli ha pronunciato nelle sue comunicazioni pubbliche dallo scorso 11 al 28 febbraio 2013 – che sono come una summa del suo magistero e che lo consacrano come un vero dottore della Chiesa all’inizio di questo millennio – una parola mi suona giusta, vera, descrittiva: inabissamento

Inabissarsi è quello che fa ad esempio un fiume che entra nelle viscere della terra per continuare la sua corsa verso il mare.

Inabissarsi è quello che un tuffatore che lascia l’aria, le cose per scendere negli abissi del mare.

Inabissarsi è l’atto eterno del Figlio che sprofonda nelle viscere di misericordia del Padre suo; è l’atto eterno del Padre che si perde nell’abbraccio del Figlio suo; e l’atto eterno dello Spirito d’amore che nell’infinito abisso del Padre e del Figlio si lascia annullare per essere l’eterno amore.

Inabissarsi è quello che ha fatto Dio quando ha scelto un popolo, quando ha preso una carne umana, segnata dall’abisso del peccato, e l’ha redenta.

Inabissarsi è stato l’atto del Figlio di Dio che è sceso nelle tenebre degli Inferi per risorgere vittorioso.

Inabissarsi è il cammino dell’uomo vero che sprofonda nelle viscere di misericordia di Dio fino ad essere partecipe della sua natura divina per grazia.

la cloudtag dei tweet di Benedetto XVI
la cloudtag dei tweet di Benedetto XVI

Inabissarsi nel cuore della Chiesa e del mondo: è quello che fa Benedetto XVI nel cuore della Quaresima del 2013. Bisognerà riesumare qualcosa di Theillard de Chardin per comprendere. Quando egli scrive nella Messa sul mondo: “…per accedere al Centro ardente dell’Universo, non basta che l’Uomo viva sempre di più per se stesso, nemmeno che sacrifichi la sua vita per una causa terrestre, per quanto nobile sia. Il Mondo non può finalmente giungere a Te, o Signore, che mediante una sorta d’inversione, di capovolgimento, di ex-centrazione, in cui s’inabissa per un tempo non solo la riuscita individuale ma la stessa apparenza di un qualsiasi vantaggio umano.” Non sembri ardito questo accostamento tra un Papa e una delle figure più discusse del cattolicesimo del Novecento. In queste parole forse c’è il cuore di ogni decisione per Dio che abbia il sapore dell’immolazione, dell’espiazione con il Cristo crocifisso. Non tattica, non strategia. Ma risposta fiduciosa e ammirevole ad un appello di Dio a condividere la sorte del Figlio suo.

L’inabissamento implica anche un restare nei sotterranei. Uno sparire che non blocca la vita, ma, anzi, semmai la amplifica e le dona di portare vita. A qualcuno forse non piacerà, a qualcuno questa presente assenza potrà sembrare ancora più ingombrante… Ma a chi è mosso dallo Spirito, questo stare in modo diverso accanto alla croce del Signore, non può che dare fiducia, sostegno, forza…

E, soprattutto – e questo è un leit motiv che non riesco a non sottolineare ogni volta – c’è un invito pressante a esserci in prima persona, a spendersi personalmente per il Regno di Dio, per la sua venuta… un impegno non più dilazionabile! All’inabissamento del Papa deve corrispondere l’emergere di chi lo ha amato, di chi è chiamato a operare per il bene della Chiesa e del Vangelo del Signore.

BXVIAh! dimenticavo…

Grazie, papa Benedetto… anche di quello che continuerai a fare, inabissato nel cuore della Chiesa e del mondo.

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La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
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La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
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al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.