incarnazione

J. Kirk Richards, Annunciation

La festa di oggi, che cade sempre nel tempo della quaresima,
è davvero centrale: importantissima!
Lo sapevano bene i nostri antenati che,
in diverse città europee dal medioevo fino all’età moderna,
segnavano l’inizio dell’anno con questa festa!
E in realtà è una cosa molto profonda e vera:
con l’annuncio dell’arcangelo Gabriele alla Vergine Maria
si attua l’incarnazione, che è il modo attraverso cui si compie la salvezza cristiana!
Purtroppo oggi molti riducono l’incarnazione ad una banale “umanizzazione” di Dio.
Come se Dio ne avesse abbastanza di esserlo e allora si fa uomo, per essere più alla mano.
In realtà è ben altro, l’incarnazione!
Esso, è, appunto, lo stile con cui si compie la salvezza, la redenzione dell’uomo.
Vediamo come…

Anzitutto Dio sembra non comparire per nulla! Eppure è Lui che è coinvolto. Totalmente.
Ma c’è un suo inviato (un “arcangelo”, cioè una sua Parola definitiva, potente, immane)
e c’è poi una donna, poco più che una ragazza, in un oscuro villaggio a nord di Israele.
La salvezza si compie nel nascondimento di Dio, nel suo mettersi in secondo piano.
Non per “politesse”, perché così è più corretto… ma perché così Egli può agire con efficacia.
L’incarnazione, infatti, ripropone nel tempo il mistero eterno dell’obbedienza del Figlio.
Il Figlio scruta il cuore del Padre e ne coglie i desideri più profondi e li compie.
“Ecco, io vengo per fare la tua volontà”.
Perché l’uomo possa compiere allo stesso modo questo mistero
non può vedere Dio faccia a faccia – altrimenti sarebbe obbligato a compiere quello che Dio dice –
ma  deve vederlo e udirlo attraverso il “velo” della Parola, dell’angelo
e deve aderire a Lui con la fede, che è, nel tempo, la ripresentazione dell’obbedienza di Gesù.
Così la Vergine Maria ripete per noi – e noi lo possiamo in Lei – il sì eterno del Verbo!

E così si compie anche il mistero per cui Dio e l’uomo si trovano uniti in una sola persona:
in Gesù si compie non solo l’obbedienza del Verbo, ma anche l’unione tra noi e Dio
In questo corpo che la Vergine Maria custodisce, c’è tutto il mistero del creato;
c’è tutta la salvezza già compiuta e perfetta, così come era nell’Eden
e così come sarà, totalmente rinnovata, nel nuovo giardino della nuova Gerusalemme.
Perché la salvezza è proprio questo: l’alleanza – ritrovata, dopo il peccato – tra noi e Dio.
Così non possiamo ridurre, moralisticamente, l’incarnazione ad una sorta di
“com’è buono Dio che non fa come i cardinali che stanno nei palazzi, ma è umile e povero”.
L’incarnazione è l’amicizia che Dio stabilisce con l’umanità in modo definitivo!
Così che, o tu entri in questo rapporto di amicizia
e ti lasci trasfigurare,
convertire,
evangelizzare
o non ritrovi più neanche te stesso
e sei alienato,
schiavizzato,
bullizzato dalla corruzione del male.

Celebrando, allora, questa grande festa
noi poniamo gli occhi su ciò che regge il mondo
e siamo invitati ad una amicizia, ad una alleanza:
quella tra noi e Dio.
Come la Vergine diciamo: “Eccomi!”
Nel suo cuore immacolato entriamo per scoprire Gesù che ci invita all’unione con Lui.
Oggi lasciamo che Dio – e tutto il creato – si rallegrino per il nostro “Sì”!

Valledacqua, 25 marzo 2019
Annunciazione del Signore
Is 7,10-14; 8,10; Sal 39; Eb 10,4-10; Lc 1,26-38

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La sete d'assoluto.
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