Iperstracolma di grazia

Sembra che questa festa sia soltanto qualcosa di aggiunto alla nostra fede
tanto che i cristiani della Riforma non comprendono come possiamo celebrare una cosa
che non è espressamente e direttamente scritta della Bibbia.
E persino molti cattolici oggi sembrano mettere da parte questo mistero
che oggi celebriamo ma che è da sempre – prima ancora della sua definizione ufficiale –
uno dei misteri che il popolo di Dio ama, celebra e vive con intensità.
La vergine Maria, così noi crediamo, è stata preservata dal peccato originale
già nel momento della sua concezione! Perché?

La prima lettura ci fa vedere il mistero del peccato originale
quello stato, cioè, in cui ci troviamo tutti noi!
Uno stato in cui siamo come sospettosi di Dio, del suo mondo, della salvezza.
Come Adamo, infatti, noi ci nascondiamo davanti al Signore.
Preferiamo stare tra gli alberi del mondo e non farci trovare da Dio.
Ci sentiamo come nudi e scoperti davanti a Lui, come se fosse un estraneo.
Il racconto della Genesi, però, collocando il peccato nella storia dell’uomo
ci insegna che questo peccato non fa parte del progetto originale ed eterno di Dio
ma è come sopraggiunto, si è attaccato alla nostra natura umana come un corpo estraneo.
La Vergine Maria è Colei che, proprio come Adamo ed Eva, viene creata da Dio
senza questo segno, questo peso, questa oscurità che pervade la nostra vita.
È come se Dio ripartisse da zero.

La seconda lettura, però ci fa capire che non è proprio così!
Non si tratta di una “ripartenza”, di un “cancelliamo tutto e rifacciamo”
(così come potrebbe farci pensare il racconto del diluvio universale).
Perché il progetto di Dio già prevede che noi siamo predestinati a essere figli adottivi!
Il mistero della Pasqua – che noi domenica dopo domenica celebriamo solennemente! –
il mistero della morte e risurrezione del Signore Gesù vince il peccato originale in noi
e ci dona di essere rinnovati pienamente con la forza dello Spirito del Figlio.
La Vergine Maria non è soltanto una “nuova Eva”, ma è una primogenita!
È la prima persona che viene resa partecipe della salvezza eterna di Gesù.

E questo è il grande mistero che noi celebriamo oggi!
Finalmente nel mondo compare una donna che è totalmente salvata dal Signore Gesù.
Non come noi in forza del battesimo, ma per una libera iniziativa della Trinità.
E per questo, come oggi ci dice il Vangelo, è “piena di grazia” è “iperstracolma di grazia”!
Cioè in Lei risplende pienamente questo progetto di Dio
a cui egli ha predestinato tutti
pur lasciando ad ognuno, anche alla Vergine Maria, la libertà di accogliere questo disegno.

E questa libertà è quella che dobbiamo chiedere alla Madonna:
di saper essere capace , come Lei, di saper credere nell’impossibile che Dio compie in noi
di accogliere con la docilità del Figlio eterno, di Gesù, ciò che il Padre ci dona di vivere
e di abbandonare la vergogna di Adamo, il suo sospetto, il suo dubbio su Dio!

Si, o Vergine Immacolata, dona a noi di saper accogliere la salvezza del Padre
che ci ha predestinati a essere immagini del Figlio suo, Gesù!
Donaci di non nasconderci davanti a Lui
ma di saper offrire il nostro eccomi al progetto di amore che Egli ha su di noi!
Come il tuo eccomi fu una eco dell’eccomi eterno del Verbo di Dio
lascia che il nostro eccomi all’amore del Padre sia una eco del tuo!
Guidaci nelle insidie della vita a saper riconoscere le prove, le tentazioni del diavolo
e donaci di essere tua stirpe, quelli che sanno mettere sotto i piedi
la paura e la disperazione che nascono dal peccato
e sanno vivere unicamente dell’impossibile di Dio!

Valledacqua, 24 novembre 2019
Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Gen 3,9-15.20 Sal 97 Ef 1,3-6.11-12 Lc 1,26-38

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dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
Nella sua Pasqua, nella città santa di Gerusalemme, offrendo la propria vita e ricevendola in dono dal Padre per la salvezza del mondo, il Signore Gesù ha indissolubilmente unito contemplazione e azione divenendo causa e fonte dell’effusione perenne dello Spirito Santo. Per questo l’Eucaristia domenicale e il Santo Triduo Pasquale sono le solennità in cui la fraternità sa di essere costantemente rinnovata nella sua chiamata e nella fedeltà ad essa.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.