La fede dell’uomo e la compassione di Dio

4101Marina di Minturno,
25 ottobre 2015
XXX domenica del Tempo Ordinario, anno B

  

Prima di ogni cosa vorrei che imparassimo a ripetere sempre
La preghiera che Bartimeo, il cieco di cui abbiamo sentito nel Vangelo,
Ancora oggi, dopo più di duemila anni, ci insegna:
“Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me”
È la preghiera della verità di noi stessi davanti a Dio
È la preghiera del povero pubblicano in fondo al tempio
È la preghiera che ha animato – e anima ancora – tanti cristiani nel mondo d’Oriente
Dalla ripetizione continua di questa preghiera
Che possiamo fare sempre e ovunque, mentre facciamo le pulizie, mentre lavoriamo
Dalla ripetizione continua di queste parole
Entra in noi la pace, la forza dello Spirito Santo, la luce della sapienza
Ma, soprattutto, è scacciata via ogni superbia, ogni orgoglio, ogni presunzione
Così esercitiamoci a ripetere sempre, da quando ci svegliamo fino a quando andiamo a dormire
Queste parole nel nostro cuore, nel nostro intimo
E, di tanto in tanto, lasciamole affiorare sulle labbra
Perché possiamo gustarle, assaporarle e farle ascoltare anche a noi stessi!

Ma, la cosa più importante, è che questa preghiera semplice
È quella che ci dona di poter essere guariti dai nostri mali
Oggi il Vangelo rinchiude tutti i mali dell’uomo nella cecità
Bartimeo è un uomo che vorrebbe seguire Gesù, vorrebbe andargli dietro
Ma non può: è cieco… non vede la strada…
Siamo proprio noi! Siamo animati da buoni sentimenti, da bei propositi
“Vorremmo”, “ci piacerebbe”, “come sarebbe bello”
Però, poi, come Bartimeo stiamo fermi dove stiamo, chiusi nella nostra infelice cecità
“Che devo fare?” “Come devo comportarmi?” “Che devo dire?”
E man mano diventiamo sassi fermi ai bordi della strada della vita!
Invece Bartimeo, no! Resta un uomo che cerca, che aspetta
Non si lascia indurire dalla vita, dalle situazioni
E Gesù, alla fine del brano che abbiamo ascoltato, gli dice:
“La tua fede ti ha salvato!!!”
Com’è possibile? Non è Dio che ci salva? Non è Gesù che ci salva?
Certamente! Mica siamo noi che ci salviamo!
Ma con la sua morte, la sua passione per noi e la sua risurrezione, con il dono dello Spirito Santo
Gesù ha già fatto tutto! Nella speranza siamo già salvati!
Che cosa manca?
Manca il nostro esserci, la nostra accoglienza
Manca la nostra fede!
Così che è proprio la nostra fede, il nostro accogliere Dio che manca all’opera di salvezza!
È come se ci avessero aperto un conto miliardario in banca
Però dobbiamo andare ad attivarlo, dobbiamo poterlo usare dando i dati ecc. ecc.
E così dovremmo chiederci: “Perché ci ostiniamo a vivere da poveracci
“Quando potremmo vivere da ricchi sfondati?”
Perché non prendiamo il coraggio di vivere di fede, di lasciarci animare dall’amore per Gesù?

Gesù, infatti, passa continuamente per le strade della nostra vita
E noi possiamo starcene tranquilli
Magari maledicendo la nostra vita piatta e senza gioie
Oppure possiamo affidarci a questo uomo
Che, come ci ha insegnato la seconda lettura, è un sommo sacerdote compassionevole!
Che cosa vuol dire?
I sommi sacerdoti erano coloro che potevano mettere in rapporto l’uomo con Dio
Offrivano sacrifici perché così Dio perdonasse i peccati e tornasse a parlare con l’uomo
Sentivano, così, una giusta compassione per aiutare i fratelli
Anche Gesù ha fatto così
Anzi l’ha fatto perfettamente e una volta per tutte:
Ha offerto non un sacrificio limitato e imperfetto
Ha offerto, invece, tutto se stesso a Dio per tutti gli uomini!
Così noi ci affidiamo a lui e sappiamo che Egli ha già offerto tutto
La sua compassione non è solo giusta, ma è anche piena, totale, immensa
È la compassione stessa di Dio che ci raggiunge
Ora
In questa celebrazione

Gesù è la compassione del Padre per noi
Per noi ciechi… per noi che gridiamo a Lui!
Gesù è la luce che vince le tenebre del peccato
E noi possiamo tornare a vedere!

Con fede, allora, con la fede che ci permette di assaporare la compassione di Dio
Avviciniamoci all’altare
E con umiltà diciamo al Signore Gesù
Che passa in mezzo a noi:
“Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”
Abbi pietà di noi, o Signore
E mostra a noi la tua compassione divina!

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dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
La fraternità riconosce in san Bonifacio, vescovo e martire, apostolo della Germania, un riferimento perenne da approfondire e cui sempre ritornare per scoprire le radici della propria chiamata. In modo particolare egli è un punto di riferimento:
Per la preminenza dell’Amore di Dio su ogni altra realtà creata
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.