la giusta prospettiva

Spesso, nella vita, è importante capire da quale prospettiva guardare le cose.
Perché dal lato in cui ti poni ogni cosa appare in modo diverso.
Possiamo ricordare l’episodio evangelico della vedova che getta due spiccioli nel tempio (Lc 21,1-4).
Se la guardi con gli occhi di chi paragona il valore delle offerte è una cosa
Se la guardi con gli occhi di chi considera quanto la persona offre dei suoi beni è un’altra.
E così anche nel nostro Vangelo di oggi.
È un brano che rischia di essere fortemente strumentalizzato a favore di una religione che sia solo opere.
Un po’ come succede con l’insegnamento del Papa che qualcuno vuole ridurre
ad una posizione politica specifica o a una rivoluzione della Chiesa.

Proprio Gesù, invece, indica la prospettiva da cui guardare la storia dell’uomo ferito e percosso.
Ed è l’insegnamento più grande che ci offre!
Perché, ascoltando questa parabola, tutti tendiamo a leggerla mettendoci all’esterno
e puntando il dito contro il levita o il sacerdote e lodando il samaritano
un po’ come si fa oggi sui social o una volta nei bar: quello è buono e quello è cattivo.
E, alla domanda propria di questo vangelo, “Chi è mio prossimo?”,
tutti tirano giù delle belle conclusioni moralistiche
sul dover amare chi è povero, sull’ipocrisia di chi va per la sua strada, eccetera eccetera!

Ma ecco che Gesù indica chiaramente il punto di vista corretto per leggere questa parabola.
Che, poi, è il punto di vista – l’unico – con cui una persona di fede può leggere ogni storia e ogni cosa.
Bisogna mettersi nei panni dell’uomo ferito e lasciato mezzo morto.
Bisogna scoprirsi feriti e colpiti dalla vita e dal male per poter vedere le cose dal giusto punto di vista!
Finche noi guardiamo – contempliamo – a partire dalla nostra sicurezza
finché noi ignoriamo il nostro peccato, il male che ci distrugge e ci mette ai bordi della vita
non riusciremo a contemplare con verità e autenticità.
Potremmo soltanto giudicare.
Potremmo soltanto insuperbirci.
Facciamo della nostra carità un vanto che non serve a nulla!

Solo se guardiamo mettendoci nei panni del povero, dell’oppresso, di chi è ferito
– anzi riconoscendoci poveri, feriti, oppressi –
solo così possiamo vedere le cose dal giusto punto di vista
e possiamo scoprire chi è il nostro prossimo.
Scopriremo che Dio è l’unico capace di farsi prossimo a noi.
E che noi possiamo soltanto rendergli grazie
e provare a imitarlo nella nostra vita,
amando non perché siamo buoni e grandi
ma unicamente perché obbediamo a Colui che è nostro prossimo.

Così oggi impariamo che la nostra capacità di amare è direttamente proporzionale
alla nostra capacità di scoprirci peccatori e amati da Dio, nostro prossimo e samaritano.
Se non sai chiedere perdono a Dio non sai neanche amare davvero!

Donaci, o Gesù, di poter guardare ogni cosa da peccatori, da poveri, da ultimi.
Donaci di scoprire come tu ci ami, ci sani e ci guarisci.
Donaci di poter, fino in fondo, di poterti imitare, obbedendo al tuo invito.
Donaci, o Signore Gesù, ti vivere ogni cosa nella giusta prospettiva
quella che tu hai assunto: quella dell’umiliazione fino alla morte di croce.

Valledacqua, 14 luglio 2019
XV domenica di Pasqua
Dt 30,10-14   Sal 18   Col 1,15-20   Lc 10,25-37

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il richiamo ostinato, non negoziabile,
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di cui questo non è che l'immagine,
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