La grazia e la verità

nic3b1oMarina di Minturno,
3 gennaio 2016
Seconda Domenica di Natale

L’inizio del Vangelo di san Giovanni è così ricco di teologia, espressa in una sorta di poesia,
Che non finiremo mai di esplorare la sua grandezza e le cose che ci racconta!
Vorrei oggi prendere solo un aspetto di questo grande “affresco teologico”
Per poter vivere con una nuova intensità il Natale che abbiamo vissuto…
Il Natale è la festa dell’apparire del Verbo per noi e per ogni creatura
“Egli, Verbo invisibile, apparve visibilmente nella nostra carne”
Dice uno dei prefazi della Messa di Natale
Lui, il Verbo, che è il modello di ogni cosa creata: dell’uomo e di ogni creatura!
Proprio Lui che muove con il suo Spirito ogni cosa… si rende visibile!

E allora san Giovanni dice una cosa che non so se l’avete ben compresa:
“La Legge fu data per mezzo di Mosè”
Che cosa intende dire san Giovanni?
La Legge era, ed è, per il popolo ebraico, il luogo per eccellenza della Rivelazione di Dio
Dio chiede di essere fedele alla Legge: questo è il cuore dell’Alleanza tra Dio e il suo popolo
Mosè ha ricevuto da Dio l’insieme delle norme che assicurano l’amicizia di Dio con Israele
E la Legge è stato il modo più perfetto di comprendere chi è Dio, la sua volontà!
Tanto che i dieci comandamenti – che sono un po’ come la sintesi della Legge!
che però è racchiusa in ben cinque libri della Bibbia e che si compone di tante indicazioni –
I dieci comandamenti sono riconosciuti un po’ da tutti come una serie di valori condivisi,
Sono come la base di una morale universale che è il sogno di ogni uomo sulla terra!
Molti tendono oggi a vedere la Chiesa e Gesù come un’agenzia morale
Sono contenti perché il Papa dice delle cose giuste, insegna la morale
Alcuni mandano i figli al catechismo perché così imparano a comportarsi
O mandano i figli all’asilo dalle suore o nelle scuole cattoliche per una moralità più forte!
Una cosa buona, certamente, ma Gesù non è venuto a portare la Legge!
Per quella sarebbe bastato Mosè, la Rivelazione dell’Antico Testamento…
Se riduciamo Gesù a uno che semplicemente ci insegna come comportarci
O soltanto come uno che ci ha dato un bell’esempio… non avremmo compreso niente di Lui!
Proprio questo vuol dire san Giovanni!
Gesù non è venuto a portare la Legge, una norma morale, un codice di buone maniere!
Per quello già c’è Mosè… e anzi nella parabola di Lazzaro e del ricco epulone
San Luca fa dire ad Abramo: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro” (Lc 16,29)
Cioè: per comportarsi bene c’è tutta la Legge con l’annuncio profetico… basta quello!

Che cosa è venuto a fare, allora, Gesù?
“La grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo”
Ecco! Per mezzo di Gesù… sono venute a noi la grazia e la verità!
Che cosa sono?

La grazia è la misericordia di Dio che opera nel cuore dell’uomo!
Una cosa straordinaria!
Non solo la Misericordia di Dio che troviamo nella creazione, negli eventi della vita
No! Ma la grazia! Cioè questa stessa misericordia accolta dall’uomo e vissuta da lui!
Gesù è venuto non a portare una Legge più perfetta… anzi! Nulla si può aggiungere o togliere
A quella Legge scritta nel profondo del cuore e rivelata con pienezza attraverso Mosè!
Gesù è venuto a rendere l’uomo capace di Dio, capace di riconoscere, accogliere e vivere
Proprio l’amore di Dio, l’amore del Padre… ad essere Figli
“A coloro che l’hanno accolto ha dato il potere di diventare Figli di Dio”
La grazia, così, è questo straordinario gioco tra la misericordia di Dio e la fede dell’uomo!
È l’opera stessa dello Spirito Santo in noi, di quello Spirito che ha riempito il Figlio, Gesù
E che Egli condivide con noi se lo accogliamo, se lo lasciamo agire in noi!

Ma, insieme a questo, c’è anche la verità!
Che cos’è? È la conoscenza della volontà di Dio nella sua pienezza, nel suo intimo!
Mentre la grazia ci permette di agire come Figli obbedienti del Padre celeste
La verità illumina la mente per comprendere ciò che è davvero buono, giusto, bello…
Così che possiamo scoprire in ogni istante e in ogni situazione come essere obbedienti a Dio!
Anche questa è una cosa straordinaria e impagabile!
Non siamo più obbedienti come possono essere dei cani o dei cavalli
Che sono educati, istruiti, addestrati perché corrispondano agli stimoli offerti loro
Noi siamo obbedienti perché Dio ci dona di entrare nella comprensione della sua volontà
“Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone;
“ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.” (Gv 15,15)
Così dirà poi Gesù ai suoi nell’Ultima cena!
Così conoscendo la verità noi diventiamo sempre più liberi per obbedire al Padre!
Ecco che questi grandi doni ci vengono a noi soltanto da Gesù!
Nessun altro potrebbe donarli all’uomo se non il Verbo eterno, il Figlio, che si fa uomo come noi
Perché noi possiamo diventare in Lui Figli…

E così oggi chiediamo a Lui di accogliere in noi la grazia e la verità che Egli ci offre
Chiediamo a Lui di illuminare il nostro cuore con la sua grazia
E la nostra mente con la sua verità
Perché possiamo obbedire al Padre suo non più come schiavi, ma come Figli amati!

Santa Maria, regina di grazia e di verità, intercedi per noi!

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dalla Regola di vita
Vita di obbedienza
Come il Figlio dell’uomo, che è stato obbediente in tutto fino alla morte di croce, e sulla scia degli Apostoli, che hanno preferito obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, ogni membro della fraternità mette ogni cura per cercare la volontà di Dio in ogni istante e implora dalla grazia divina la forza di rispondervi con un’obbedienza senza ombre.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.