La profezia di Benedetto


ieri il Papa ne ha combinata una delle sue!!!

nella catechesi del mercoledì ha detto cose straordinariamente semplici e vere, cose che consolano il cuore di chi, come noi, nella nostra piccola fraternità, cerchiamo proprio nella cattolicità della Ecclesia sia la ragione del nostro esistere sia il fondamento della nostra vita sia anche una comunione che a volte è davvero difficile scovare nella Chiesa pellegrina nel tempo…

prima di lasciare la parola al Papa (che sempre più si erge come un nuovo Padre della Chiesa), vorrei però sottolineare due cose:

la prima è un idea che mi pare centrale nell’attuale dibattito sulla liturgia (e sul rinnovamento della Chiesa, o sulla “riforma della riforma”): l’appiattimento della liturgia sulla comunità celebrante è la causa di ogni abuso e dell’impoverimento della vita liturgica nelle nostre comunità… la dimensione “cattolica”, “universale”, “totale” che il Papa ricorda è il vero antidoto contro scempi liturgici che si vedono in ogni dove (ahimè)… mi sembra che soltanto avendo nella mente e nel cuore che non si è autori dell’azione liturgica, ma solo “attori”, fruitori di un dono immeritato si possa davvero pensare ad una primavera liturgica (e, va da sé, ecclesiale)… in tal senso la Summorum Pontificum risulta di una portata profetica straordinaria, un atto che proietta la Chiesa nel pieno del XXI secolo… ce lo diranno i secoli, ma potremmo azzardare che è il primo vero frutto conciliare del nuovo millennio… 

la seconda è una parolina che farà arricciare il naso ai “puristi”, a quelli che sololaformastraordinaria: il Papa accenna ad una creatività propria della comunità ecclesiale… è il corrispettivo liturgico della “ermeneutica della riforma” evocata all’inizio del Pontificato… questa creatività non è propria di ogni comunità o degli esperti, ma della Chiesa intera, potremmo dire che è la “consonanza” essenziale con la Chiesa del cielo e la liturgia eterna che essa celebra… il dovere proprio di ogni comunità è quello di aderire sempre più, nella propria adesione interiore, come nelle forme esteriori, alla celebrazione eterna del mistero della salvezza… qui si apre la strada ad una creatività vera, autentica e fruttuosa, quella che occorre al nostro tempo… anche qui la Summorum Pontificum mostra la sua carica profetica nell’indicare la via di una sorta di fecondazione reciproca tra le due forme del rito romano 

e noi, che con fatica cerchiamo di vivere questa creatività, ci rallegriamo di due cose:
quando scopriamo che non abbiamo inventato nulla di nuovo, che non c’è nulla di diverso nella sostanza da san Benedetto, da sant’Antonio, dai monaci cristiani d’ogni altra epoca
e poi quando qualcuno ci dicono che sembriamo “antichi”, “non moderni” sia nel senso buono che come per scoraggiarci e denigrarci…
la prima cosa consola il nostro cuore, la seconda ci dice che stiamo sulla strada giusta…

ecco la parte della catechesi che dovete leggere:

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo: «Nella liturgia della Nuova Alleanza, ogni azione liturgica, specialmente la celebrazione dell’Eucaristia e dei sacramenti, è un incontro tra Cristo e la Chiesa» (n. 1097); quindi è il «Cristo totale», tutta la Comunità, il Corpo di Cristo unito al suo Capo che celebra. La liturgia allora non è una specie di «auto-manifestazione» di una comunità, ma è invece l’uscire dal semplice «essere-se-stessi», essere chiusi in se stessi, e l’accedere al grande banchetto, l’entrare nella grande comunità vivente, nella quale Dio stesso ci nutre. La liturgia implica universalità e questo carattere universale deve entrare sempre di nuovo nella consapevolezza di tutti. La liturgia cristiana è il culto del tempio universale che è Cristo Risorto, le cui braccia sono distese sulla croce per attirare tutti nell’abbraccio dell’amore eterno di Dio. E’ il culto del cielo aperto. Non è mai solamente l’evento di una comunità singola, con una sua collocazione nel tempo e nello spazio. E’ importante che ogni cristiano si senta e sia realmente inserito in questo «noi» universale, che fornisce il fondamento e il rifugio all’«io», nel Corpo di Cristo che è la Chiesa.

In questo dobbiamo tenere presente e accettare la logica dell’incarnazione di Dio: Egli si è fatto vicino, presente, entrando nella storia e nella natura umana, facendosi uno di noi. E questa presenza continua nella Chiesa, suo Corpo. La liturgia allora non è il ricordo di eventi passati, ma è la presenza viva del Mistero Pasquale di Cristo che trascende e unisce i tempi e gli spazi. Se nella celebrazione non emerge la centralità di Cristo non avremo liturgia cristiana, totalmente dipendente dal Signore e sostenuta dalla sua presenza creatrice. Dio agisce per mezzo di Cristo e noi non possiamo agire che per mezzo suo e in Lui. Ogni giorno deve crescere in noi la convinzione che la liturgia non è un nostro, un mio «fare», ma è azione di Dio in noi e con noi.

Quindi, non è il singolo – sacerdote o fedele – o il gruppo che celebra la liturgia, ma essa è primariamente azione di Dio attraverso la Chiesa, che ha la sua storia, la sua ricca tradizione e la sua creatività. Questa universalità ed apertura fondamentale, che è propria di tutta la liturgia, è una delle ragioni per cui essa non può essere ideata o modificata dalla singola comunità o dagli esperti, ma deve essere fedele alle forme della Chiesa universale.

Anche nella liturgia della più piccola comunità è sempre presente la Chiesa intera. Per questo non esistono «stranieri» nella comunità liturgica. In ogni celebrazione liturgica partecipa assieme tutta la Chiesa, cielo e terra, Dio e gli uomini. La liturgia cristiana, anche se si celebra in un luogo e uno spazio concreto ed esprime il «sì» di una determinata comunità, è per sua natura cattolica, proviene dal tutto e conduce al tutto, in unità con il Papa, con i Vescovi, con i credenti di tutte le epoche e di tutti i luoghi. Quanto più una celebrazione è animata da questa coscienza, tanto più fruttuosamente in essa si realizza il senso autentico della liturgia.

Cari amici, la Chiesa si rende visibile in molti modi: nell’azione caritativa, nei progetti di missione, nell’apostolato personale che ogni cristiano deve realizzare nel proprio ambiente. Però il luogo in cui la si sperimenta pienamente come Chiesa è nella liturgia: essa è l’atto nel quale crediamo che Dio entra nella nostra realtà e noi lo possiamo incontrare, lo possiamo toccare. È l’atto nel quale entriamo in contatto con Dio: Egli viene a noi, e noi siamo illuminati da Lui. Per questo, quando nelle riflessioni sulla liturgia noi centriamo la nostra attenzione soltanto su come renderla attraente, interessante bella, rischiamo di dimenticare l’essenziale: la liturgia si celebra per Dio e non per noi stessi; è opera sua; è Lui il soggetto; e noi dobbiamo aprirci a Lui e lasciarci guidare da Lui e dal suo Corpo che è la Chiesa.

Chiediamo al Signore di imparare ogni giorno a vivere la sacra liturgia, specialmente la Celebrazione eucaristica, pregando nel «noi» della Chiesa, che dirige il suo sguardo non a se stessa, ma a Dio, e sentendoci parte della Chiesa vivente di tutti i luoghi e di tutti i tempi.

lo vedete che è straordinario? semplice e straordinario!

 

Share

Lascia un Commento

dalla Regola di vita
Vita di comunione ecclesiale
Nessuna comunità, né alcun membro della fraternità possono assumere la cura pastorale di una parrocchia.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.