non io, ma Dio

Penso spesso che basterebbe, nella nostra vita,
semplicemente credere.
Non dico avere una fede granitica e forte!
O essere particolarmente volitivi e sicuri di sé.
Dico che basterebbe soltanto fare come i bambini con quello che gli dicono i grandi.
Gli dicono che esiste Babbo Natale e dicono: “è così”!
Così dovremmo credere a quello che il Vangelo ci dice.

Abbiamo sentito che “nessuno può strapparci dalla mano del Padre”
Basterebbe credere questo, mi sembra, per vivere in modo nuovo!
Per vivere non più da disperati, nella solitudine di una vita vuota…
Col Battesimo siamo entrati nel gregge del Signore
ed ecco… nessuno può più strapparci dalla mano del Padre!
Se restiamo in questo gregge
– nonostante i caproni e le testate degli altri –
siamo già ricolmi della vita eterna che il Figlio condivide con noi!

Il problema è che noi siamo diventati “adulti”
e quindi cominciamo a pensare e a soppesare le parole della Parola!
“Chissà se sarà vero”
“Ma io non sento questo aiuto di Dio” e cose così!
E allora il nostro cuore viene preso da dubbi, impressioni, risentimenti…
tanto da farci dire: “che ci sto a fare ancora qui dentro?”
“Che ci faccio ancora in questo ovile con queste pecore?”
“Meglio, forse, che finalmente mi faccio una vita”
“Tanto se a te non ci pensi tu, non ci pensa nessuno!”
E così via…

E, invece, la salvezza è così a portata di mano!
E, invece, tutto sta nel saper farsi bambini e dire
“Se Gesù mi ha detto così… vuol dire che è così!
“Anche se io vedo altro, anche se mi viene da fare altro!”
Solo chi sa farsi bambino, può essere davvero nel gregge del Signore
e accoglierlo come pastore, come guida, come difensore e forza!

Un nostro amico, Carlo Acutis, ha sintetizzato tutto questo in una piccola frase
che, possiamo immaginarlo, è stata come una luce per lui
– e può esserlo oggi per noi –
“Non io, ma Dio!”
Non quello che penso, voglio, sento…
Ma quello che il Signore mi insegna, quello che Egli mi chiede, quello che Lui mi dice.

Conviene davvero, mettere da parte persino le proprie convinzioni
per lasciare che sia lo Spirito del Signore Gesù a indicarci come vivere, cosa fare, che cosa dire.
Conviene perché noi siamo limitati e sbagliamo spesso.
Mentre quello che la Parola ci indica è sempre la soluzione migliore.
Da sempre i credenti hanno avuto un “Google” personale:
lo Spirito del buon Pastore a cui chiedere, a cui rivolgersi, a cui far riferimento!

E quando si fa così, la nostra vita diventa nuova e non c’è più nessun affanno, nessuna disperazione.
C’è forse un po’ di sacrificio nel mettere da parte
l’uomo vecchio che ci abita e che vorrebbe fare da sé…
Ci sarà forse un po’ di sopportazione e di pazienza da avere.
Ma siamo incamminati verso la vita  vera!

Accostiamoci al Pastore che oggi viene a dirci una parola a cui credere!
Beati noi se, con la semplicità dei bambini, sappiamo lasciare che solo questa parola
riempia il nostro cuore e guidi la nostra vita!

Valledacqua, 12 maggio 2019
IV domenica di Pasqua
At 13,14.43-52   Sal 99   Ap 7,9.14-17   Gv 10,27-30

Share

Lascia un Commento

dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
Ogni comunità è stabilita su una vita di preghiera, di lavoro, di fraternità e di comunione ecclesiale.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.