Novembre 2016

product_thumbnailQuesto mese di novembre ha segnato una profonda svolta per la nostra piccola fraternità! Il nostro Arcivescovo ha accolto la nostra richiesta di non essere più in parrocchia e ha designato un nuovo “pastore proprio” per San Biagio, vescovo e martire, un giovane sacerdote, don Maurizio Di Rienzo.
Per noi si apre un tempo di preparazione per il nuovo luogo dove continueremo la nostra vita fraterna e di laus perennis al Signore: vi invitiamo, quindi, ad accompagnarci con la vostra simpatia e la vostra preghiera di cui abbiamo molto bisogno! Per ora siamo ospiti delle parrocchie di Suio dove ci siamo stabiliti per un po’ di tempo.

Così in questi giorni ci siamo trasferiti. E ci siamo accorti di quante cose abbiamo e di come siamo, di fatto, un monastero in viaggio… ci mancano le mura, i mobili, ma per il resto abbiamo quello che occorre per la liturgia, per la biblioteca, per il laboratorio, per ciò che è necessario a vivere come monaci in ogni tempo e in ogni luogo!
Abbiamo, poi, lavorato al terzo ed ultimo libro dei racconti scritti da Francesco e illustrati da Daniel… questa volta il protagonista non è un asino, ma un giovane uomo che incontra i grandi protagonisti della Chiesa nascente. Ne risulta un vero giallo che, come gli altri, attraverso la narrazione, ci svela le origini apostoliche della vita monastica. Il titolo è “I dialoghi di Malcus” e potete trovarlo da noi o acquistarlo in rete a questo indirizzo: I dialoghi di Malcus

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Abbiamo concluso questo mese con alcuni giorni di esercizi spirituali nello splendido romitaggio francescano di Casacalenda, l’Eremo di Sant’Onofrio che ha appena iniziato il suo cammino e accoglie tutti quelli che vogliono condividere la preghiera e la ricerca di Dio insieme alla piccola fraternità composta da fra’ Carlo, fra’ Gianni e fra’ Antonio.

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dalla Regola di vita
Vita di lavoro
La Domenica è il giorno del Signore ed è dedicato al grande lavoro della carità, frutto della Pasqua. La preghiera, la vita fraterna e la comunione con gli altri lo caratterizzano totalmente. Per questo si evita ogni lavoro professionale e si limita quello casalingo al necessario.

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.