nozze

Valledacqua, 20 gennaio 2019
II domenica del Tempo Ordinario
Is 62, 1-5; Sal 95; 1 Cor 12, 4-11; Gv 2, 1-12.

La vita vera, quella che noi chiamiamo “eterna”, come ci ha insegnato san Giovanni,
è simile ad una festa di nozze.
Proprio come il battesimo, anche le nozze sono un fatto religioso in tutte le culture.
Anche tra di noi.
E ogni cultura ha i suoi usi, i suoi riti, le sue consuetudini in questo!
Se il Battesimo è l’inizio del cammino religioso, perché lava, purifica;
il Matrimonio indica spesso l’esito di questo cammino perché è gioia, pienezza, vita.

– Ed è singolare che nella cultura che ci circonda spesso il matrimonio è visto male
come una “tomba”, come uno svantaggio, come un grande peso:
è il segno di una cultura che ha perso il senso della realtà e di ciò che è vero –

San Giovanni, nel suo Vangelo, inizia il ministero di Gesù non con il Battesimo, ma con le nozze.
Comincia dalla fine, coerentemente al suo modo di raccontare.
Per san Giovanni con Gesù siamo ormai alla pienezza dell’incontro con Dio.
Quando Egli, radunati i suoi discepoli, comincia la sua opera di annuncio,
il desiderio dell’uomo di incontrare Dio, di vederLo, di toccarLo
si realizza e si compie: sono giunte le nozze!

Ma queste nozze hanno qualcosa di speciale!
Anzitutto Gesù non è lo Sposo. E l’umanità non è la Sposa.
Queste nozze sono un segno!
È l’inizio di una serie di segni che nel Vangelo di san Giovanni raccontano la salvezza del Signore.

Anche in questo segno, però, scopriamo che c’è un ruolo essenziale di Gesù
che si comporta da sposo vero!
Lo sposo avrebbe dovuto provvedere al vino per il pranzo. Ma questo finisce.
Gesù, invece, è Colui che provvede il vero vino,
quello che, come riconosce il maestro di tavola, è buono.
E accanto a Lui c’è anche la Sposa che è rappresentata dalla Vergine Maria, la Donna.
Rappresenta la vera Sion, l’autentica Gerusalemme:
nella prima lettura abbiamo ascoltato questa strana profezia:
“come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli”
che qui si realizza!
La Vergine, Maria, è il segno dell’umanità che si rivolge a Dio, suo Sposo,
perché provveda al vino che sta per mancare, perché doni ciò che sta per venir meno!

C’è anche qualcos’altro di speciale in queste nozze:
non si risolvono in una di ubriacatura finale, in un turbinio di mangiate e bomboniere
Questo matrimonio termina con il “vino buono” e con i discepoli che credono.
È la presenza di un’azione di Dio che contrasta l’esperienza dell’uomo.
Tutto volge al termine; tutto comincia bene, ma poi si corrompe:
questa è ciò che noi vediamo e sperimentiamo!
Ma nel Regno di Dio non è così.
Nel Regno di Dio – lì dove facciamo tutto quello che il Cristo ci insegna –
le cose procedono sempre verso il meglio, verso la pienezza.
Non si passa dalla vita alla morte, ma dalla morte alla vita!

E così oggi il Signore ci invita a scoprire che con la fede
ogni fine può diventare inizio di una vita nuova
Ogni cosa che ci sembra destinata alla fine
in Gesù trova il suo posto, la sua verità.
E anche noi, che spesso siamo tentati di sfiducia in noi stessi,
siamo oggi invitati alle nozze del Regno,
dove l’acqua dei nostri fallimenti diventa vino nuovo.

Ecco che dall’anfora dell’altare ora scorre per noi il vino della salvezza
il sangue dell’Agnello che offre la sua vita perché ogni creatura in Lui trovi vita.

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dalla Regola di vita
Vita di povertà
Nei pasti si ha cura di evitare eccessi di ogni tipo e si preferiscono cibi semplici e salutari.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
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che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.