Archivi per la categoria ‘Generale’

la Chiesa, donna…

Stavo pensando e meditando questo Vangelo, appena ascoltato
così splendente di divinità e di misericordia, come di miseria umana e spirituale,
e pensavo e riflettevo su come sia lo specchio di questi nostri tempi
tutti tesi a condannare, a puntare il dito
ora verso i diversi, ora verso i migranti, ora verso i sovranisti, ora verso i fascisti e i comunisti…
Stavo pensando così quando mi è balenata un’idea un po’ strana:
questa “donna” non somiglia forse alla Chiesa?
Non è proprio come i vescovi, i cardinali, i credenti di oggi,
che sono visti come gli adulteri e i peccatori in un mondo di puri e di veri amanti della libertà?

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quello che il Vangelo non dice

Maestro del Libro di Casa (XV secolo)
Lavanda dei piedi

Voglio raccontarvi di quello che Gesù ha omesso di dire
in questa parabola in cui Egli termina questo annuncio dell’amore ricco di misericordia di Dio.
Sì, perché quest’ uomo ha, in realtà, un altro figlio, quello legittimo e amato.
Un figlio che non si è mai allontanato dalla casa del Padre.
Anzi, un figlio che non ha pensato che fosse una cosa di cui approfittarsi
il fatto di essere come il Padre, di essere depositario del suo patrimonio (Fil 2,6).

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incarnazione

J. Kirk Richards, Annunciation

La festa di oggi, che cade sempre nel tempo della quaresima,
è davvero centrale: importantissima!
Lo sapevano bene i nostri antenati che,
in diverse città europee dal medioevo fino all’età moderna,
segnavano l’inizio dell’anno con questa festa!
E in realtà è una cosa molto profonda e vera:
con l’annuncio dell’arcangelo Gabriele alla Vergine Maria
si attua l’incarnazione, che è il modo attraverso cui si compie la salvezza cristiana!
Purtroppo oggi molti riducono l’incarnazione ad una banale “umanizzazione” di Dio.
Come se Dio ne avesse abbastanza di esserlo e allora si fa uomo, per essere più alla mano.
In realtà è ben altro, l’incarnazione!
Esso, è, appunto, lo stile con cui si compie la salvezza, la redenzione dell’uomo.
Vediamo come…

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nessuna via di uscita

Non ci sono alternative!
Quando ti trovi in una situazione senza sbocco, o in cui stai andando verso il baratro
non ci sono alternative: o cambi o finisci male.
Non si tratta di quello che Dio può fare o non fare; se sia misericordioso o no,
non si tratta di chi è bravo o di chi è cattivo; neanche se Dio esista o non esista!
Davanti ad una vita che rischia di fallire e di precipitare nella corruzione che non ha fine
o si cambia e si cerca di tornare ad una vita vera o si finisce male.
È proprio così che il Vangelo ci annuncia oggi!

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padri

C’è qualcosa di particolare nel Vangelo di questa festa.
Qualcosa che potremmo liquidare come una sorta di fraintendimento
addirittura di correzione che Gesù avrebbe fatto alla madre sua, la Vergine Maria.
Lei le dice: “tue padre e io ti cercavamo”
E Lui risponde “devo occuparmi delle cose del Padre mio”
che il lezionario distingue con una bella maiuscola.
Potremmo dire che letterariamente è proprio così:
il primo padre è riferito a san Giuseppe; il secondo al Padre che è nei cieli.
Ma possiamo chiederci se, sotto il profilo spirituale e teologico, ci sia una così grande differenza!

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dalla Regola di vita
Strutture di comunione
Il ricorso ad una maggioranza significativa o alla decisione autorevole del responsabile della comunità sono momenti eccezionali. In questi casi al più presto si trova una soluzione per vivere di nuovo nella pace. Ogni membro della comunità ha il dovere, soprattutto in questi momenti, di collaborare responsabilmente alla ricomposizione dei contrasti.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.