Archivi per la categoria ‘Homiliae diversae’

santi cioè alternativi

Tunde Afolayan, Procession (2000)

Essere santi!
È la grande sfida della nostra vita!
Abbiamo “scoperto” – ma in realtà i cristiani l’han sempre saputo –
che tutti siamo chiamati ad essere santi!
E quando si dice “santi” non intendiamo un generico essere brave persone
oppure essere onesti o particolarmente religiosi!
Essere santi è essere perfetti… anzi, eroicamente perfetti!
Sarà mai possibile? O è solo un bell’ideale destinato a restare deluso?

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intima presunzione

Che cosa manca a questo “fariseo” per cui va a casa sua perdendo la sua giustizia
– cioè la sua “santità”, la sua vicinanza a Dio -?
Che cosa ha fatto di tanto grave?
Qual è questa “intima presunzione” (che magari abita anche la nostra vita)?
Dobbiamo chiedercelo bene e non fermarci a dire banalmente che era presuntuoso!
O che abbia messo in primo piano l’io piuttosto che Dio – come ho letto in qualche commento.
Perché la preghiera del fariseo è perfetta: con autenticità riconosce che tutto viene da Dio.
Se egli è capace di non essere come quel pubblicano è perché il Signore lo aiuta!
Questa parabola ci fa vedere chiaramente quello che insegna san Paolo
e cioè che non siamo resi “santi” per le opere che compiamo, ma per la fede (Rm 3,21-28)!

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a che serve pregare

Non ci sembra difficile comprendere le parole finali del Signore del Vangelo di oggi
sullo stato della fede al ritorno del Signore Gesù alla fine del mondo.
Vediamo come la fede interessi sempre meno le persone
e permei sempre di meno le culture e le società in cui viviamo
per cui non ci meraviglia la sua osservazione!
Persino nella Chiesa ci sono autorevoli preti che fanno inni all’eresia
e alti prelati che sognano il sovvertimento della fede in ragione di una «modernizzazione».
C’è posto ancora per la fede nel mondo e nella Chiesa di oggi?
Il segno più eloquente di questo è la considerazione che si ha della preghiera
e, soprattutto, di chi della preghiera fa una sorta di ruolo, i monaci e le monache.

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…e tu? che fede hai?

C’è un aspetto della fede che molte persone oggi proprio non riescono ad accettare
quello di una totale e incondizionata fedeltà a Dio.
Quello, cioè, di cui oggi ci ha parlato il Vangelo.
Essere servi inutili non ha nulla a che vedere con quella falsa umiltà
con cui possiamo riempirci la bocca quando diciamo di essere umili
o che tutto poggia sulle nostre spalle, ma Dio mi da la forza e cose del genere
Avere fede è una cosa così radicale che, piuttosto, ci disturba.

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knocking on heaven’s doors

Sarebbe facile strumentalizzare questa parabola del Signore
e farla diventare una favoletta moralistica sul fatto che
ci sono i poveri e noi invece stiamo bene e che dobbiamo essere solidali ecc. ecc.
Sarebbe facile e, probabilmente, anche poco rispettoso di quello che il Vangelo ci annuncia
– e, d’altronde, ogni moralismo è estraneo all’annuncio del Signore! –
Questa parabola, infatti, torna su un tema “classico” della Scrittura:
l’uomo vede le cose in un modo, ma Dio… in un modo davvero diverso!

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dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
La fraternità riconosce in san Bonifacio, vescovo e martire, apostolo della Germania, un riferimento perenne da approfondire e cui sempre ritornare per scoprire le radici della propria chiamata. In modo particolare egli è un punto di riferimento:
Per l’importanza della vita monastica e per l’attenzione alla cultura
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.