Archivi per la categoria ‘Homiliae dominicales seu festivae’

ὑπομονή

IMG_5659Marina di Minturno
13 ottobre 2016
XXXIII domenica del Tempo Ordinario

 

Non lo faccio di solito, ma stasera è necessario!
Parlare di cose difficili, colte… ma è importante per comprendere il Vangelo stasera
Perché l’ultima frase che abbiamo ascoltato
“Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”
Non è stata tradotta con attenzione…
E ci fa capire una cosa, indubbiamente, ma ci fa perdere la bellezza dell’annuncio di Gesù! Leggi il resto di questo articolo »

Share

Battersi il petto

30_cezrok_C_nz-720x479Marina di Minturno
23 ottobre 2016
XXX domenica del Tempo Ordinario


L’“intima presunzione di essere giusti”! Quanti oggi… hanno questo intima presunzione!
Con una differenza con i farisei: loro sembra che fossero davvero “irreprensibili quanto alla Legge”
Come ci testimonia il più illustre di loro, san Paolo
Mentre molti oggi hanno qualche “scheletro nell’armadio” pronto a spuntare fuori…
Questa intima presunzione è il vero ostacolo alla nostra vita più autentica!
L’esito della parabola è chiaro: il fariseo non è “giustificato”, cioè non partecipa della santità di Dio
Mentre lo è il pubblicano: è partecipe della vita di Dio e può essere finalmente un uomo vero! Leggi il resto di questo articolo »

Share

senza parole… senza stancarsi mai…

Marina di Minturno
16 ottobre 2016
XXIX domenica del Tempo Ordinario

Questa parabola della vedova importuna o del giudice disonesto è un po’ particolare:
Non vuole essere un esempio, un modello, una cosa da seguire
Vorrebbe dire anzitutto che Dio è uno distratto e preso nelle sue cose
Uno che devi cercare di convincere, che devi stressare per ottenere qualcosa
E la preghiera verrebbe ridotta a quello che Gesù condanna espressamente:
“Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole” (Mt 6,7)
Così il significato di questa parabola non può essere:
“Non smettere di chiedere a Dio con molte parole come fa la vedova!”
Leggi il resto di questo articolo »

Share

Il segreto per crescere nella fede

San Paolo e san Timoteo

San Paolo a san Timoteo: “Soffri con me per il Vangelo!”

Marina di Minturno
2 ottobre 2016
XXVII domenica del Tempo Ordinario

Vogliamo anche noi, come gli Apostoli, chiedere al Signore: “Aumenta la nostra fede!”
Vorremmo capire come fare per essere capaci come loro di giungere
Ad avere una fede così grande da superare ogni difficoltà pur di annunciare il Signore a tutti
E addirittura di poter donare la vita per lui nel martirio o nella dedizione piena al Vangelo!
Abbiamo ascoltato, infatti, nella seconda lettura il grande spirito di fede
Con cui san Paolo viveva la sua prigionia, le sue sofferenze per il Vangelo!
Un cammino ci è posto davanti: da un fede debole ad una fede capace di offrire tutto se stessi!
Ma… come fare?
Le due piccole parabole di questo Vangelo ci fanno comprendere il segreto
Per crescere nella fede come gli Apostoli
Leggi il resto di questo articolo »

Share

I primi e gli ultimi

Church-Pew-with-WorshippersMarina di Minturno
21 agosto 2016
XXI domenica del Tempo Ordinario

Chi sono gli ultimi? E chi sono i primi?
Facile descrivere i “primi”: sono quelli a cui rivolge Gesù nel Vangelo
E di cui ci da una descrizione molto dettagliata
Proviamo a descrivere i “primi”
Leggi il resto di questo articolo »

Share
dalla Regola di vita
Vita di comunione ecclesiale
La vita contemplativa di ciascun membro della fraternità non si ferma alla contemplazione del mondo di Dio, ma vuol tendere a scoprire i segni dell’azione preveniente di Dio nella storia e nella vita degli uomini, dei popoli e delle culture. E per adempiere l’insegnamento di Gesù al ricco del Vangelo, “vendi quello che hai”, essa è vissuta per essere donata ad ogni persona che ha bisogno.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.