operai

Quanti saranno gli operai che occorrono per la grande messe del mondo?
la domanda di Gesù riceve sempre nuove conferme sulla sua opportunità e validità.
Le persone che non conoscono la pace che viene dal Vangelo sono sempre di più.
Sia perché molti dimenticano la fede ricevuta dai loro padri, come succede da noi in occidente,
sia perché le popolazioni che crescono di più non sono cristiane.
Così, paradossalmente, mentre crescono i cristiani nel mondo
crescono anche quelli che non conoscono Gesù!
E allora è pressante l’invito del Signore a pregare perché ci siano più operai.

Solo che dobbiamo rinnovare la nostra mente, il nostro pensiero.
In un mondo, com’era quello di cinquant’anni fa, tutto cristianamente orientato
questo significava pregare per le “vocazioni”, cioè per i preti.
E ancora oggi siamo tentati da questa visione clericale!
Quando si invoca la modifica della disciplina ecclesiale del celibato per i preti
lo si fa con questo intento “clericale”: servono più preti per annunciare il Vangelo, si dice.
Oppure per altre cose del genere…
Come se gli operai di cui parla Gesù fossero i preti.
O come se soltanto i preti possono annunciare il Vangelo.

Proprio il brano che abbiamo ascoltato ci fa scoprire proprio il contrario!
Non si parla qui della missione degli Apostoli, ma degli “altri settantadue”.
Cioè di discepoli che Gesù sceglie per una sorta di “prova generale” dell’evangelizzazione.
Perché gli operai che ha in mente il Signore sono tutti i credenti, ogni singolo credente.
Ogni battezzato ha il dovere – più ancora che il diritto – di portare il Vangelo.
Con la vita, ma – e sempre di più – anche con le parole, con scelte chiare di fedeltà al Signore.

Vorrei soltanto sottolineare due cose che la Parola di Dio ci insegna oggi!
La prima è che questo è un annuncio di piccoli gruppi, di piccole comunità.
Non avviene né in solitaria, come i grandi predicatori che sogniamo.
Non è neanche di tutto un gruppo potente di persone che “cambiano il mondo”.
Sono gruppetti di due a due: piccole comunità di discepoli che dicono il Vangelo!
E questo è davvero ricco di indicazioni pratiche per noi e per la vita della Chiesa oggi.

L’altra è che l’annuncio consiste nel dono della “pace” e nell’accoglienza di chi riceve l’annuncio.
C’è una sorta di reciprocità tra questa offerta di pace e chi la accoglie.
E il Signore sa che alcuni possono rifiutare, possono non voler ascoltare.
Così che non dobbiamo misurare la forza dell’annuncio evangelico sui like, potremmo dire
ma su quanto noi siamo capaci di restare nella pace che il Signore ci ha donato
con la sua Pasqua, con il dono della sua vita e dello Spirito Santo.

Questa pace che ora a noi è donata su questo altare,
questa pace splendida ci spinge ad essere, ognuno di noi,
un operaio nel grande campo del mondo!
Come? Accogliendo in noi il Signore che si dona a noi
e donandolo con autenticità e coraggio ad ogni persona.
Senza timidezza e senza arroganza
ma con la gioia di chi ha scoperto un tesoro e vuole non tenerlo per se, ma farne una ricchezza per tutti!

Gesù, tesoro e pace che si offre a noi
ci doni di essere come quei settantadue del Vangelo!
Inviati da lui a far conoscere quanto è bello vivere di Lui
Quanto è dolce assaporare il suo amore misericordioso!

Valledacqua, 7 luglio 2019
XIV Domenica del Tempo Ordinario
Is 66,10-14   Sal 65   Gal 6,14-18   Lc 10,1-12.17-20

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dalla Regola di vita
Strutture di comunione
Il ricorso ad una maggioranza significativa o alla decisione autorevole del responsabile della comunità sono momenti eccezionali. In questi casi al più presto si trova una soluzione per vivere di nuovo nella pace. Ogni membro della comunità ha il dovere, soprattutto in questi momenti, di collaborare responsabilmente alla ricomposizione dei contrasti.
per pregare con noi oggi

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ma non l'hanno fatta consapevolmente.
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un'avventura interiore,
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Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.