padri

C’è qualcosa di particolare nel Vangelo di questa festa.
Qualcosa che potremmo liquidare come una sorta di fraintendimento
addirittura di correzione che Gesù avrebbe fatto alla madre sua, la Vergine Maria.
Lei le dice: “tue padre e io ti cercavamo”
E Lui risponde “devo occuparmi delle cose del Padre mio”
che il lezionario distingue con una bella maiuscola.
Potremmo dire che letterariamente è proprio così:
il primo padre è riferito a san Giuseppe; il secondo al Padre che è nei cieli.
Ma possiamo chiederci se, sotto il profilo spirituale e teologico, ci sia una così grande differenza!

Nel racconto si parla di Maria e di Giuseppe che cercano Gesù.
Ma non è proprio il Padre che cerca eternamente il volto del Figlio?
Non è proprio il Padre celeste che nell’uomo creato a immagine e somiglianza del Verbo
cerca il volto del Figlio, l’eletto, l’amato?
Lo cerca in questa lunga giornata della storia
e , a causa del peccato, non lo trova, non lo riconosce, lo ha smarrito!
Ecco che il padre che è insieme alla Vergine Madre,
è un’immagine perfetta del Padre del Signore Gesù.
È come la riproposizione attualizzata della ricerca
che Dio fa quando scende nel giardino e non trova più l’adam che si nasconde alla sua vista.
Così è Lui che, insieme alla Chiesa, torna costantemente nella città degli uomini
per cercare colui che ha perduto, il Figlio amato,
che si è fatto così vicino all’uomo peccatore,
tanto che il suo volto sfigurato è indecifrabile anche al Padre,
è così umiliato e “fatto peccato” da rendere Dio cieco e sofferente d’amore

Ma anche il Padre di cui parla Gesù non è forse il mite Giuseppe
che ha condotto il suo Gesù a essere capace di seguire la sua via,
di restare nelle cose che egli ha voluto e desiderato per lui.
Quali sono le cose del padre di Gesù se non quelle del giusto Giuseppe?
Qual è la volontà di Gesù se non quello di essere a lui sottomesso
e fare quello che il suo padre terreno desidera?
Mai Gesù avrebbe fatto qualcosa che fosse stato contrario o in opposizione a san Giuseppe.

Così possiamo scoprire che oltre la dinamica narrativa del Vangelo
in questo Vangelo scopriamo che il Padre eterno e il padre terreno di Gesù
non sono due persone che si contrappongono e si elidono a vicenda.
Sono, piuttosto, l’una a servizio dell’altra. L’una che chiarisce l’altra e la spiega.
Il cercare sofferente e quasi disperato di san Giuseppe
ci mostra l’amore ardente del Padre che in ogni uomo cerca il volto del Figlio amato
e che fino alla fine della storia non smetterà di cercarlo in ogni uomo, in ogni donna
desideroso e pieno di ardore nel trovarlo!
Mentre la volontà del Padre celeste che nutre ogni azione del Figlio amato
ci dona di scoprire quanto sia giusta e piena di santità
l’azione educativa e la custodia premurosa di san Giuseppe (e anche della Madonna) verso Gesù
tanto che Egli non colse alcuna differenza
tra il volere del Padre suo e quello dei suoi genitori terreni.

Ogni paternità e ogni maternità prende la sua forma da quella del Padre del cielo.
Così ogni figliolanza terrena può essere vera solo se si modella su quella del Signore Gesù!
in questa chiediamo al Signore di saper vivere ogni nostro rapporto
di obbedienza non alla luce del nostro volere e dei nostri desideri
ma alla luce dell’amore che ci insegna la divina Trinità!
Così che possiamo rinnovarci…
e indicare sempre più chiaramente la bellezza della vita umana
“a immagine e somiglianza” di quella di Dio!

Valledacqua, 19 marzo 2019
solennità di san Giuseppe
2 Sam 7,4-5.12-14.16; Sal 88; Rm 4, 13.16-18.22; Lc 2,41-51

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I monaci hanno fatto l'Europa,
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La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
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al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
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