peace!

C’è una preghiera che chi celebra dice un po’ prima della comunione
e che richiama proprio il Vangelo che abbiamo ascoltato:
  “Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”,
  non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa,
  e donale unità e pace secondo la tua volontà.”
Tutto è centrato sulla pace!
Alcuni miei confratelli, purtroppo, confondono la pace con qualche bandiera colorata
da mettere qua e la per la chiesa o addirittura come paramento.
Ma, mi sembra davvero chiaro, che il Vangelo e la nostra fede intendano qualcosa di più radicale.

C’è, anzitutto, una differenza tra la pace “come la dà il mondo” e quella che dona Gesù.
La pace, infatti, è un dono – anzi seguendo la Scrittura è il dono – fatto dal Dio di Israele al suo popolo.
E Gesù risorto ai suoi discepoli, nucleo fondante del Popolo della nuova Alleanza, dona la pace!
Ora la pace, così come la dona il mondo, può avvenire in due modi, fondamentalmente.
O è una convergenza attorno ad un ideale comune, come per la torre di Babele.
Oppure è una tolleranza estrema in vista di qualche vantaggio, come era per la “pax romana”
(e come lo è oggi per quello che alcuni chiamano il “nuovo ordine mondiale”).
La pace che reca il Risorto è radicalmente, totalmente diversa.

Si basa sulla comunione. La differenza è sottile, ma determinante.
Potremmo pensare che Gesù venga a donarci un grande ideale da vivere.
In realtà Egli vuole farci entrare in una comunione di amore: quella della vita di Dio!
Ed entrare in questa comunione è stabilire una relazione di profonda amicizia con Lui.
Così che noi siamo cristiani non se aderiamo ad un ideale di vita,
ma se coltiviamo una amicizia: quella con Gesù. e, come abbiamo sentito,
“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà
e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.
La pace è proprio questo lasciare che la Trinità viva in noi!
Lasciarsi pacificare dall’amicizia con Gesù e dalla vita di Dio in noi è la vera pace.
Perché dal nostro cuore questo mistero può raggiungere ogni creatura
e costruire un mondo migliore, più autentico e vero.
Un mondo dove l’unità e la pace non nascono né dalla uniformità, né dalla tolleranza
ma dalla condivisione reciproca dell’amore che abita ogni persona e che è Gesù risorto presente in noi.
Questo è quello che la preghiera che vi ho citato dice essere “la fede della Chiesa”.
Questa fede è l’opera che ci permette di riconoscere
che il corpo risorto del Signore è qui tra di noi.
Così che, come hanno insegnato grandi santi e ha ripetuto il nostro amico Carlo Acutis,
noi siamo più fortunati di chi ha conosciuto Gesù nella sua carne terrena
perché possiamo conoscerLo più intimamente e perfettamente:
Dobbiamo rallegrarci che Egli è salito al Padre: così possiamo davvero accoglierlo in noi
e lasciare che la sua presenza di faccia abitare in Dio e ci raccolga nell’unità dell’amore vero.
Questa è l’opera dello Spirito Santo che chiama tante persone diverse
a essere una cosa sola, senza perdere la propria specificità e la propria grandezza.
Sì: questo è il mistero grande dell’opera dello Spirito Santo:
che ognuno mantenendo il proprio dono, la propria ricchezza sia una sola cosa con gli altri.
E questo mistero è quello che viviamo nella Chiesa, nella comunione dei santi.
Non dobbiamo credere che la Chiesa sia soltanto quello che ci raccontano – con dolorosa precisione –
le cronache e i mezzi di comunicazione.
La Chiesa è la comunione di chi si lascia abitare dall’amicizia del Risorto e si lascia unificare dallo Spirito Santo!

Questo Spirito oggi ci ricorda le parole di Gesù e le rende operanti tra di noi:
il pane diventerà il suo corpo; il vino il suo sangue e noi diventiamo una cosa sola con Lui.
Lasciamo che la sua vita in noi costruisca la pace.
Lasciamo che la nostra amicizia con Lui ci conduca nel cuore della vita divina.
Lasciamo che la sua pace in noi divenga una forza di rinnovamento
per tutta la creazione, per la vita del mondo.
Lasciamo che Gesù risorto, oggi, ci edifichi nel suo amore
e doni unità autentica e pace al suo Popolo, a noi, la sua Chiesa amata!

Valledacqua, 26 maggio 2019
VI domenica di Pasqua
At 15,1-2.22-29   Sal 66   Ap 21,10-14.22-23   Gv 14,23-29

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dalla Regola di vita
Vita di comunione ecclesiale
Anche il contatto e l’amicizia con esperienze monastiche non cristiane può essere molto utile e fruttuosa, soprattutto in territori di minoranza cristiana.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.