perché non dormi di notte?

Oggi dal Vangelo possiamo ricavare due cose molto interessanti.
La prima riguarda la nostra missione; la seconda quello che abita il nostro cuore!
La prima è quello che Gesù ci dice riguardo all’amministratore fidato e prudente (Lc 12,42);
l’altra riguarda il nostro tesoro: dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore (Lc 12,34).

Gesù, quello che dice, lo dice solo per alcuni o anche per tutti?
Pietro glielo chiede chiaramente (Lc 12,41).
Certe cose valgono solo per chi “crede” o valgono per tutte le persone?
Gesù, di fatto, non risponde, ma parla dell’amministratore, dei servi di un certo padrone.
Perché fa così? Perché sembra sviare la domanda?
È che, in realtà, vuole insegnarci che tutti coloro che accolgono il Vangelo
ne diventano amministratori, annunciatori, servi.
come dire: “Quello che dico lo dico a te e attraverso di te lo dico anche agli altri… e a tutti”.
Noi siamo abituati che certe cose sono per i preti e devono dirle i preti o al limite, le suore!
Ma oggi non è più così!
In un mondo sempre più “postcristiano” la divisione non è più tra consacrati e “gli altri”
ma tra chi è credente e chi ha messo da parte la fede o non vuole saperne.
Il Signore dona a noi la sua Parola e noi dobbiamo sapere che ne siamo responsabili
che le persone ci chiedono “ragione” di quello che crediamo, che facciamo come cristiani.
Così siamo tutti noi, battezzati, gli amministratori, i servi che devono dare il Vangelo agli altri.
Quello che prima sembrava solo il “mestiere” del prete,
oggi, in realtà, è una cosa che tutti i battezzati devono fare e di cui devono scoprirsi responsabili.

Così è importante capire se ci abita questo desiderio di Dio, per che cosa non dormiamo la notte!
O, come dice Gesù, dov’è il tesoro del tuo cuore!
C’è ci non dorme per l’ansia, perché si preoccupa ora di questo, ora di quello.
C’è chi non dorme perché ha paura del tempo o degli attentati o di quello che mangia.
C’è chi non dorme per realizzare i suoi obiettivi e portare avanti i suoi progetti.
C’è chi non dorme perché è innamorato e non vede altro che la persona che ama.
Il cristiano non dorme perché attende il Signore, perché lo cerca, perché vuol contemplare il suo volto.
Il cristiano è una persona che veglia, non che ha trovato la pace del cuore
ma che resta sempre in totale tensione verso il Regno di Dio, verso la santità!

Così oggi noi lo incontriamo il Signore, ma è come un’anticipazione!
Come una cosa che mentre ci dona sollievo e forza
ci spinge anche a desiderare sempre di più la sua presenza!
Questa mensa ci invita a voler giungere a quella definitiva ed eterna
che si aprirà a noi – e per tutti – quando si compirà il nostro tempo e quello del mondo.

Lascia, o Signore, che possiamo
sempre più essere capaci di donare a tutti il desiderio di amare Te
di non perdere tempo dietro alle ansie della vita, alle paure, agli innamoramenti, ai programmi.
Lascia che sappiamo vivere unicamente per il Vangelo
Lascia che possiamo essere persone animate dal desiderio
di incontrarti pienamente
che non dormono la notte per questo desiderio bruciante.
Donaci di saper essere capaci di vegliare sempre
per accogliere Te, che sei l’Amore!

Valledacqua, 11 agosto 2019
XIX domenica di Pasqua
Sap 18,6-9   Sal 32   Eb 11,1-2.8-19   Lc 12,32-48

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dalla Regola di vita
Vita di castità
In modo particolare la vicinanza e l’amicizia di altre comunità della fraternità di sesso diverso sono preziose e aiutano non poco il raggiungimento del dono della pace. Per quanto possibile ci sono sempre una comunità maschile e una femminile che pregano nella stessa chiesa o che almeno vivono nello stesso territorio diocesano.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.