preti

In questi tempi in cui la fede e, soprattutto, la nostra Chiesa viene così criticata e osteggiata
è bene che in questo giorno poniamo lo sguardo sul sacerdozio.
Non quello fondamentale ed essenziale, che ci viene donato col Battesimo,
ma quello che alcuni uomini della Chiesa ricevono come dono speciale.
Il Papa spesso parla di quel male che è anche dentro la Chiesa e chi si chiama clericalismo.
In cui c’è quella straordinaria distorsione per cui tutto nella Chiesa vale solo se c’è il ministero del sacerdozio.
Ci sono quelli che vorrebbero il sacerdozio delle donne; quelli che vorrebbero i sacerdoti sposati;
c’è chi parla di dare importanza ai laici e così via.
Ed è una mentalità clericale: il servizio dei preti è un ruolo sociale di potere e prestigio
e, allora, tutti devono poter averlo.

Non così la pensa la Chiesa. Non così ci insegna questa festa!
Dove risplende il ministero – cioè – il servizio di noi preti
che non è un posto di potere nella Chiesa, ma perché è un mistero che a noi è stato consegnato
un duplice mandato che ci costituisce in modo particolare, cioè con un carisma, nel Popolo di Dio.

Il primo è quello di “fare questo in memoria di me”.
È la consegna che chiede agli Apostoli di continuare nel cuore della Chiesa
la memoria vivente della vita del Signore Gesù.
È, cioè, essere per tutti coloro che credono, per tutti i battezzati, veri e autentici sacerdoti
il segno vivente della presenza di Gesù in mezzo a loro.
Come nel pane e nel vino Gesù è presente, in maniera simile Egli si fa presente nella persona
di chi viene consacrato per il servizio sacerdotale.
E san Francesco così insegnava questo mistero:
«Se mi capitasse di incontrare insieme un santo che viene dal cielo ed un sacerdote poverello,
saluterei prima il prete e correrei a baciargli le mani.
Direi infatti: Ohi! Aspetta, san Lorenzo, perché le mani di costui toccano il Verbo di vita
e possiedono un potere sovrumano! (Vita Seconda di Tommaso da Celano, cap. 152; FF 790).

Ora questo mistero si compie pienamente quando si attua anche il secondo mandato:
quello di esser servitori come il “Signore e maestro”.
Non sono i fedeli a dover servire il prete, ma il contrario! Per questo esiste il ministero dei sacerdoti:
per servire i battezzati perché possano essere nel mondo (cioè in ogni luogo), sacerdoti, re e profeti.
Così ci insegna il Concilio Ecumenico Vaticano Secondo nella Presbyterorum Ordinis:
“è attraverso il ministero dei presbiteri che il sacrificio spirituale dei fedeli
viene reso perfetto nell’unione al sacrificio di Cristo, unico mediatore” (PO 2)
Così, come si diceva una volta, essi possono essere alter Christus. Tutti i fedeli lo sono per ogni uomo.
Ma noi preti, i vescovi, il Papa, lo siamo per i credenti, per i fedeli.

Così possiamo comprendere l’importanza dei preti, ma anche la loro “relatività”.
Non può esserci Chiesa senza questo “carisma” che viene dall’alto
e non per una organizzazione migliore della Chiesa, come avviene nelle comunità della riforma.
Ma, d’altro canto, non può esserci questo dono dello Spirito senza la Chiesa, senza tutto il Popolo di Dio
perché è proprio per il Popolo, per la vita e la missione dei battezzati che esistono i vescovi e i preti.

Così, in questo giorno in cui celebriamo la presenza viva del Signore in mezzo a noi
non dobbiamo dimenticare che proprio Lui ha unito inscindibilmente questa sua presenza
all’Eucaristia e al ministero degli Apostoli (e tramite loro dei preti e dei vescovi di oggi).
La presenza del Signore e Maestro non è eterea, “spirituale” (cioè evanescente) come dicono alcuni.
È reale, concreta, viva: cioè realmente animata dallo Spirito Santo. È presenza nel pane e nel vino.
Ma è presenza in quegli uomini che ci rendono presente, in un certo momento e in un certo luogo
lo Sposo, il Maestro, il Servitore che lava i piedi e offre se stesso per chi crede in Lui.

E così ora, prima di obbedire al comando di Gesù, di “fare questo in memoria di me”
vogliamo, noi preti, darvi un segno del suo servizio, del suo ministero per noi.
Vi laviamo e vi asciughiamo le mani come segno concreto del suo amore
– eterno e indisponibile a noi – che oggi ci raggiunge e nella Pasqua ci salva!

Valledacqua, 18 aprile 2019
Messa in Coena Domini
Es 12,1-8.11-14, Sal 115, 1Cor 11,23-26, Gv 13,1-15

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dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
La fraternità ha come modello unico il Cristo, che visse senza separazioni una profonda vita di comunione e intimità con il Padre e il peregrinare per l’annuncio della salvezza. Il ministero di Gesù in Galilea è il mistero della sua vita che dona forma ad ogni membro della fraternità; un mistero da approfondire, studiare e vivere con crescente profondità e vitalità. La santa terra di Cafarnao, luogo dove il Signore abitava e da cui partiva per l’annuncio della salvezza, è particolarmente cara ad ogni membro della fraternità.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
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un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
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Prima di essere delle accademie di scienza
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puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
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di cui questo non è che l'immagine,
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