profezia

Giovanni-Battista3-800x400-800x400Valledacqua, 16 dicembre 2018
III domenica di Avvento
Sof 3,14-17; Is 12,2-6; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18

“Che cosa dobbiamo fare?” chiedono a San Giovanni Battista
Ed è già una cosa importante, bella!
Sapere come comportarsi, come agire in modo “virtuoso”
è qualcosa che serve a ogni uomo per poter vivere una vita autentica.

E, infatti, ogni cultura ha sempre sviluppato un codice di comportamento;
ogni popolo, ogni epoca, ogni gruppo sociale sviluppa un’etica, una morale!
Persino quelli che nel ’68 rivendicavano una libertà assoluta
cercavano un modo di comportarsi che fosse diverso a quello in cui erano cresciuti,
ma che rispondesse ad alcuni principi!
E molti si sono scandalizzati da alcuni testi di musica trap
(come quelli del cantante della tragedia di Corinaldo)
pensando, come fanno spesso le generazioni più anziane,
che non ci sia un’etica, una morale che seguano.
Oppure molti sono preoccupati dell’attuale governo
come se fosse sovvertitore di valori e principi morali della nostra società italiana.

Questo è semplicemente impossibile:
ogni persona e ogni cultura umana segue un codice di comportamento
che può piacere o non piacere, ma che è lì e ha regole più o meno esplicite.

Molto spesso, nel passato, abbiamo – anche noi della Chiesa – confuso la fede
con una pratica morale, con il comportamento di chi è credente.
Dalla fede deriva una morale, un modo di agire, certamente,
ma il suo fine non è quello!
Questo, semmai, può essere il fine di una ideologia, di un sistema filosofico
che vuol far comportare le persone in un certo modo.
La fede cerca altro.
La fede mette l’uomo in ricerca dell’Altro!
Quando noi insistiamo sull’ipocrisia dei cristiani;
Quando diciamo quelle frasi fatte, tipo:
“A che serve pregare se poi ti comporti come tutti gli altri?”
stiamo riducendo la fede e la pratica religiosa ad una condotta morale

San Giovanni non fa così.
Indica delle norme morali, dei comportamenti che sono giusti
Ma poi non rimanda le persone a casa!
Semmai annuncia loro la venuta del Signore!
Ecco qual è lo scopo della fede e della pratica morale:
poter incontrare il Signore Gesù!

Se la nostra vita “virtuosa”, moralmente giusta
non è un’attesa del Signore che viene
non serve a niente

Se vogliamo soltanto che le persone si comportino bene
la Chiesa non è più un luogo dove cercare Dio,
ma un salotto di buone maniere
dove si impara un bon ton da avere nella società

Così oggi, più che mai,
davanti ad una società che vuole rinchiudere i cristiani nella riserva di chi insegna la morale
davanti ad un uomo che vuole soltanto capire come vivere bene e senza problemi
davanti al nostro cuore che vorrebbe forse che Dio fosse solo uno che ci aiuta
noi dobbiamo essere profeti come Giovanni Battista!

Profezia è questo dire che c’è un oltre che completa l’uomo: l’incontro con Dio!
Profezia è dire che il Papa non vuole essere un’autorità morale, ma un dito puntato verso Dio!
Profezia è essere una Chiesa che supera il moralismo e indica una via “mistica”,
cioè annuncia che c’è un luogo dove Dio ci attende per unirci a Lui.

Serve a qualcosa la vita morale, una vita “virtuosa”, allora?
Certo! Serve a liberare il cuore dell’uomo dalle preoccupazioni che lo assillano
Serve a scoprire che desideriamo la giustizia, la bellezza e la verità
anche se non ne siamo capaci; anche se ci sembrano sempre irrealizzabili.
La vita morale autentica porta a scoprirsi “peccatori”,
cioè, mancanti, incapaci, inattendibili, bisognosi di altro

Quando la vita morale ci racchiude nella compiacenza di essere belli, giusti e buoni
– quando ci conduce al puritanesimo, al perbenismo, insomma –
fallisce il suo scopo, la sua funzione
e ci rende uomini a metà, anche se siamo tolleranti, caritatevoli e senza scheletri nell’armadio!

I santi, che sono addirittura moralmente eroici,
hanno sempre avuto la coscienza della loro incapacità a essere bravi, belli e buoni!
Erano sempre con i loro peccati davanti.
Perché? Per masochismo? No!
Perché cercavano sempre l’oltre a cui la carità, la giustizia e la verità li spingevano.

Così anche noi…
Non dobbiamo solo chiederci: “Che cosa dobbiamo fare?”
ma dobbiamo andare oltre e dire: “Chi ci è davanti? Chi è Dio che ci invita all’amore vero?”
Questo cammino quotidiano ci fa comprendere
che ogni giorno della nostra vita è Avvento
è profezia di Qualcuno che venga a salvarci, a liberarci, a renderci capaci di bene
in modo definitivo e radicale
Qualcuno che ci battezzi con lo Spirito Santo e il fuoco
Qualcuno che butti all’aria tutto di noi e separi il buon grano dalla paglia inutile

Noi abbiamo bisogno di Gesù Cristo
Comportarsi bene serve ad alimentare questo desiderio
Vivere una vita virtuosa serve a scoprirsi sempre più abitati dall’invocazione:
“Vieni, salvaci, Signore”

Siamo nel mondo questa profezia vivente
che non indica tanto una via morale, un comportamento da avere
ma che annuncia Dio che viene a salvarci
che annuncia la nostro vera pace nell’incontro
con Colui che per amore si fa Parola e Carne per noi

Share

Lascia un Commento

dalla Regola di vita
Composizione della comunità
Una comunità è tale quando è composta di almeno 3 membri. Ogni comunità non conta più di 12 membri.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.