Radical Jesus

radicalseriesMarina di Minturno
19 giugno 2016
XII domenica del Tempo Ordinario

 

In disparte… Gesù in un luogo solitario… poi gli Apostoli… e infine tutti!
È un crescendo quello che oggi abbiamo ascoltato nel Vangelo
C’è dapprima Gesù da solo che prega…
Ci sembra strano che Gesù preghi… eppure, specialmente il Vangelo di san Luca, spesso parla di questo
Gesù è Dio e perché prega? Forse prega da uomo, come uomo…
E certamente è così! Gesù ci rivela che un uomo perfetto è un uomo che prega
Che trova spazi lunghi e solitari di preghiera!
Perché non preghiamo, allora? Perché ci sembra una cosa così difficile e pesante?
Perché non siamo abbastanza umani, non siamo davvero uomini
Se noi fossimo fedeli a noi stessi, alla nostra verità
Da dentro il nostro cuore nascerebbe la preghiera come un fiume in piena
E come Gesù vorremmo trovare momenti e spazi per poter fermarci a pregare!

Ma Gesù prega anche come Dio, come Figlio!
È un Figlio che si consegna al Padre, che si fida del Padre suo, che lo cerca
E così ci insegna un’altra cosa, come poi farà con il Padre Nostro
Che pregare è scoprire Dio come Padre
Che pregare è riconoscersi figli amati e desiderati da Dio
Che pregare è accogliere la volontà del Padre ed essere colmi del suo Spirito

Poi, però, scopriamo che Gesù è con i suoi discepoli!
Potremmo dire che è una bella immagine della Chiesa: Gesù con i suoi discepoli, che sono una cosa sola
Ma quando “allarga il campo”, l’evangelista Luca ci racconta di questa famosa indagine di Gesù
Che interroga i suoi, prima sulle opinioni su di Lui e poi su che cosa loro pensano di Lui
Chi sono, dunque, coloro che fanno parte della Chiesa del Signore?
Chi sono coloro che sono uniti al Signore tanto da essere una cosa sola con Lui?
Non certo chi ha delle opinioni personali, belle, interessanti, ma sempre opinioni su di Lui
Neanche chi ha rivelazioni private o mistiche…
Ma chi, come Pietro – con Pietro e sotto Pietro, come crediamo! – sa confessare chi è Gesù
Chi sa riconoscere in Lui il Cristo…
Non è scontato questo! E basta guardarsi attorno!
Tanti non sanno neanche chi sia Gesù, non pensano che sia Dio, che sia il Figlio di Dio!

“Un grande uomo”, sì, “una persona interessante”, certo
Ma Dio… no… queste sono cose da gente medievale, arretrata
C’è anche una versione ecclesialese del Gesù così “uomo”, così “umano”
Che fa problema dire che sia Dio, che sia Cristo, che sia il Figlio di Dio!
Ma solo quando noi accogliamo la fede che san Pietro ci insegna
Solo allora possiamo davvero essere il Corpo vivente del Signore nella storia!
E solo allora possiamo comprendere il grande mistero della sua Pasqua
Della sua morte e risurrezione che proprio in questa celebrazione celebriamo
E viviamo pienamente e totalmente

Infine lo sguardo del Vangelo si allarga: Gesù si rivolge a tutti
A tutti – tutti!
Credenti e non credenti, preti e non preti, monaci e non monaci
Cristiani e buddisti, musulmani ed ebrei, etero e gay, bravi e cattivi, belli e brutti!
Piccoli e grandi… insomma a tutti!
E dice una cose sconvolgenti!
Invita a seguirlo! Prima di tutto…
E poi a seguirlo non in un parco giochi o in discoteca, ma per la via della croce!
E, infine, invita a rinnegare se stessi, a perdere la vita!

Indica i tratti di una nuova umanità che si costruisce non attorno ad un nuovo ordine mondiale
Ma con queste chiare caratteristiche
La sequela del Signore Gesù come Figlio di Dio, come Cristo
Il prendere la via della croce, del disprezzo del mondo e dei vantaggi della storia
Il rinnegare se stessi per avere il pensiero, i sentimenti e la vita del Signore!
Un discorso straordinariamente radicale e integralista…

L’unico, però, che può dare respiro alla nostra umanità repressa dal peccato
Schiavizzata dal male e dalla corruzione

E noi oggi… ci accostiamo a Lui
Per essere una cosa sola con Lui
Per essere un segno di libertà e di speranza per l’umanità di oggi!

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dalla Regola di vita
Vita di povertà
Se la comunità intende comunque finanziare delle iniziative, lo fa senza toccare la parte delle uscite destinata ai poveri.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.