salvezza

Alla domanda fatta a Gesù nel Vangelo di oggi: “Sono pochi quelli che si salvano?”
noi diremmo che è una domanda sbagliata o daremmo una risposta un po’ scontata:
“Tutti si salveranno, perché la misericordia di Dio è infinita!”
Ma per far questo dovremmo mettere da parte Gesù e cancellare qualche passo del Vangelo.
Gesù, in effetti, offre una risposta che non elude la domanda
e, soprattutto, non offre la risposta che noi ci aspetteremmo.
Vediamo che cosa dice Gesù!

La prima cosa che salta agli occhi è che la risposta del Signore
chiede di rivolgere l’attenzione a se stessi e non agli altri.
Come a dire che la domanda andrebbe riformulata e detta così:
“Riuscirò a salvarmi? Potrò salvarmi?”
Perché la salvezza non è questione degli altri, ma è la propria.
Ed è una domanda, che abbiamo tolto dal cuore e dalla vita cristiana!
Per paura che aumentasse la nostra ansia o i nostri sensi di colpa,
per timore di un annuncio cristiano poco “gioioso” e capace di attrarre…
per tanti motivi abbiamo trasformato la salvezza in una pacca sulle spalle
e, invece, abbiamo trasformato il Vangelo in un codice di buon comportamento moralistico!
La prima cosa, invece, è mettere al centro del proprio cuore una domanda:*
“Potrò essere salvato? Ce la farò?”

E qui la risposta del Signore è bella e chiara
e ci fa scoprire che non si può mai ritenere di avere la salvezza in tasca
come fosse un biglietto del treno o una prenotazione fatta in un villaggio turistico
magari da rivendicare, una volta giunti a destinazione.
La salvezza, è, invece, l’attenzione costante a passare per una porta stretta
che è l’amore del Signore per noi…
Stretta perché richiede che siamo capaci di accoglierlo pienamente
Stretta perché non possiamo essere che soli in questo amore
Stretta perché ci chiede di saperla varcare con pazienza e forza interiore
Stretta perché non accetta se non la bellezza del nostro cuore.
La salvezza è lasciare che Dio ci introduca nel suo Regno, nella sua casa.

Così che più che una cosa da conquistare; è qualcosa da accogliere.
La salvezza è scoprirsi primi quando invece sappiamo di essere ultimi.
Come succede davanti all’Eucaristia che celebriamo!
Non possiamo pretendere!
Non possiamo ottenerLa.
Possiamo solo passare per la porta stretta della gratuità,
della libera iniziativa di Dio per noi!
Solo così questo pane sarà anche per noi il corpo benedetto del Signore
altrimenti sarà per noi soltanto un amuleto, un idolo, un simbolo.
Solo quando passiamo per la porta stretta dell’accoglienza dell’amore di Dio
allora questo vino sarà anche per noi la presenza di Gesù e del suo sangue che ci salva
che, cioè, ci unisce alla moltitudine degli ultimi che Dio rende primi
accogliendoli totalmente nel suo amore!

Andiamo incontro al Signore passando per la porta stretta del suo amore libero e gratuito
Andiamo non per bussare alla sua porta – che è ancora pienamente aperta! –
ma per accogliere Lui che in questo tempo si offre alla nostra vita!
Con tutti i popoli della terra camminiamo verso questo altare
dove Egli ci dona tutto se stesso per nutrirci, saziarci
e per donarci la salvezza che continuamente di rinnova!

Valledacqua, 25 agosto 2019
XXI domenica del tempo ordinario
Is 66,18-21   Sal 116   Eb 12,5-7.11-13   Lc 13,22-30

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I monaci hanno fatto l'Europa,
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e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.