santi insieme…

John Nava, Communion of Saints (particolare)

John Nava, Communion of Saints (particolare)

Marina di Minturno
24 aprile 2016
V Domenica di Pasqua

 

Un nuovo comandamento! Un altro comandamento! Ancora un altro?
Già i farisei contavano centinaia di comandamenti nella Legge di Mosè
E il Signore ha detto che se non superiamo i farisei non entriamo nel Regno dei Cieli…
E poi aggiunge anche un altro comandamento?
Potremmo pensarla così e prendere le distanze da Gesù, come fanno molti
Ma in realtà Gesù non ha voluto aggiungere un “altro” comandamento
Questo precetto dell’amore è già molto presente in tutta la Scrittura
Così quel “nuovo comandamento” non vuol dire che sia un comandamento che si aggiunge ad altri
Ma è un comandamento che porta delle novità, degli aspetti nuovi
Che sono, poi, due grandi novità

La prima è racchiusa in quel “come io ho amato voi” che l’evangelista sottolinea fortemente
Come se fosse il cuore dell’amore reciproco
E, in verità, è proprio così! L’amore reciproco trova il suo fondamento non in chi si ama
Ma in Colui che ci ha amati fino a donare la vita per noi
Così il primo passo dell’amore è contemplare
Stare a guardare Dio che sulla croce si è offerto per noi
Scoprire, nelle pieghe della nostra vita, come il Signore ci ama e ci colma di tenerezza
“Come ti ama Dio?”
Quando sarai capace di rispondere a questa domanda
Potrai cominciare ad amare te e gli altri di un amore vero

La seconda novità è nel fatto che l’amore è vissuto in comune
“Reciprocamente” “gli uni gli altri” così si può amare
L’amore cristiano non è mai un’impresa solitaria, ma una comunione in cui si vive
La famiglia, una comunità religiosa, un gruppo di amici e di fede, la parrocchia
Sono luoghi in cui deve risplendere questo amore che è donato
Che nasce da Dio ed è offerto reciprocamente in una sorta di gara
Rendere ogni famiglia e ogni ambiente fondato sulla fede un ambiente di vero amore reciproco
Questo è un vero modo per rispondere al comandamento del Signore
E, come possiamo comprendere, non è un’impresa solitaria
Ma un cammino comune, una cosa che si fa insieme
Non “eroi” della carità, ma “amarsi”

E, mi sembra, che così il Signore ci insegni una cosa straordinaria:
La santità non è mai una cosa di una persona sola, ma è una cosa di una comunità
Una famiglia è santa: non solo il marito o solo la moglie o solo i figli
Una comunità religiosa è santa: non solo il superiore, né solo un singolo membro
Una parrocchia è santa: non solo il parroco, o solo i fedeli, o qualcuno della comunità

Dobbiamo davvero scoprire che la contemplazione dell’amore di Dio
Ci spinge ad una santità comune, insieme
E anche i nostri tempi: non sono più i tempi di una santità solitaria
Ma sono i tempi di comunità sante, di famiglie sante
Non abbiamo bisogno di grandi “condottieri”, di eroi straordinari
Abbiam bisogno di una santità di popolo, di una santità corale…

Che il Signore ci raduni in questo mistero di amore e di santità
Che ci doni di offrire al mondo il Vangelo di essere
Famiglie in cui ci si ama l’un l’altro
Gruppi ecclesiali in cui ci si ama e ci si serve
Comunità religiose in cui risplende l’amore reciproco
Parrocchia che è chiacchierata perché tutti si vogliono bene e si amano!

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dalla Regola di vita
Regola di vita della Fraternità di San Bonifacio
Monastica perché è una vita battesimale vissuta con radicalità attraverso la professione dei consigli evangelici. Ha come priorità la liturgia, l’ascolto della Parola di Dio e la pratica della vita fraterna in cui ciascun membro trova la propria stabilità, il proprio cammino di evangelizzazione e la propria donazione al Padre. Secondo le parole di san Nilo, fondatore del cenobio di Grottaferrata, “il monaco è un angelo: la sua opera è misericordia, pace e sacrificio di lode”. In queste parole ogni membro riconosce il cuore e il fine della sua vocazione monastica.
per pregare con noi oggi

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.