senza parole… senza stancarsi mai…

Marina di Minturno
16 ottobre 2016
XXIX domenica del Tempo Ordinario

Questa parabola della vedova importuna o del giudice disonesto è un po’ particolare:
Non vuole essere un esempio, un modello, una cosa da seguire
Vorrebbe dire anzitutto che Dio è uno distratto e preso nelle sue cose
Uno che devi cercare di convincere, che devi stressare per ottenere qualcosa
E la preghiera verrebbe ridotta a quello che Gesù condanna espressamente:
“Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole” (Mt 6,7)
Così il significato di questa parabola non può essere:
“Non smettere di chiedere a Dio con molte parole come fa la vedova!”

Questa parabola, dunque, la dobbiamo leggere al contrario! O, meglio, come ci indica Gesù,
Con un ragionamento che si dice a fortiori cioè un ragionamento che funziona così:
“Se è vero questo… a maggior ragione (che in latino si dice “a fortiori”) sarà vero quest’altro!”
Se persino un giudice disonesto fa qualcosa di buono, Dio? Tanto più Dio provvede ai suoi!
Se una vedova petulante ottiene qualcosa, tanto più il cristiano può avere ogni cosa da Dio!
E così oggi scopriamo che dobbiamo purificare la nostra immagine di Dio
E che dobbiamo purificare la nostra preghiera!

Noi, infatti, ci rapportiamo a Dio come ad un potente, ad un grande signore che può far qualcosa per noi
Cerchiamo Dio come possiamo trovare uno che ci raccomandi
Come uno che possa aiutarci a superare qualche problema, uno che ha mezzi che noi non abbiamo
Un po’ come le vedova che cerca il giudice e vuole convincerlo ad agire
Ma Dio non è così!
Dio ci previene, Dio già agisce prima ancora che gli uomini lo cerchino e lo desiderino
“Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate” (Mt 6,8)
E allora! Non possiamo andare da Dio come si va da un potente della storia!
Dobbiamo andarci come si va da una persona di cui abbiamo fiducia, di cui ci fidiamo
Come si va da un amico, da una persona cui si vuol bene
Con fiducia, con confidenza, con il desiderio di affidarci a Lui
Questa è la “fede” che Gesù vorrebbe suscitare in noi e che il Padre desidera da noi!
Essere persone di fede significa passare dal vedere Dio come un potente politico da sfruttare
A scoprirlo come un Padre a cui affidarsi con piena fiducia

E, allora, anche la nostra preghiera deve purificarsi…
Un  “pagano”, cioè uno che è rimasto ad una visione di Dio così come possiamo farcela noi uomini,
Un “pagano” prega moltiplicando le parole quando ha bisogno
Va dal suo idolo, e comincia a pregarlo, a dire lunghe e prolisse preghiere per convincerlo!
Molti fanno così anche con i santi! Vanno dai santi come da un idolo…
Vanno dalla Madonna come da una dea… e pregano pregano, fanno penitenze…
Come i “pagani”! questa non è la preghiera cristiana, la devozione cristiana!
La preghiera cristiana nasce dal sapere che Dio è Padre provvidente e noi siamo suoi figli
Così pregare sempre, senza sosta, significa affidarci in ogni istante a Dio come nostro Padre
Sempre… sempre…
Anche quando si dorme, anche quando si lavora… sempre possiamo stare uniti a Dio
Vivere questa preghiera costante, continua, ininterrotta
Non perché è mossa dall’ansia, dalla paura, dalla preoccupazione
Ma è continua perché si nutre della fiducia in Dio e cerca il suo amore, la sua misericordia
Possiamo affidarci all’intercessione amorosa della Vergine, di un Santo…
Sapendo che possono aiutarci a conoscere meglio l’amore del Padre

E così questa parabola è anche per noi un invito alla correzione!
Se persino i “pagani” sanno pregare sempre, senza stancarsi, perché noi no?
Perché noi, che sappiamo d’esser figli di Dio, non lo cerchiamo, non ci affidiamo a Lui?
Perché oggi non cominciamo a pregare sempre, senza fermarci mai?
Com’è possibile che noi cristiani non amiamo Dio fino a farlo dimorare sempre in noi?

Lasciamoci ammaestrare da Gesù! Che dall’eternità è sempre pieno di Dio…
Accogliamo lo Spirito Santo che è il motore della preghiera!
Apriamo le porte a Dio che si dona a noi e vuole che preghiamo sempre, senza parole, senza stancarci

Share

Lascia un Commento

dalla Regola di vita
Accoglienza degli ospiti
Da sempre la vita cristiana e monastica ha vissuto l’accoglienza e l’ospitalità come esigenze fondamentali di fedeltà al Vangelo e al proprio Signore non meno della preghiera, del lavoro e dell’amore fraterno.

I monaci hanno fatto l'Europa,
ma non l'hanno fatta consapevolmente.
La loro avventura è anzitutto, se non esclusivamente,
un'avventura interiore,
il cui unico movente è la sete.
La sete d'assoluto.
La sete di un altro mondo,
di verità e di bellezza,
che la liturgia alimenta,
al punto da orientare lo sguardo
verso le cose eterne;
al punto da fare del monaco
un uomo teso con tutto il suo essere
verso la realtà che non passa.
Prima di essere delle accademie di scienza
e dei crocevia della civiltà,
i monasteri sono delle dita silenziose
puntate verso il cielo,
il richiamo ostinato, non negoziabile,
che esiste un altro mondo,
di cui questo non è che l'immagine,
che lo annuncia e lo prefigura.