suicidarsi… ovvero morire a sé stessi

paoloditamma

san Paolo di Tamma

no! non preoccupatevi… non sono depresso… né voglio inneggiare al suicidio!

voglio semplicemente tener fede ad un post di qualche mese fa (idee che spaccano) in cui dicevo che saremmo tornati sugli argomenti lì accennati…

il primo riguarda proprio questo: san Paolo di Tamma che, secondo la tradizione copta, si suicidò sette volte! notizia strana per un santo… e davvero lo sarebbe se dovessimo interpretare la cosa con le nostre categorie (post)moderne occidentali, legate all’esattezza della notizie, alla loro univoca possibilità… se invece allarghiamo la nostra mente, se cominciamo a ragionare come si ragionava una volta, nel primo millennio cristiano, con un modo simbolico di intendere le cose… sette volte! sette come i giorni della creazione: esprime una totalità, una pienezza… potremmo dire “completamente”, “in modo radicale”… suicidarsi completamente, del tutto!

potremmo dire – altra fissa del ragionamento simbolico dei primi secoli cristiani! – una trasposizione in forma di biografia del detto di Gesù: “se qualcuno vuol venire dietro a me prenda la sua croce, rinneghi se stesso e mi segua!”  (Lc 9,23). Che vuol proprio dire, quel “rinneghi se stesso”, morire a sé stessi, darsi la morte, lasciare che muoia l’uomo vecchio (la teologia paolina di Efesini 4 e Colossesi 3 dopo l’accenno nella lettera ai Romani) a questo riguardo vi posto, nella sezione dei testi, una bella riflessione di Matta el Meskin, santo patriarca dei copti, uno dei protagonisti della rinascita del monachesimo egiziano del XX secolo… e questo testo può anche farci capire un po’ del perché!

Matta el Meskin

così suicidarsi esprime la vocazione propria del cristiano che vuol vivere fino in fondo la propria fede, la propria sequela dietro il Signore… non tanto per disprezzo della vita, né per un’azione dimostrativa, ma come via di perfezione, come cammino di rinuncia totale fino ad essere come il Signore capaci di annientarsi per obbedire al Padre, per donare lo Spirito…

la straordinaria storia di Paolo di Tamma, allora, diventa una cosa altamente evocativa… io me l’immagino in un film, in una fiction dove il costante morire percorre i passi di una crescente identificazione con Cristo e  un continuo cammino di umiltà e nascondimento nel mondo… parole, queste ultime, che mi ricordano qualche evento epocale recente nella Chiesa… chi indovina? 😉

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